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Perchè i giovani scappano dalla Benevento Unesco? La cultura, un’opportunità sprecata

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Liceo Classico P. Giannone
Studenti: Nicola Simeone, Carlo Zotti, Noemi Russo, Maria Girardi, Federica Infantino
Docente di progetto: Caterina Conti
Tutor ntr24: Erika Farese

Perchè i giovani scappano dalla Benevento Unesco? La cultura, un'opportunità sprecata

Dopo anni di lunghi e faticosi studi liceali, in attesa dell’ultima prova dell’esame di maturità, per lo studente beneventano arriva il tempo delle scelte. Si iniziano così a valutare le possibilità lavorative o di studio universitario che la città offre. Nonostante la presenza di facoltà sul territorio come Economia, Ingegneria, Scienze e Giurisprudenza, risulta evidente, in particolare per chi frequenta un Liceo Classico, la mancanza di facoltà di indirizzo medico-sanitario (campo più ambito dai giovani italiani) e Umanistico, solo per citarne un paio. E così si assiste al crescente esodo di ragazzi costretti a volgere lo sguardo al di fuori della propria città per continuare il percorso di studi a Napoli, Milano, Roma e nelle più disparate città italiane, sperando anche di avere più possibilità lavorative rispetto a quelle offerte da Benevento, città in cui risulta davvero difficile, se non impossibile, oggi cercare di costruirsi un futuro. E tutto questo è paradossale se si pensa che viviamo in una città Unesco, una città che ha un patrimonio storico-artistico immenso, dalle potenzialità economiche ancora inespresse.

Benevento è stata proclamata città UNESCO già da tempo, ma noi cittadini ne riusciamo a respirare il clima? Sicuramente ancora non troviamo le agevolazioni lavorative ed economiche che una città incentrata sulla cultura può offrire. Se Benevento fosse valorizzata in questo aspetto, molti sarebbero i cambiamenti per i vari settori economici della città. Ipotizziamone qualcuno. L’industria del turismo sarebbe la prima a trarne dei vantaggi: hotel, ristoranti e negozi avrebbero una grande crescita di profitto. Alla domanda del settore turistico si risponderà infatti con l’aumento di strutture alberghiere e con la creazione di nuovi servizi come negozi di souvenir, che a Benevento, stranamente, mancano e che porterebbero a qualche posto di lavoro in più. Ma non va considerato solo questo aspetto. Sul piano strettamente culturale, la maggiore importanza data ai monumenti e all’arte, farebbe sentire il suo eco anche tra i giovani. Chi di questi, avendo frequentato scuole a carattere umanistico, volesse interessarsi al patrimonio culturale di Benevento potrebbe farlo come una vera e propria occupazione, svolgendo lavori come quello della guida turistica o di organizzatore di mostre ed eventi incentrati sul potenziale artistico della città.

Questi potrebbero essere gli scenari futuri. Ma la realtà ad oggi è ben diversa. Purtroppo. La Benevento della cultura, ricca di storia e di monumenti, da anni è ormai una città in crisi. “La storia siamo noi”, cantava De Gregori, ma oggi non c’è da vantarsene. Con le ricchezze archeologico-culturali che la provincia sannita si ritrovava ci sarebbero da riempire un paio di Louvre, purtroppo questo patrimonio è andato perduto oppure continua il suo sonno secolare, sepolto sotto piazza Orsini o corso Garibaldi. E anche i monumenti esistenti non sono tenuti nel modo migliore. Ad esempio: l’Arco Traiano è coperto da un ombrello, il Teatro Romano necessita di manutenzione, il Bue Apis ormai è un pezzo di marmo pieno di buchi e i teatri più belli della città sono chiusi.

Cercando di superare il clichè del piangersi addosso. Vediamo cosa succede in una città Unesco, anche più piccola di Benevento. La realtà ci narra di una città storicamente importante come Benevento abbandonata al proprio destino e di un paese dell’entroterra toscano curato nei minimi dettagli. Passeggiare per i vicoli di Pienza dà la sensazione di essere a casa, in quanto gli abitanti accolgono i viaggiatori invitandoli a visitare il centro e la splendida vista sulla Val d’Orcia, entrambi patrimonio dell’Unesco. All’interno di questa lista è inserita anche la Chiesa di Santa Sofia di Benevento, peccato che quasi nessuno di quei pochi turisti che visitano la città sappia della sua esistenza. La stessa sorte tocca agli altri numerosi monumenti, in quanto qui scarseggiano indicazioni per raggiungerli, negozi di souvenir e qualsiasi altro tipo di attrazione per turisti, che, quindi, preferiscono altre mete, ignari delle meraviglie storiche che Benevento può offrire.

Benevento è una piccola città di servizi, la cui economia si basa, in gran parte, sul settore terziario. Il patrimonio Unesco passa irrimediabilmente al secondo piano, livello che non gli compete, poiché sottintende una sottovalutazione dell’aspetto artistico-culturale della società. La nostra città non può limitarsi alla semplice consapevolezza di possedere tale qualità, la cultura deve rappresentare una risorsa consolidata da cui attingere per stimolare il settore turistico e di conseguenza economico. A rendersene conto, in primis, devono essere coloro che si trovano alla guida della città. Sono gli amministratori che hanno l’arduo compiti di far si che i giovani, da Benevento, non siano perennemente in fuga. A dare impulso al cambiamento bisogna, però, che siano anche i ragazzi. Non basta lamentarsi e allontanarsi dalla propria città perché questa non garantisce il futuro a cui si aspira. Bisogna agire. La speranza è che si inizi a credere e a compiere passi importanti affinché il sogno dei tanti ragazzi di Benevento non rimanga una semplice utopia, ma diventi realtà.

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