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ECONOMIA

Cooperazione, diversificazione e filiera corta. Allevamento: Alfieri sostiene le battaglie Cia

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Con un valore stimato intorno ai 70 milioni di euro l’anno (circa il 48% deriva dalla vendita di carne bovina, il 28% dal latte e la restante parte dal settore ovino, suino e bufalino), la zootecnia sannita nonostante cicliche crisi e una scarsa vocazione all’innovazione rimane un comparto fondamentale dell’economia del territorio. Ma non sono pochi i punti deboli, a cominciare dai volumi produttivi e dalla scarsa diversificazione.

IL °6 censimento dell’agricoltura del 2010 ha infatti rilevato una realtà zootecnica nella provincia di Benevento con evidenti criticità economiche e strutturali; il patrimonio zootecnico è quasi esclusivamente costituito da: Bovini,  con circa 48.000 capi di cui circa 13.000 sono vacche da latte; Ovini, con circa 47.000 capi, ad indirizzo prevalente misto; e Suini con circa 10.000 capi.

Una riflessione su criticità, soluzioni e prospettive di sviluppo di questo settore è emersa , dal convegno promosso dalla sezione beneventana di Cia – Agricoltori Italiani nell’ambito della prima giornata, mercoledì 21 settembre, della 43esima edizione della Fiera di Morcone. Al convegno, dal titolo “Zootecnica sannita: tra soccida e filiera corta; le prospettive di sviluppo nel PSR Campania 2014-2020”, hanno partecipato il sindaco di Morcone Costantino Fortunato, il presidente del CentroFiere Giuseppe Solla, Raffaele Amore, presidente sannita di Cia, Luigi Baccari, dirigente della Giunta Regionale della Campania per il Servizio Territoriale di Benevento, Erasmo Mortaruolo, vicepresidente regionale della Commissione Agricoltura e Franco Alfieri, Consigliere delegato del Presidente della Regione all’Agricoltura.

Nel fare un punto sull’utilizzo dei fondi del vecchio Psr 2007-2013 Raffaele Amore infatti sottolinea con franchezza: “Poco o nulla è stato destinato ad investimenti di ampliamento delle aziende per incrementare in patrimonio zootecnico; pochissimo è stato utilizzato per progetti di diversificazione delle produzioni aziendali con l’obiettivo di aumentare il valore della produzione aziendale; infatti, la media degli investimenti nelle aziende zootecniche tradizionali è stato di circa  160.000,00 euro, con circa 90.000,00 euro di contributo pubblico” E aggiunge “La vera novità della periodo 2007 – 2013 è stata che diverse aziende hanno completamente diversificato il proprio indirizzo produttivo, investendo in grossi allevamenti ed adottando il sistema di gestione in soccida”. Ovvero una grande azienda decide trova un’intesa con un’altra (solitamente un piccolo produttore) in virtù del quale la prima fornisce mangimi e assistenza tecnica e veterinaria mentre la seconda alleva. Questo fenomeno si è maggiormente manifestato principalmente nel territorio dell’Alto Tammaro.

Oggi nella intera provincia possiamo contare circa 100 allevamenti avicoli ed altri 70 ad indirizzo suinicolo e bovino tutti ad indirizzo carne; Allevamenti con dimensioni strutturali completamente diverse dagli allevamenti tradizionali; per gli avicoli, gli allevamenti sono minimo di un modulo di 23.000 posti, con la capacità di produrre circa 100.000 capi all’anno; in molti casi ci troviamo di fronte ad aziende con due o tre moduli.

Una crescita favorita anche risorse pubbliche importanti (circa 450.000 euro di contributo per allevamento, a fronte di circa 800.000 euro di investimento), merita necessariamente una attenta considerazione.

“Nonostante questa crescita – avverte Raffaele Amore, numero uno di Cia Benevento – il settore oggi è in balia di potenziali crisi che potrebbero metterlo in serie difficoltà: la crescita si è infatti concentrata solo sullo sviluppo di allevamenti specializzati per la produzione della carne; è necessario oggi strutturarlo meglio è consentire la realizzazione di allevamenti per la produzione di riproduttori, per lo svezzamento e non ultimo la realizzazione di incubatoi per la produzione in zona di animali da fornire agli allevatori.

In altre parole è necessario attivare misure ed investimenti per stabilizzare queste realtà imprenditoriali in zona ed assicurare gli allevatori che possono fare affidamento su una produzione continua nei prossimi anni.

“Questi obiettivi – conclude Amore – si concretizzano attraverso lo sforzo comune di tutti gli attori della filiera:  gli allevatori (soccidari) debbono continuare a sforzarsi per ampliare i propri allevamenti; le aziende soccidanti debbono investire in impianti per la produzione di pulcini, impianti per la macellazione e lavorazione delle carni; le istituzioni debbono attivare tavoli al fine di confrontarsi con il settore ed attivare azioni per favorire lo sviluppo e la crescita nel rispetto  delle norme ambientali, qualità delle produzioni, benessere animale e reddito degli allevatori”.

“Noi faremo la nostra parte – conclude il Consigliere delegato del Presidente della Regione all’Agricoltura Franco Alfieri – ci impegniamo a indirizzare le risorse solo su chi davvero mostra di voler investire il proprio futuro nell’agricoltura, non daremo un euro a chi se ne occupa come seconda attività. Voi siete una grande organizzazione – dice rivolto a una sala strapiena di agricoltori Cia – e so di poter contare sulla vostra serietà per far sì che si passi da una logica individualistica a una di cooperazione. Anche perché l’alternativa è chiudere baracca”.

Lo si diceva, non un convegno per parlare dei massimi sistemi, ma un incontro di servizio che ha lasciato ai presenti (almeno trecento persone) la consapevolezza che se l’agricoltura può fare un salto di qualità ciò dipende solo da quello che decideranno di fare i suoi attori.

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