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ECONOMIA

‘Guerra delle zeppole’, il panificio Rosiello: ‘Critiche ingiuste via social, noi in regola’

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Galeotta fu la zeppola, ma soprattutto chi l’acquistò! Ntr24 ritorna sulla vicenda che ha suscitato scalpore nel giorno di San Giuseppe, in merito alle lunghe code che si sono verificate davanti ai panifici cittadini per accaparrarsi il dolce tipico della festa del papà.

Nell’articolo che abbiamo pubblicato il 19 marzo scorso avevamo mostrato una foto delle lunghe file e, nello specifico, nei pressi dello storico panificio Rosiello del Triggio, nel cuore del centro storico del capoluogo.

Sulla questione abbiamo ricevuto una precisazione – seguita da un cordiale confronto telefonico con Antonio Rosiello, commercialista e figlio di uno dei titolari dell’attività – per chiarire alcuni aspetti.

Il nostro ‘pezzo’ non era un richiamo all’esercizio commerciale, che come è noto può e deve svolgere la sua attività come previsto dal Dpcm per contenere l’emergenza coronavirus. Vogliamo segnalare, come specificato anche da Rosiello che “tutte le regole sono state rispettate”: “Le persone hanno atteso disciplinatamente il proprio turno nello spiazzale antistante al locale vendita (dove è stata scattata la foto in questione), entrando tre per volta (appurato l’ordine anche da vigili urbani, carabinieri e guardia di finanza)”.

Constatato, anche per le verifiche delle forze dell’ordine, che non è stata violata nessuna norma, e noi ne eravamo certi, resta da capire il perché dell’assembramento. Ci spieghiamo meglio utilizzando le parole della stessa attività: “Si è pensato di produrre 1/3 delle zeppole, rispetto agli altri anni, per i clienti che sarebbero venuti ad acquistare il pane; tanto è vero, che già alle 10:30 era tutto esaurito”.

Insomma, molti di quelli che sono andati a comprare il 19 marzo nel negozio non erano clienti del quartiere, ma persone che hanno raggiunto il panifico solo per acquistare il dolce. Una circostanza, questa sì, che contrasta con i decreti che limitano le uscite. A far dispiacere i titolari anche molti commenti contro l’attività: “Abbiamo fatto tutto secondo le norme, ci spiace tanto per l’accaduto ma vi chiediamo di capire che si è trattato di un immenso equivoco”, probabilmente dovuto anche alla paura del coronavirus.

La responsabilità sociale che ci viene chiesta in queste ore va allargata anche al web e ai social, cercando di essere tutti uniti in questa battaglia comune.

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