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POLITICA

Pengue, Grande Sud: ‘Il governo Monti e il Sud dimenticato”

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di Raffaele Pengue, Coordinatore Grande Sud di Guardia Sanframondi

"Con il governo Monti la situazione per il Sud non è certamente migliorata: anzi, il Sud è stato proprio dimenticato. Lo ha detto Roberto Saviano. Lo ha ribadito Stefano Caldoro incontrando i parlamentari di Grande Sud. Lo ha ricordato persino l’Ocse, affondando il coltello nella piaga con tutta la “tecnicità” di chi ha di numeri dalla parte del manico. “Lo sviluppo del Mezzogiorno è un contributo decisivo per una crescita sostenibile e durevole dell’intera Europa”: queste le parole con le quali il Presidente del Consiglio Mario Monti esordì il 17 gennaio 2012 nel corso dell’incontro con i Presidenti delle Regioni del Sud e i sindaci dei capoluoghi di Regione del Sud.

Il governo Monti, purtroppo, per ora si è fermato qui, e non è soddisfacente. Ancora nessun impegno per il rilancio, la crescita e sviluppo del Sud. Nessuna certezza dei flussi di finanza pubblica, dei fondi comunitari; nessun progetto di sviluppo che preveda l’industria al Sud; nessun intervento sia pur concentrato su un numerato limitato di priorità, sviluppando l’azione del precedente Governo. Escludendo lo sgravio Irap per l’assunzione di giovani e donne, nessun investimento sui giovani: eppure nel Mezzogiorno ci sono molti giovani laureati, un patrimonio di risorse umane sul quale fare convogliare gli interessi di eventuali investitori, anche stranieri. Nessun potenziamento delle reti infrastrutturali per garantire il funzionamento dei servizi di trasporto pubblico locale; nessun impegno concreto per colmare il divario digitale, accelerando fortemente lavori e procedure. La manovra lacrime e sangue, l’aumento delle tasse, il freno alla crescita, la diminuzione dei consumi, poi, sono ulteriori macigni sulla crescita generale del Mezzogiorno.

È vero, tutta la colpa non è addebitabile soltanto al governo Monti. Però, il governo Monti si occupa dell’Italia che ancora va, ma poi dimentica che c’è un pezzo attaccato, il Mezzogiorno, appunto, che si sopporta. E questo è un errore disastroso. Perché è evidente che le realtà che hanno il margine di sviluppo più elevato sono proprio quelle che stanno più indietro. Inoltre, far crescere zone sottosviluppate richiede molto meno.

Come se tutto ciò già non bastasse, oggi dobbiamo aggiungere anche la “distonia”, ogni giorno più evidente, che si è creata tra larga parte della politica meridionale eletta (si fa per dire) dal popolo sovrano e il governo dei tecnici. I primi, avendo di fatto perso (dopo la pessima prova fornita negli ultimi mesi) il ruolo di “amministratori della cosa pubblica”, si concentrano ormai esclusivamente su vicende autoreferenziali: la difesa della casta, le tattiche elettorali, la propaganda, le partecipazioni ai talk show televisivi, le piccole polemiche quotidiane, le “rese dei conti” interne. Gli altri, disegnano il futuro di un paese decisamente proiettato verso le nebbie del Nord. O almeno ci provano. 
E il Sannio? Ecco, è dalla presa di coscienza di questa “distonia” che la politica sannita dovrebbe ripartire, se vuole darsi una seconda possibilità agli occhi dell’opinione pubblica. “Grande Sud” è già un passo avanti. È pronto a rappresentare al meglio il Sannio e l’intero Mezzogiorno, impegnandosi seriamente per un vero rilancio del Sud, facendo la propria parte nel grande sforzo di portare il nostro martoriato territorio fuori dalle secche della crisi, nell’interesse dei cittadini, di tante persone che vivono al Sud e lo fanno in grande difficoltà.
Perché a loro occorre dare risposte, a loro occorre portare “risultati”."

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