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La sezione sannita dell’UICI prima al Torneo Nazionale di Scopone Scientifico della comunità cieca
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La coppa del primo posto al Torneo Nazionale di Scopone Scientifico della comunità cieca ha trovato casa a Benevento. Per la terza volta, la sezione UICI sannita conquista il primo posto a livello nazionale, confermandosi punto di riferimento nel panorama sportivo associativo.
Nel salone della sede UICI di Benevento, durante la cerimonia di consegna, si è vissuto un momento di forte emozione. Un breve silenzio carico di attesa ha preceduto l’arrivo dei vincitori, Giovanni Trancucci e Vincenzo Travaglione, accolti da un applauso spontaneo e sentito da parte dei presenti. La coppa consegnata ai dirigenti UICI ha rappresentato non solo un premio sportivo, ma il simbolo concreto di impegno, passione, concentrazione, gioco di squadra e appartenenza a una comunità capace di riconoscere e celebrare i propri campioni.
La vittoria, pur portando i nomi di Giovanni e Vincenzo, è stata percepita come un traguardo condiviso, accompagnato da volti emozionati, sorrisi e applausi, a testimonianza di un successo sentito come collettivo.
Dopo la premiazione, la giornata è proseguita con un pranzo sociale organizzato con grande cura e partecipazione. Soci e volontari hanno contribuito a un buffet particolarmente ricco e variegato, frutto di una partecipazione corale che ha superato ogni aspettativa. Accanto alle tradizionali pizze beneventane, sono arrivate numerose specialità preparate dai soci: frittate di pasta, patate e cipolle, zeppole, torta pasqualina con dedica, salumi, taralli, diverse varietà di rustici, cotolette, insalate, pizze di vari gusti, frutta fresca, dolci tradizionali, vino, bibite, spumante e caffè. Immancabile, come sempre, la convivialità.
Fondamentale il contributo dei volontari, di tutte le età: Anna, Germana, Pina, Concettina, Valerio, Lina, Antonio e Biagio. Quest’ultimo, pur avendo concluso il servizio civile a metà 2025, continua a tornare, segno di legami che vanno oltre il servizio formale.
Il pranzo si è concluso oltre le 17, tra risate, racconti, saluti e promesse di nuovi incontri. Ognuno ha lasciato la sede con un fagotto di cibo e un sorriso in più. Nel salone non c’erano più posti a sedere, ma lo spazio si è trovato comunque, dimostrando che l’inclusione non è “fare posto”, bensì riconoscere che quel posto c’è sempre stato



