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Project financing, ANPCI: “Salvaguardare gare e contratti per tutelare i piccoli Comuni”
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L’associazione nazionale che raggruppa i comuni italiani fino a 5mila abitanti, rappresentata dalla presidente nazionale Franca Biglio e dal presidente campano Zaccaria Spina ha partecipato all’Audizione informale innanzi alla VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici) della Camera dei Deputati in merito alle “Risoluzioni 7-00375 Mazzetti e 7-00390 Bonelli, recanti iniziative urgenti in merito alla disciplina della finanza di progetto a seguito della recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea relativa al diritto di prelazione del promotore.
Le risoluzioni in esame riguardano la disciplina della finanza di progetto (Project Financing) e sono state presentate a seguito della sentenza della Corte di Giustizia UE (Causa C-810/24), che ha dichiarato incompatibile con il diritto europeo il diritto di prelazione a favore del promotore nelle gare pubbliche.
Le due risoluzioni affrontano il medesimo problema (la riconosciuta illegittimità del diritto di prelazione del promotore nel project financing), ma propongono soluzioni differenti per la gestione della fase transitoria e per il futuro del Partenariato Pubblico-Privato (PPP).
Per i piccoli Comuni, che rappresentano la stragrande maggioranza del territorio nazionale, la finanza di progetto non è uno strumento speculativo finanziario, ma spesso costituisce l’unico strumento in alcuni settori quali la riqualificazione ed efficientemente dell’illuminazione pubblica o la messa in sicurezza di un cimitero, data la cronica mancanza di personale tecnico e di risorse di bilancio proprie.
“La nostra associazione – hanno spiegato Franca Biglio e Zaccaria Spina – concorda con la proposta di applicazione del principio ‘pacta sunt servanda’, che consente ai contratti in esecuzione e alle gare già aggiudicate di conservare la propria validità ed efficacia, nonché con la possibilità di effettuare semplici rettifiche nel caso di gare ancora in corso, ritenendo, al converso, che soluzioni più radicali, come l’annullamento in autotutela delle gare in corso, il riesame delle offerte già oggetto di valutazione o il recesso dai contratti già stipulati, esporrebbe gli Enti al rischio di contenziosi dall’esito di possibile soccombenza.
“Peraltro, nelle realtà sotto i 5.000 abitanti – hanno incalzato Biglio e Spina – un solo contenzioso milionario legato a un Partenariato Pubblico-Privato bloccato potrebbe decretare il dissesto finanziario dell’Ente. Inoltre, per le opere legate a fondi con termini perentori, annullare una gara e ripubblicarla significherebbe rischiare di sforare i tempi e perdere i finanziamenti, con gravi danni alle finanze dell’Ente”.
“Riguardo al futuro del Partenariato Pubblico-Privato – hanno concluso i due esponenti di ANPCI – dopo la fine della prelazione, ANPCI guarda con favore alla proposta di snellire il livello di dettaglio delle proposte e di creare modalità semplificate per i piccoli progetti”.
ANPCI, pur condividendo i rilievi della Corte di Giustizia Europea, chiede, per la fase transitoria, misure di salvaguardia per i Comuni con gare in corso o che abbiano già contrattualizzato con il promotore privato e, per il futuro, tutele semplici per i promotori anche con la predisposizione di bandi-tipo standardizzati.




