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Sindacati

Dimensionamento scolastico e legge di bilancio, la Cgil chiede maggiore attenzione per il Sannio

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”Con Delibera di Giunta numero 589 del 16/12/2020, pubblicata sul BURC n. 249 del 28/12/2020, la Regione Campania ha approvato il piano di dimensionamento della rete scolastica regionale con il recepimento di quanto condiviso al tavolo tra Rappresentanze sindacali e Amministrazione Provinciale sannite il 10 dicembre scorso. Al tavolo nessuno ha inseguito interessi di parte, tutti avendo a cuore le sorti della scuola sannita, forti dell’impegno dello Stato nell’assicurare livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Così in una nota le segreterie generale e di Flc della Cgil.

”Le poche richieste di attivazione di nuovi indirizzi e di corsi serali sono state avanzate in coerenza con le Linee guida regionali – spiegano dal sindacato -, che impongono di evitare la duplicazione di indirizzi omogenei sullo stesso territorio, e, conseguentemente, tutte approvate in Regione. La legge di bilancio per il 2021, recentemente licenziata dal Parlamento, prevede, per quanto riguarda il settore dell’Istruzione, un significativo cambiamento normativo nella redazione dei piani di dimensionamento della rete scolastica, che interessa la scuola sannita: i parametri per avere assegnati il Dirigente Scolastico e il Direttore dei Servizi Generali Amministrativi vengono abbassati, portando il numero minimo di alunni per singolo istituto da 600 a 500 in generale e da 400 a 300 nelle piccole isole e nei comuni montani. Questa modifica varrà solo per l’anno scolastico 2021-2022; dunque, non sarà, come auspicato, una misura strutturale per determinare la diminuzione delle istituzioni scolastiche cosiddette “sottodimensionate” e il conseguente aumento del numero delle istituzioni scolastiche a cui potranno essere assegnati un dirigente scolastico titolare e un DSGA in via esclusiva. Si tratta di una misura temporale e resta un fatto meramente numerico, perché si continua a cancellare una dirigenza anche per un solo alunno in meno al limite prefissato.

Il sistema economico sannita, già fragile, penalizzato per orografia, viabilità, trasporti, negli anni – aggiunge il sindacato – ha subito un dimensionamento della rete scolastica che ha accorpato realtà distanti anche oltre i 30 km; questo ha significato decretare la cancellazione del presidio culturale di questi territori da parte dello Stato, nelle sue articolazioni Regione, Province e Comuni, contribuendo a creare difficoltà allo sviluppo in tutti i settori, da quello agricolo a quello imprenditoriale, da quello artigianale a quello commerciale; il circolo si chiude con la denatalità e l’abbandono dei nostri paesi, causa della desertificazione sociale delle zone interne della Campania, fenomeno che riguarda le tante zone interne dell’intero Paese. Crediamo non ci sia niente di più ingiusto che fare parti uguali fra diseguali, affermava Lorenzo Milani: parametri uguali non possono essere applicati a realtà completamente diverse, si deve poter tener conto, ad esempio, che la provincia di Napoli ha una densità abitativa venti volte superiore a quella della provincia di Benevento e che l’orografia, la viabilità, i trasporti non sono paragonabili. Visto che un cambiamento, appunto con la legge di bilancio, è iniziato a determinarsi, siamo ancora più convinti che è divenuto indifferibile realizzare la modifica della normativa, che risolva le difficoltà delle province interne della Campania e, più in generale, dei territori montani di tante altre regioni d’Italia.

In ragione di tutto quanto sin qui espresso – sottolinea la Cgil -, chiediamo alle Amministrazioni locali (Comuni, Province e Regioni), al Miur, al Governo, al Parlamento e alle forze politiche di operare, ognuno per la propria competenza, ma in sinergia, affinché vengano affrontate e risolte alcune problematiche relative al dimensionamento della rete scolastica, anche, ove necessario, modificando le apposite norme. In particolare: la Regione, con coerenza, mantenga le linee guida approvate, entro le quali programmare l’offerta formativa territoriale e trovi gli strumenti adatti a farle rispettare: nessun sindaco, nessun dirigente scolastico potrà violare quanto stabilito nelle delibere approvate da Provincia e Regione. La normativa per l’attribuzione del Dirigente Scolastico e del Direttore dei Servizi Generali Amministrativi non deve essere rigidamente ancorata al limite numerico dei 600 alunni e 400 per le scuole montane (500 e 300 per il solo 2021-2022); vanno tenute in considerazione le variabili territoriali. Il numero delle istituzioni scolastiche da attribuire a ciascuna provincia va determinato dalle linee guida regionali con un coefficiente numerico che permetta correttivi determinati dal contesto locale, in riferimento a: caratteristiche del territorio, densità abitativa, adeguatezza della rete viaria e dei trasporti.

Chiediamo – sottolinea la nota – che le autonomie scolastiche siano allocate nei diversi territori con riferimento al numero complessivo degli alunni a livello provinciale e non più ai valori puntuali degli iscritti nelle singole scuole. Le risorse, rideterminate con questi diversi parametri, saranno distribuite a livello provinciale, garantendo la presenza di autonomie scolastiche anche in territori che possono esprimere poche centinaia di alunni. Fissato il numero di istituzioni scolastiche autonome della singola provincia, la successiva attribuzione delle autonomie scolastiche va demandata a scelte non rigide da realizzarsi nella provincia, che possano permettere la presenza di istituzioni scolastiche, anche ampiamente sovradimensionate, che consentano il mantenimento della autonomia a scuole situate in comuni di montagna anche con numero di alunni inferiori al limite previsto. In questo modo nessuno aggravio verrà arrecato al bilancio statale poiché la presenza di autonomie con pochi allievi sarà bilanciata da altre situazioni con il numero di discenti ben superiore all’attuale valore limite. I parametri per la distribuzione delle risorse finanziarie e del personale e quelli per la formazione delle classi devono essere diversificati, per non assegnare in proporzione le stesse attribuzioni ad una scuola di una città della fascia costiera e a quella di un paesino dell’entroterra montano, che hanno situazioni diverse per orografia, per demografia, per viabilità e per trasporti. Va garantito un servizio di trasporto efficiente e gratuito non solo di tipo radiale, da e verso il capoluogo di Provincia o di Regione, ma anche per i collegamenti trasversali tra i paesi viciniori alle sedi di istituzioni scolastiche, con orari determinati proprio dalle necessità delle scuole nel garantire pari dignità all’offerta formativa sull’intero territorio sannita.

Infine – conclude la nota -, riteniamo che vada avviata una discussione sulla problematica dell’affidamento in reggenza, cioè ad un dirigente scolastico di altro istituto, delle scuole autonome sprovviste di dirigente perché in distacco o in aspettativa. L’istituto della reggenza va superato, in quanto l’esperienza insegna che non è produttiva qualitativamente la direzione contemporanea di due istituti, soprattutto in un territorio come quello sannita, con grosse difficoltà di spostamento. Una soluzione da verificare, per dare alla scuola un riferimento certo, è quella dell’utilizzo, ovviamente a domanda, di dirigenti in quiescenza, come già avviene per gli esami di maturità o per i comitati di valutazione per i docenti previsti dalla legge 107/2015. La CGIL di Benevento continuerà a lavorare per la costruzione di una rete di alleanze necessaria per battersi in tutte le sedi affinché questo cambiamento si realizzi”.

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