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SOCIETA'

All’Unifortunato la testimonianza di Pezzotta: la figlia fu uccisa dalle ‘Bestie di Satana’

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L’Università Giustino Fortunato rinnova e rafforza l’impegno per la formazione e l’informazione in tema di contrasto ad ogni forma di violenza di genere. 

L’ateneo telematico organizza  due momenti significativi  di riflessione, anche alla luce dei  dati preoccupanti emersi in occasione della presentazione del ‘Corso di formazione sul tema della violenza domestica, di genere e contro le vittime vulnerabili’.

Il primo appuntamento del programma  “La forza della verità – Contro ogni forma di violenza” si terrà  Venerdì 14 febbraio alle ore 10.00, nell’aula magna dell’UniFortunato, con la toccante e significativa testimonianza di Silvio Pezzotta, padre di Mariangela, uccisa il 24 gennaio del 2004 a 27 anni in uno chalet di Golasecca  dalle “Bestie di Satana”.

L’omicidio di Mariangela Pezzotta, ricordiamo, svelò un tremendo intreccio di crimini e violenze passato alla cronaca come il caso delle “bestie di satana”,  un gruppo di satanisti della provincia di Varese, responsabile di induzione al suicidio e di vari omicidi.

Anche all’estero venne dato risalto al caso e i crimini del gruppo vennero definiti dalla BBC tra i più scioccanti della Storia d’Italia del secondo dopoguerra.

La sentenza definitiva del 2007 ha ritenuto i membri del gruppo responsabili degli omicidi di Mariangela Pezzotta, Chiara Marino, Fabio Tollis e del relativo occultamento di cadavere, così come del suicidio indotto di Andrea Bontade e di altri giovani che avevano rapporti con l’organizzazione.

Silvio Pezzotta, papà di Mariangela, parlerà all’Unifortunato anche del rapporto con  Elisabetta Ballarin, una ragazzina che aveva partecipato all’uccisione della figlia, alla quale durante il processo, attenzionato dalla stampa mondiale, dichiarò: «Quando avrà finito di scontare la pena, sappia che per lei la porta di casa mia è aperta».

Nel corso della giornata, organizzata dall’UniFortunato, sarà inaugurato nell’aula magna anche il “Posto Occupato”, alla presenza delle Istituzioni, con l’intervento di Maria Andaloro, ideatrice dell’iniziativa.

Il Posto Occupato è un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza. “Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga”.

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