ECONOMIA
Cultura e serie A incidono poco: l’offerta turistica nel Sannio non decolla
A riferirlo sono i dati della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. Il presidente della sezione Turismo di Confindustria, Fulvio De Toma: “Lavoriamo alla creazione di una filiera per il territorio: paghiamo il gap infrastrutturale”
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Uno sguardo sul business dei viaggi e del turismo nel Sannio. Lo ha realizzato la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi sui dati del registro imprese riferiti al primo trimestre del 2018 e del 2017. I numeri raccontano di una Sannio che, sostanzialmente, vive una situazione stagnante con 52 imprese attive nel 2018 (4% in più rispetto al 2017) e un settore che impiega circa 80 addetti. Lo studio riguarda i servizi turistici, tra agenzie di viaggio e tour operator che si occupano di organizzare viaggi e di assistenza turistica.
Il dato, stabile dal punto di vista statistico, rappresenta però il risultato peggiore della Campania: Avellino, ad esempio, conte 63 imprese e Caserta 146. Irraggiungibili Salerno con 265 e Napoli con oltre 1000 attività. E’ chiaro, però, che il dato non possa essere sufficiente a raccontare le varie sfaccettature della vicenda e le aspirazioni turistiche del Sannio.
Il riconoscimento Unesco, gli eventi culturali, le promozioni in serie B e in serie A, i monumenti del Sannio e la presenza di poli religiosi, evidentemente, non bastano a far decollare un settore che da più parti è visto come il volano di sviluppo per il futuro del territorio. Diverse le motivazioni: tra le principali non si può tener conto del deficit infrastrutturale e la mancanza di una filiera capace di unire il territorio.
Preoccupazioni sottolineate anche dal presidente della sezione Turismo di Confindustria, Fulvio De Toma. “Stiamo lavorando, ma c’è ancora molto da fare per creare una vera identità territoriale. E’ un progetto nel quale crediamo molto”. In sostanza, bisogna puntare tutti nella stessa direzione veicolando gli stessi messaggi attraverso le stesse direttrici. Un modo per rendere il prodotto Sannio ‘unico’ e spendibile sui mercati.
Accanto all’aspetto organizzativo resta quello infrastrutturale. In soldoni: i visitatori devono poter raggiungere il territorio. “E’ un nodo fondamentale – ha aggiunto De Toma – raggiungere le nostre zone nei week end con mezzi pubblici è praticamente impossibile. Questo scoraggia già una parte di quei visitatori che si muovono senza auto. E’ chiaro che a parità di prezzo chi può sceglie posti collegati meglio”.
In merito al dato prettamente economico, invece, bisogna fare i conti con un mercato non del tutto regolamentato. “L’analisi riporta una situazione stagnante dal punto di vista economico – ha commentato il presidente della sezione Turismo di Confindustria. Questo, però, è dovuto anche a tanti privati che lavorano senza autorizzazioni creando delle disintermediazioni che escludono agenzie e tour operator ridimensionando il settore”.
La strada da percorrere, dunque, è ancora lunga. Ma il lavoro di squadra tra istituzioni e partner privati e la creazione di una brand Sannio, riconoscibile e acquistabile da visitatori, potrebbero dare la svolta ad un settore che continua ad avere grandi potenzialità. Lo sviluppo del territorio passa anche attraverso cultura e turismo, ma bisogna farsi trovare pronti.