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Avvocati, guadagni a picco: lo dice la Cassa Forense, ma anche i redditi del Consiglio Comunale

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Un tempo erano considerati i veri ricchi. Oggi pare siano diventati i nuovi poveri. Dati deprimenti quelli che emergono dalle ultime rilevazioni pubblicate da Cassa Forense sul reddito degli avvocati: nell’ultimo anno, un quarto degli avvocati italiani dichiara meno di 1.000 euro al mese, attestandosi su soglie di povertà mai raggiunte prima.

E se anche la realtà si discosta dai dati ufficiali (non sempre quanto contenuto nella dichiarazione corrisponde al reddito effettivo), il divario non è più netto come un tempo, posti i penetranti strumenti di controllo e di repressione dell’evasione in mano all’Agenzia delle Entrate.

Secondo l’elaborazione della Cassa, i risultati ci consegnano uno spaccato in cui la professione dell’avvocato non ha più alcuna attrattiva, né in termini di decoro e prestigio, né in termini di remunerazione economica: due avvocati su tre (il 64,4%) guadagnano circa 1.600 euro al mese. Neppure a Benevento i legali se la passano bene.

Guardando con attenzione le dichiarazioni degli inquilini di Palazzo Mosti, fare l’avvocato non conviene quasi più: i redditi di Marialetizia Varricchio (7901 euro all’anno), Rosetta De Stasio (7042) e Molly Chiusolo (7009), più che rappresentare un incentivo per chi sta per avvicinarsi alla professione, finiscono con lo scoraggiare.

Ma se per la Varricchio (che pare abbia abbandonato la professione in quanto vincitrice di concorso Dsga nelle istituzioni scolastiche) e la Chiusolo si può parlare di fase di stallo sul piano lavorativo (entrambe sono iscritte all’albo da meno di 10 anni), per la De Stasio, già consigliere regionale, con alle spalle un percorso ultratrennenale con la toga (più 20 da cassazionista), si registra una preoccupante involuzione sul piano degli incassi.

Lo stipendio da consigliere comunale (ricavato dalla somma dei gettoni di presenza in Consiglio e Commissioni, già incluso per Varricchio e Chiusolo, uscenti nel 2021) può tramutarsi, invece, in una bella boccata d’ossigeno per le finanze dei neo-eletti.

Le cose vanno un po’ meglio (ma neppure tanto) per Alboino Greco (10646), più in alto Angelo Miceli (18584), Marcello Palladino (21522), Giovanni Megna (22874) e Vincenzo Lauro (22905) e il penalista Vincenzo Sguera (27296) che di certo non ostentano ricchezza, ma neppure, considerati i tempi che corrono, se la passano malaccio.

Godono ancora di buona salute le casse degli studi di Attilio Cappa (34451) e del vice-sindaco Francesco De Pierro (36897). Tra i “paperoni” (si fa per dire) del Consiglio possiamo annoverare Alfredo Martignetti (41430), Giovanni Zanone (42941), Mario Pasquariello (46046 anche se nel suo caso incide in parte l’indennità di assessore) e Maria Carmela Mignone (48187).

Oltre la soglia dei 50mila (51623) Giovanni De Lorenzo, che tuttavia non è il primatista assoluto. Perché il legale ‘più ricco’ tra i membri dell’amministrazione comunale è Luigi Diego Perifano, con 104989 euro di redditi dichiarati. Manca, invece, all’appello la dichiarazione dell’ex assessore e penalista Gerardo Giorgione.

In realtà, dunque, c’è poco da stare allegri, perché nell’ultimo quinquennio a Benevento le cancellazioni dall’Albo degli avvocati non si contano. La colpa non è solo della crisi e del sovrannumero, ma – secondo Cassa Forense – anche delle grandi assicurazioni che non retribuiscono i legali in base a parametri di minimo perché non esistono più.

Tra i più colpiti ci sono i giovani professionisti e le donne, con redditi dimezzati rispetto ai colleghi uomini, ma a soffrire iniziano anche le fasce intermedie, soprattutto se non specializzate.

Questi dati però hanno disincentivato solo leggermente le iscrizioni: il numero di giovani che decidono di iscriversi all’Albo e, quindi, anche alla Cassa, è ancora abbastanza consistente rispetto alla crisi imperante. Ma qualcuno più lungimirante mormora che questa categoria di professionisti, negli anni a venire in cui lo Stato Italiano dovrà per forza far scontare (a chi, se non ai contribuenti) i sostegni Covid e gli alleggerimenti su bollette energia e gas per la guerra, rappresenterà una bomba sociale (solo per adesso) ancora inesplosa.

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