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San Nicola Manfredi, la giunta comunale contro l’aumento dei costi di conferimento dei rifiuti indifferenziati

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La Provincia di Benevento decide l’aumento dei costi di conferimento per ogni tonnellata di rifiuto indifferenziato smaltito presso lo Stir di Casalduni e i Comuni non ci stanno.

A dissentire ufficialmente con una deliberazione della giunta comunale del 5 agosto scorso è il Comune di San Nicola Manfredi, che teme un aggravio di spesa di circa 38mila euro annui e il conseguente aumento della Tari per i cittadini, nel caso in cui la decisione dell’ente provinciale elaborata il 23 giugno 2015, dovesse trovare applicazione.

L’innalzamento della tariffa vale sia per il 2014 che per l’anno in corso ed è di oltre 90 euro più IVA rispetto alla tariffa precedente, ovvero 199,03, rispetto ai precedenti 109 euro esclusa IVA.

Un aumento che, secondo gli amministratori di San Nicola Manfredi, deriverebbe per la maggior parte dalla “gestione assolutamente inadeguata ed approssimativa del ciclo dei rifiuti da parte della Rocca e quindi della Samte, la società partecipata dell’ente provinciale che gestisce lo Stir di Casalduni”.

Il dissenso espresso è stato giustificato anche per le “evidenti anomalie del deliberato della Provincia che interviene retroattivamente su una tariffa sulla base della quale i Comuni nel 2014 hanno già redatto il piano finanziario Tari e completato l’esercizio con conti consuntivi approvati”.

Ne deriverebbe una chiara alterazione del bilancio finanziario e per questo il Comune ha anche intenzione di effettuare ricorso contro la decisione.

Sotto accusa anche la gestione del ciclo dei rifiuti, che, in mancanza di una discarica provinciale funzionante, implica che, tutto il rifiuto residuo, rispetto a quello sottoposto a selezione e tritovagliatura presso lo Stir casaldunese e successivamente inviato al termovalorizzatore di Acerra, viene portato fuori regione con una maggiorazione dei costi del 50%.

Determinanti anche il mancato trasferimento di risorse finanziarie da parte dell’ente provinciale per la gestione delle discariche dismesse e dei siti di stoccaggio con un danno conseguente di 950mila euro, l’aumento dei costi di smaltimento presso il termovalorizzatore di Acerra e la riduzione delle tonnellate dei rifiuti lavorati allo Stir di Casalduni che, pur avendo una potenzialità produttiva di 90mila tonnellate annue, oggi viene utilizzato soltanto per meno della metà.

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