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POLITICA

De Lorenzo a Boccalone: ‘Non modifichi le carte in tavola. Non siamo a Palazzo Mosti’

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"Dalle notizie apparse sulla stampa di oggi, riscontro dei dati che, mio malgrado, mi inducono a delle doverose precisazioni anche se, posso assicurare, che fosse mia intenzione aspettare solo il prosieguo delle indagini. Poichè il Direttore Generale dell’A.O., Nicola Boccalone, sta cercando di sviare il vero problema di tutta la vicenda, credo sia giusto soffermarsi ancora su alcuni punti fermi e precisi ribadendo che, da subito, invierò questa nota anche alla commissione parlamentare d’inchiesta." Così Giuseppe De Lorenzo interviene ancora sul caso tubercolosi a Benevento, ora al vaglio anche del Ministero della Sanità. Due sono i punti sui quali De Lorenzo focalizza ancora l’attenzione: i fatti del 10 aprile al Rummo e gli incarichi.

"Sia ben chiaro che il problema, – continua De Lorenzo – di certo gravissimo, di cui deve, a mio avviso, rispondere il "Rummo" sia, solo e semplicemente, quello relativo al trattamento riservato alla piccola la mattina del 10 aprile. Punto. Il pregresso, errori diagnostici e quanto altro, non è, nello specifico, da ascriversi a questo ospedale. Tutti i medici, me compreso, che operano, fors’anche con ritmi di lavoro stressanti, comprendono che l’errore sia possibile. Ed in questo devo ammettere che il comportamento dell’ospedale Fatebenefratelli, nella vicenda, sia encomiabile. Tutto si sta risolvendo, nella massima collaborazione, tra le parti. Boccalone non vada molto lontano. Non mistifichi le carte in tavola. Non siamo a palazzo Mosti.

Deve dirci quali iniziative abbia assunto nei confronti di quel primario che, non solo si è rifiutato di visitare la piccola, ma, in aggiunta, ha criticato proprio l’operato della stessa amministrazione di cui lui stesso è il capo.

Deve dirci come sia ammissibile che una piccola, col la febbre a 40, venga fatta mettere insieme ai suoi genitori in macchina per raggiungere Roma nel pieno caos del traffico del dopo feste pasquali.

Deve dirci, o meglio farci leggere, la relazione, scritta in proposito, dal primario della divisione di medicina d’urgenza che ha ammesso che tutto sia vero.

Deve dirci perchè non abbia ascoltato l’altro medico, mio collaboratore, presente al fatto.

Deve dirci per quale motivo non ha abbia ritenuto giusto ascoltare la versione del padre della piccola.

Deve dirci se ieri ha appreso dalla stampa la denuncia di un agente di polizia che, dopo aver portato il genitore al pronto soccorso e mandato a casa, questi è morto nel corso del pomeriggio.

Sono domande, semplici semplici, sulle quali Boccalone tace. Cerca,invece, di sviare il problema. Il Direttore del "Rummo" deve convincersi che, nello specifico, il pregresso non sia di sua competenza. E’, ripeto, quanto è accaduto la mattina del 10 aprile che interessa sapere da lui.

Mentre noi litighiamo, Boccalone sappia che c’è un’anima innocente inchiodata in un letto di un ospedale romano.Mentre noi litighiamo, c’è una mamma che dorme su di una poltrona per stare accanto alla figlioletta, appunto, da quell’indimenticabile 10 aprile.

Quanto ai nomi dei legali cui sono stati affidati incarichi a me interessa poco. Non c’è da stupirsi più di tanto. E’ andata sempre così. Quello cui mi riferisco quando ho detto che parlerò in Procura è ben altro. Sarà l’autorità giudiziaria, cui spetta il compito, ad indagare. Ripeto, i legali in questione, i cui nomi sono stati riportati dalla stampa, non mi interessano. C’è invece qualche personaggio che ho ritrovato da palazzo Mosti al "Rummo", quello stesso che io e Boccalone contestavamo. Questo lo sa bene solo il Direttore Generale. I suoi collaboratori, non essendo mai stati in politica, devono essere tenuti fuori, perchè sono digiuni, candidamente, di tutto questo.

Tuttavia, in un periodo di grave crisi economica in cui si fa appello al massimo rigore negli enti ed il Paese è sotto l’incubo degli aumenti a raffica su tutti i fronti, mentre il Presidente del Consiglio, Monti, fa quotidiani inviti ad evitare gli sperperi, il Direttore Generale dell’A.O. "Rummo", invece di servirzi delle valide intelligenze interne all’ospedale, affida incarichi ai suoi compagni di cordata. Non è, questo, un reato, sia ben inteso, ma è, di certo, da dover, nei limiti del possibile, evitare.

Ma di che parliamo? Lo so che sono un personaggio scomodo, ma ritengo di essere un uomo dalla schiena ritta e dalle mani pulite. E’ ovvio, che i legati a questo sistema mi vorrebbero morto. Perchè gli incarichi legali, se proprio inevitabili, non vengono, allora, spartiti a tutti i giovani avvocati, anche a quelli non inseriti nei partiti?

Ai miei detrattori rivolgo l’invito ad immaginare, magari per un solo momento, di trovarsi nelle stesse condizioni di quella mamma. Vorrei far ascoltare a Boccalone i pianti quotidiani a telefono di questa donna. Dinanzi alla commissione parlamentare, Boccalone, senza sconfinare, deve dirci cosa si è verificato la mattina del 10 aprile e guardare questa donna negli occhi e, poi, difenda anche chi, invece di visitare la bambina, si è dilettato a sostenere che questa sia un’amministrazione da non considerare. Ma Boccalone si è reso conto che ho cercato di difendere proprio lui? O, forse, oggi, sopporta anche le offese?

Mostri alla città il suo stipendio. Ce lo faccia conoscere. Lo renda noto a quei poveri pensionati che vivono con una pensione da miseria. Stipendi, per nomine politiche si intende, che si aggiungono a tutti quelli percepiti quale Direttore presso l’ente comune. Milioni di euro mentre molti nostri concittadini muoiono di fame. Ma Boccalone ascolta il grido di dolore di tanti padri di famiglia?

Ma di che parliamo? Ma di quale tutela legale parliamo? Si preoccupi solo di tenere la bocca chiusa. Ben chiusa. Ha già parlato tanto, anche molto, quando era all’opposizione a palazzo Mosti. Ma lì abbiamo scherzato. Sì, abbiamo solo scherzato."

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