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CULTURA

‘Le Grandi Pagine Strumentali’, emozioni forti per il concerto dell’Accademia Santa Sofia

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Giunta al suo quarto appuntamento, continua con grande successo la Stagione Concertistica 2022, progettata da Accademia Santa Sofia in sinergia con Università degli Studi del Sannio, sotto la direzione artistica di Filippo Zigante e Marcella Parziale, e la consulenza scientifica di Marcello Rotili, Massimo Squillante e Aglaia McClintock. 

Sabato 19 marzo sempre nell’ Auditorium Sant’Agostino di Benevento la rinomata Orchestra da Camera Accademia di Santa Sofia con il concerto dal titolo “Le Grandi Pagine Strumentali” ha regalato ancora emozioni forti e grande commozione a un pubblico preparato e appassionato. 

Grazie al fondamentale valore aggiunto di maestri solisti dal pregiato curriculum, dalla riconosciuta perizia tecnica e dalla notevole sensibilità espressiva come Marco Serino, Konzertmeister e Primo violino, Gianluigi Pennino Primo contrabbasso e Francesco Solombrino alla Viola, l’Orchestra da Camera S.Sofia, straordinario concentrato di talenti ed eccellenze tecniche e artistiche, ha affrontato con impareggiabile maestria un programma impegnativo e intenso. Interessanti e ammirevoli le scelte, originali e non scontate.

Il concerto apre con il fantasmagorico e sorprendente “Gran Duo concertante per violino, contrabbasso e archi” di Giovanni Bottesini (1821 – 1889) celebre contrabbassista, considerato “il Paganini del contrabbasso”, uno dei più geniali artisti del secolo verdiano, nonché compositore e direttore d’orchestra amico di Verdi, che lo scelse per la prima assoluta di “Aida” al Cairo il 24 dicembre 1871. Nell’esecuzione perfetta dell’ensemble, il duetto continuo tra il violino di Marco Serino e il Contrabbasso di Gianluigi Pennino è straordinario e intrigante. In risposta alle ripetute e insistenti sfide e provocazioni del sornione, primo violino, Serino, il contrabbasso di Pennino prende letteralmente vita, abbandonando il suo abituale, confortevole ruolo di supporto armonico e sottofondo ritmico per intraprendere un’energica, mirabolante, funambolica esperienza da strumento solista in un duello tagliente e serrato, magnificamente rappresentato. L’orchestra tutta dà prova di grande affiatamento e concentrazione. “Grandi Pagine…” non è più soltanto un titolo, ed emozioni palpabili scorrono tra il palco e la sala. Applausi riconoscenti e scroscianti. Filippo Zigante interviene per una breve presentazione di autori e composizioni eseguite nella serata.

Le emozioni si fanno ancora più forti quando arriva la dedica a tutti i caduti dell’orribile guerra in Ucraina con lo struggente e bellissimo “Adagio per archi”, brano celeberrimo del compositore americano Samuel Barber (1910 – 1981). L’adagio fu eseguito per la prima volta l’11 maggio 1938 in una trasmissione radiofonica, da New York, dalla NBC Symphony Orchestra diretta da Arturo Toscanini. Profondo, emozionale e carico di lirismo, il pezzo fu usato in vari film, e resta memorabile in Platoon (1986) di Oliver Stone. 

Il silenzio assoluto al termine del brano sottolinea l’efficacia di un interpretazione commovente che ferma il respiro del pubblico poi liberato in un applauso calorosissimo. 

Il terzo autore in programma è uno dei pilastri della musica contemporanea, Paul Hindemit (1895 – 1963) musicista tedesco, compositore, direttore d’orchestra e teorico della musica vicino all’espressionismo. La composizione scelta “Trauermusik per viola e archi” (composta nel 1936 in memoria di Giorgio V d’Inghilterra) però se ne discosta per un intimo e commosso senso di religiosità, tendente a un’ascetica severità. La viola solista di Francesco Solombrino, fulcro esecutivo, domina i quattro movimenti con una melodia decisa, controllata, densa e ricca di colori drammatici e spunti interpretativi. 

Il concerto si chiude con Edvard Grieg (1843 – 1907) uno dei più grandi compositori del nord Europa, tra i più importanti compositori norvegesi di tutti i tempi, radicato nella tradizione popolare nazionale e apprezzato per il suo raffinato senso lirico. I cinque movimenti della “Holberg suite”, scritta per i duecento anni dalla nascita del drammaturgo Ludvig Holberg (1684 – 1754) padre della letteratura danese,  riprendono proprio le danze popolari scandinave del diciottesimo secolo. L’ensemble preciso e compatto attorno al Konzertmeister Marco Serino, ritrova toni più lievi e cantabili e con sapiente destrezza traghetta il pubblico verso nostalgiche atmosfere da fiaba nordica. Il lungo applauso finale ottiene un bis entusiasmante. E così arriva la fulminante musica popolare macedone col brano “Pašona kolo” e tutta l’orchestra d’archi tra musica, grida e fischi si anima in una frenetica e vorticosa danza virtuale. Gran finale. Applausi. 

Sempre calorosi e ispirati alla bellezza dell’arte come unico linguaggio di pace e fratellanza, i saluti iniziali di Maria Buonaguro, Presidente Amici dell’Accademia e di Marcella Parziale. 

L’intervento divulgativo introduttivo “InfoSfera e InfoEntity” invece ha visto una riflessione di Aniello Cimitile sulla necessità di conoscere meccanismi e linguaggi della cosiddetta infosfera, e di stabilire dei nuovi principi etici, filosofici, sociologici, civili, di diritto, ecc. per poter sopravvivere dentro questa realtà attuale, dove noi viviamo, sommersi dalle informazioni. Noi, sia come fruitori sia come produttori di informazioni, siamo info-organismi che in relazione interdipendente con l’intelligenza artificiale partecipiamo alla costituzione di un intelligenza collettiva. Se non possediamo gli strumenti culturali, scientifici, tecnologici per muoverci al suo interno perdiamo il controllo delle nostre informazioni e dunque di noi stessi. L’alternativa è rimanere sconnessi, fuori dal mondo. Inquietante metafora della vita. (Monica Carbini)

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