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Sannio con poche opportunità: tanti i ‘neet’, il 26% dei laureati va via per cercare lavori soddisfacenti

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Il nostro viaggio nei numeri del Sannio prosegue con la seconda tappa dedicata ai giovani e all’istruzione. Il riferimento, come sempre, è l’ottava edizione del ‘Rapporto sul Benessere equo e sostenibile delle Province e Città metropolitane 2022’. Si tratta di una analisi avanzata che evidenzia i livelli di benessere dei 31 Enti partecipanti, tra cui anche la Provincia di Benevento, oltre a segnalare alcune criticità. 

Uno dei dati che emerge  è quello relativo alla mobilità dei laureati, rilevata nel 2020, che misura lo spostamento di sanniti che hanno conseguito una laurea con età tra i 25 e i 39 anni. Come ci si poteva attendere, si presenta con un dato negativo pari a -26,1%, più consistente del dato nazionale che comunque è negativo ma pari a -5,4%. Per intenderci: nella provincia di Benevento oltre il 26% dei laureati va via dal territorio perché non trova un lavoro soddisfacente. Ovviamente, in questa quota bisogna considerare anche coloro che scelgono una vita fuori per motivi non necessariamente legati alla mancanza di offerte. Nel resto di Italia, sempre considerando la media, accade molto di meno con poco più del 5% dei ragazzi che lascia il territorio di origine. Questo non solo significa che c’è un mercato del lavoro meno soddisfacente, ma anche che le possibilità di un ragazzo sannita sono decisamente inferiori rispetto a quelle della media dei coetanei di altre zone del Paese.

Andando ancora più in profondità, il dato analizza la distinzione per sesso ed emerge che per la provincia la mobilità dei laureati maschi è pari a -30,9%, più negativa rispetto alla mobilità delle laureate femmine pari a -22,9%.

Questi erano i numeri relativi ai laureati, ma uno dei drammi reali del Sannio sono i Neet, acronimo che indica i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano. A Benevento sono il 28,8%, praticamente il 24,7% in più rispetto alla media dei coetanei italiani. Un dato che crea davvero preoccupazione, anche se inferiore di oltre il 15% a quello regionale. Si tratta, però, di una magrissima consolazione, che non attenua affatto la necessità di intervenire.

Restando nell’ambito dell’istruzione, le persone che vivono a Benevento e provincia, tra i 25 e 64 anni, che hanno conseguito almeno il diploma di scuola secondaria di II grado, sono il 55,2% sul totale delle persone della stessa età, una percentuale superiore a quella registrata in Campania (53,4%), ma decisamente inferiore rispetto al dato italiano (62,7%). Anche questo un aspetto che si lega alla presenza dei Neet, che merita di essere affrontato e migliorato.

Nello stesso tema “Livello d’Istruzione”, l’indicatore delle persone che hanno conseguito un titolo di studio di livello terziario, nella fascia di età 25-39 anni, mostra per Benevento lo stesso andamento dei precedenti, con un raffronto decisamente positivo sul dato regionale (+21,5%) e un raffronto altrettanto negativo sul dato nazionale (-5,3%).  Questo, nonostante sul capoluogo campano sia presente una sede universitaria che offre un panorama ampio di scelte didattiche e che ha aderito al Piano PA110 e Lode, rivolto ai dipendenti pubblici.

 Passando al tema “Competenze”, indicatore “Livello di competenza alfabetica”, il punteggio medio ottenuto dagli studenti beneventani delle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado nelle prove Invalsi, evidenzia competenze alfabetiche superiori alla media regionale (+6 punti percentuali), ma che restano inferiori alle competenze nazionali di 10.9 punti.

Differenze ancora maggiori si riscontrano nell’indicatore “Livello di competenza numerica degli studenti”, sempre relativi alle prove Invalsi, ove il punteggio medio degli studenti di questo territorio nelle prove di competenza numerica nelle classi quinte della scuola secondaria di II grado è pari a 179.9 punti, dove la Campania fa registrare un 173.2 (-6.7 punti percentuali) e la restante popolazione scolastica del territorio italiano segna un 191 punti (+11.1 punti percentuali).  Al netto dell’efficacia del giudizio Invalsi, che certamente ha margini di errore, dai numeri appare evidente che i ragazzi sanniti hanno un gap nei confronti della media dei loro coetanei: una distanza che, probabilmente, dovranno colmare per mettersi al passo degli altri.

L’ultimo indicatore utilizzato per valutare il tema delle competenze – “Laureati in discipline scientifico-tecnologiche (STEM)” – evidenzia, invece, che il rapporto tra coloro che hanno conseguito un tale titolo di studio di livello terziario e la popolazione residente media di 20-29 anni nella stessa provincia è 47.3 per 1.000 abitanti con un confronto decisamente positivo con i due dati di riferimento: regionale (+42%) e nazionale (+73,3%). Un elemento decisamente positivo e che, probabilmente, è influenzato dalla presenza sul territorio dell’Unisannio che vanta un’area di studio scientifica e tecnologica di primissimo livello ed il territorio ha iniziato a comprendere la qualità senza spostarsi in altri atenei.

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