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CRONACA

Castelvenere, i migranti tornano al centro dopo la chiusura: da 3 giorni dormono in strada

Non vogliono trasferirsi in un'altra provincia: “Qui ci siamo integrati”. Preoccupazione anche tra i dipendenti della struttura di accoglienza, che sono rimasti senza lavoro. In mattinata visita del sindaco Scetta che ha parlato con lavoratori e stranieri. Intanto, nel Sannio proseguono le chiusure dei Cas

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Sono tornati di fronte al centro di accoglienza a Castelvenere dove erano ospitati. Lo hanno fatto dopo che la struttura – dove erano presenti circa 130 migranti – è stata chiusa dalla Prefettura di Benevento in seguito alle dimissioni del presidente del consorzio Maleventum che gestiva diversi Cas su tutto il territorio sannita.

La decisione è arrivata nella mattinata dello scorso 6 luglio con gli stranieri che sono stati trasferiti in altre province. Un vicenda raccontata anche dal segretario della Cgil, Rosita Galdiero, che nel corso di una conferenza stampa aveva dichiarato che “il motivo della chiusura riguardava l’impossibilità di garantire anche le più fondamentali garanzie di vita agli ospiti”.

Una volta giunti nei nuovi centri, però, alcuni migranti hanno deciso di ritornare a Castelvenere e dal alcuni giorni stanno dormendo e trascorrendo le loro giornate di fronte all’ingresso della loro vecchia ‘casa’, sfidando anche il maltempo dei giorni scorsi. Fin qui la cronaca di quanto sta avvenendo nel Sannio.

I trasferimenti riguarderanno circa 500 stranieri, tutti dei centri Damasco, come quello avvenuto in mattinata ad Airola e sul quale è intervenuto anche il sindaco Napoletano. Oggi anche il primo cittadino di Castelvenere, Mario Scetta, ha incontrato gli stranieri e dipendenti del consorzio. Nelle prossime ore, invece, contatterà la Prefettura nel tentativo di risolvere il problema. Molti dei ragazzi, infatti, non vogliono andare via perché nel Sannio avevano messo in piedi una nuova vita. Alcuni andavano a scuola, altri avevano trovato degli impieghi presso attività agricole e commerciali della Valle Telesina. Inoltre, la struttura ospitava dei nuclei familiari. Accanto ai migranti, si apre anche il capitolo dei lavoratori.

Quasi 15 i dipendenti in servizio nel centro che si sono ritrovati senza lavoro e con alcuni arretrati da percepire. Una situazione che, evidentemente, mette in crisi anche alcune famiglie sannite che si ritrovano senza più sostentamento.

E’ chiaro, dunque, che il tema della chiusura dei Cas lascia aperte una serie di questioni sul territorio. Vicende che dovranno necessariamente essere affrontate per garantire la tranquillità delle comunità locali, degli stranieri e dei lavoratori. Una problematica che ora riguarda Castelvenere, ma che alla luce delle chiusure di queste ore – vedi anche Cautano ed altri comuni – non può essere sottovalutata.

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