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‘Gli interventi di Gesesa per la qualità dell’acqua alla parte bassa della città sono insufficienti’

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Agli inizi di maggio Altrabenevento ha chiesto, per l’ennesima volta, alla Regione Campania e alla Gesesa di aumentare la fornitura di acqua dal Biferno per servirla anche alla parte bassa della città mediante la realizzazione di un nuovo collegamento tra acquedotto regionale e rete idrica cittadina. 

Nonostante l’impegno del nuovo presidente della Gesesa, l’avv. Domenico Russo, che ha chiuso il pozzo contaminato da Tetracloroetilene di Campo Mazzoni e preteso più acqua dal Biferno, il responsabile del servizio acquedotto della regione Campania ha “concesso” solo l’aumento di 20 litri al secondo. 

Non ci sono però atti amministrativi – scrive Altrabenevento – che giustificano tale decisione. È davvero insopportabile che la indispensabile fornitura di acqua di sorgente in sostituzione di quella di pozzo contaminata da tetracloroetilene a mezza città, debba dipendere dalle esternazioni di un funzionario regionale il quale a gennaio 2019 assicurava che poteva fornire solo 140-150 litri al secondo perché l’acquedotto non ne consentiva di più, poi nel 2020, dopo le proteste di Altrabenevento, sono stati forniti 200 litri/secondo dallo stesso impianto, a marzo 2021 ne assicurava 250 ma alla fine ne fornisce solo 220. 

Inutile chiedere al consigliere regionale Luigi Abbate, ex presidente di Gesesa, e alla senatrice Sandra Lonardo, moglie del sindaco Mastella, di accertare con quale autorità e quali atti decide quanta acqua del Biferno deve essere fornita alla città di Benevento, ma non si comprende il silenzio di altri consiglieri regionali, parlamentari, amministratori e rappresentati politici.

Dal canto suo, Gesesa, a fronte della nostra richiesta di lavori per circa 300 metri in via Mura della Caccia in modo da allacciare l’acquedotto regionale alla rete idrica cittadina per fornire più acqua del Biferno alla parte bassa della città, si è limitata ad effettuare lavori per soli 2 (due) metri per fornire 6-8 litri al secondo di acqua di sorgente solo a Pazzapina che è soprattutto zona industriale. 

In tal modo, ai rioni Ferrovia, Centro Storico e Libertà viene ancora servita in gran parte (66%) l’acqua dei pozzi di Pezzapiana ancora contaminati da tetracloroetilene.

Ieri, nell’incontro con il presidente di Gesesa, Russo, abbiamo ribadito la richiesta di chiusura dei pozzi di Pezzapiana perché i filtri a carboni attivi, annunciati dalla azienda idrica, non sono affatto sufficienti ad evitare l’aumento improvviso di tetracloroetilene come accaduto a Campo Mazzoni. Tutta la città di Benevento deve essere servita subito da acqua di sorgente, come previsto dal Piano d’Ambito del 2003 (senza aspettare la chimera della potabilizzazione della diga di Campolattaro) ma questo dipende soprattutto dalla volontà degli amministratori locali che finora non hanno voluto scontrarsi con la Regione Campania.

Intanto, Russo ha garantito che cercherà di ridurre gli sprechi, anche quelli dovuti alla irrigazione delle aiuole che tuttora – conclude Altrabenevento – viene effettuata nella zona alta con acqua del Biferno, nonostante la ordinanza del sindaco Mastella.  

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