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CULTURA

La mostra itinerante sulla frana del Vajont fa tappa all’Università degli Studi del Sannio

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n occasione del cinquantenario l’Associazione Italiana di Geologia Applicata ed Ambientale (AIGA) ed il Consiglio Nazionale del Geologi (CNG) in collaborazione con docenti delle Università di Bologna (Monica Ghirotti) e dell’Università degli Studi del Sannio (Francesco Maria Guadagno) hanno organizzato una mostra itinerante, che toccherà Atenei e centri di ricerca, dal titolo “La Storia del Vaiont: la conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza”. Giovedì 21 e venerdì 22 marzo l’esposizione farà tappa a Benevento ospitata nel chiostro di San Domenico presso il rettorato dell’Università degli Studi del Sannio.

Venerdì 22 marzo dalle ore 10.00/13.00, presso la sala rossa di Piazza Guerrazzi, promossa dal dipartimento di Scienze per la Biologia, la Geologia e l’Ambiente di Unisannio ci sarà un incontro sul tema della previsione e prevenzione dei fenomeni franosi. Parteciperanno: Filippo Bencardino – Rettore dell’Università degli Studi del Sannio, Aniello Cimitile – Presidente della Provincia di Benevento, Vittorio Colantuoni – Decano del Dipartimento di Scienze e Tecnologie, Francesco M. Guadagno – Ordinario di Geologia Applicata e Presidente dell’AIGA, Francesco Peduto – Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, Federico Boenzi – Ordinario di Geomorfologia.

Il “disastro del Vaiont”, paradigma della catastrofe di origine umana, è infatti ripercorso, attraverso le eccezionali immagini scattate da Edoardo Semenza che fu il geologo che riconobbe l’esistenza di un’antica massa di frana sul versante sinistro della Valle del Vaiont, poco a monte della diga allora in costruzione.

Le principali evidenze geologiche e geomorfologiche che lo condussero nel 1959 – prima dell’inizio dell’invaso e della conseguente rimobilizzazione – a scoprire l’antica frana e a definirne la forma ed i limiti, sono illustrate attraverso alcune delle fotografie scattate tra gli anni 1959 e 1961.

In queste immagini traspaiono le sofferenze, le intuizioni e il progredire della consapevolezza dell’uomo che per primo riconobbe l’esistenza dell’antica frana. In esse si rivela il suo approccio mente et malleo, che gli consentì di elaborarne un modello e di definirne i conseguenti scenari di rischio.

La sua scoperta fu subito presa in considerazione dai responsabili dell’opera, almeno come ipotesi da verificare con altre ricerche ed indagini. Purtroppo, la sua consulenza, durata fino al 1961, non impedì che, dopo varie vicissitudini, si consumasse la tragedia. Comprendere la natura e i suoi meccanismi evolutivi è l’obiettivo preminente di coloro che operano nell’ambito delle scienze geologiche applicate all’ambiente ed al territorio. Ammirare le fotografie di Edo significa perciò accedere alla sua dimensione personale e professionale più intima.

La frana è ancora oggi oggetto di dibattito e riflessione scientifica, anche per la straordinaria mole di dati disponibili, siano essi strumentali o tratti da rilevamenti. Una parte di questi materiali, tratti dal volume con CD Le foto della frana del Vajont e dal libro di Edoardo Semenza La Storia del Vaiont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana (ed. K-flash), sono riprodotte nelle immagini della mostra, e costituisce un contributo alla discussione su alcuni specifici punti.

L’auspicio è che, anche attraverso questa esposizione, l’opera di Edoardo Semenza possa servire a sensibilizzare le coscienze sulla necessità della conoscenza della geologia per il rispetto e la protezione dell’ambiente.

Questo itinerario, destinato preminente agli studenti ed ai ricercatori del settore, dopo aver percorso l’intera Italia giungerà a Longarone ove nella prima settimana di ottobre un congresso internazionale, organizzato dall’AIGA e dal Consiglio Nazionale dei geologi (http://www.vajont2013.info) approfondirà i temi della previsione e prevenzione dei fenomeni franosi.

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