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AMBIENTE

Magma nell’area del Matese, l’osservatorio sismico “Palmieri”: “Nessun incremento della pericolosità”

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“Le risultanze emerse dal tavolo istituzionale costituito presso la Regione Campania allo scopo di valutare le effettive ricadute sul territorio per effetto della ipotizzata risalita di magma nell’area Sannio-Matese, meritano da parte di questo Osservatorio sismico qualche ulteriore riflessione”. Così in una nota Pietro De Paola Direttore Osservatorio Sismico “Luigi Palmieri” di Pesco Sannita.

“Forse – aggiunge – perché incalzati dalle richieste di tipo operativo avanzate dai rappresentanti della Regione, delle Province e della Protezione Civile, giustamente allarmati dalla ipotetica formazione di un vulcano e dai paventati incrementi della pericolosità sismica, i ricercatori dell’INGV e dell’Università di Perugia, scindendo l’aspetto scientifico, di interesse ed oggetto di analisi da parte della comunità scientifica, da quello pratico, di tipo operativo o applicativo, di interesse delle istituzioni politico-amministrative e tecniche, hanno valutato in maniera più concreta, in termini cioè di effettiva ricaduta sul territorio, i risultati del loro studio. Le conclusioni a cui si è pervenuti possono così riassumersi. Si esclude prioritariamente e categoricamente che la ipotizzata risalita di magma “….possa essere ricondotta a fasi, anche iniziali, della formazione di un vulcano.”

Esclusa ogni pericolosità vulcanica – prosegue De Paola -, viene altresì escluso ogni incremento della pericolosità sismica con un altrettanto categorico “…non cambia la pericolosità sismica della zona…”, già classificata ad elevata pericolosità sismica, rilevando, infine, che “….l’attenzione va comunque posta sulla sicurezza del territorio…..”, con riferimento esplicito al consolidamento strutturale dell’edificato ed ai piani comunali di protezione civile.
Questo Osservatorio non può che condividere dette conclusioni, rilevando la perfetta convergenza con quanto anticipato, con gli stessi termini, nel comunicato stampa diramato a caldo, già all’indomani della pubblicazione dello studio INGV-Università di Perugia. Nel citato comunicato questo Osservatorio dava ampio risalto all’aspetto più importante della questione, quello cioè di capire se l’ipotizzata risalita di magma nel distretto sismico Sannio-Matese potesse o meno incrementare ulteriormente la pericolosità sismica dell’area e dare, quindi, luogo all’adozione di nuove e più restrittive misure di prevenzione e/o di mitigazione del rischio sismico.

L’attenzione – sottolinea la nota – veniva incentrata sul parametro “pericolosità sismica”, in quanto unico fattore analitico atto ad esprimere in termini quantitativi, di tipo deterministico o probabilistico, lo scuotimento sismico del terreno in una determinata area. Ripercorrendo la storia sismica dell’area già interessata dai terremoti distruttivi del 1456 e del 1688 ed evidenziando la conseguente attuale previsione normativa che la colloca tra le aree classificate ad elevatissima pericolosità sismica, il comunicato stampa concludeva asserendo che “lo studio INGV nulla aggiunge all’attuale e già riconosciuto elevatissimo grado di pericolosità sismica……… e che le misure per la prevenzione del rischio sismico sono quelle previste dalle norme vigenti sia per i cittadini che per le istituzioni….”, con specifico ed attualizzato riferimento alle norme tecniche per le costruzioni in zona sismica, alle norme di pianificazione urbanistica con puntuale attenzione alla gestione degli spazi pubblici in fase sismica, ai piani comunali ed esercitazioni di protezione civile, a massicce e pluriennali destinazione di risorse finanziarie al consolidamento degli edifici pubblici e privati.

Questo Osservatorio sismico – conclude -, nel rilevare la perfetta convergenza tra le risultanze emerse dalla riunione istituzionale presso la Regione Campania e le osservazioni ed i contenuti del proprio comunicato stampa, si compiace per aver contribuito a fare chiarezza sui termini essenziali e operativi della questione, facendo appello alle proprie risorse tecniche, scientifiche ed umane, che restano patrimonio del volontariato del territorio del Sannio”.

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