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Benevento capitale della cultura, Sguera e Rapuano (M5s): altra occasione sprecata?

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“Il 1 maggio scorso il presidente del consiglio Renzi annunciò che il Cipe (comitato interministeriale per la programmazione economica), riunitosi a Palazzo Chigi, aveva approvato lo stanziamento di 1 miliardo di euro per i beni culturali italiani, attingendo al Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020. Del miliardo di euro destinato ai Beni culturali, circa 185 milioni di euro andranno alla Campania tra Napoli, Caserta, Paestum, Ercolano e Pompei. E Benevento? Sedotta e abbandonata. Negli anni sono cambiati i partiti e gli uomini di governo, ma non le sorti del nostro territorio e dei cittadini. Siamo tutti ancorati a scelte calate dall’alto, frutto di logiche di un potere prepotente”. Lo scrivono in una nota Nicola Sguera e Antonello Rapuano, candidati al Consiglio Comunale di Benevento per il M5s.

La città descritta da Raffaele Del Vecchio – aggiungono – è una città delle favole, una città “utopica”, che non ha luogo. Non a caso l’infelice slogan scelto dal vicesindaco è “Solo futuro” (essendo il presente gramo e inguardabile). Il Del Vecchio “solo futuro” sta commettendo, per altro, una grave scorrettezza, le cui ricadute negative saranno, come sempre, socializzate dall’intera città. Il Decreto Ministeriale che modificava la procedura per la selezione della “Capitale della Cultura” risale, infatti, al 16 febbraio. Il bando e le linee-guida sono state pubblicate il 31 marzo. Ci sarebbe stato tutto il tempo per portare in Consiglio comunale l’argomento, anche se, per la partecipazione, come previsto dal bando, non è necessaria l’approvazione di nessun organo, ma solo una semplice manifestazione scritta di interesse alla partecipazione a firma del Sindaco, da inoltrare entro il 31 maggio (per completare con la documentazione progettuale entro il 30 giugno). Dalle dichiarazioni fatte dal vicesindaco non emerge un dato molto importante e cioè che i candidati al bando 2016 non possono partecipare alle successive due procedure di selezione. Dunque, da una parte il candidato sindaco del centrosinistra può far baluginare nell’immaginario di persone più o meno interessate ricadute positive della cosa, dall’altra si tarpano le ali a chi verrà dopo, impedendo la partecipazione ai prossimi due bandi. Correttezza avrebbe voluto che, a scadenza di mandato, si attendesse il rinnovo del Consiglio e della Giunta.

Nel mondo delle favole – continuano nella nota – la Benevento “Del Vecchio” funzionerebbe a meraviglia, e la gente vivrebbe in maniera felice e senza troppe preoccupazioni, ammaliata a tal punto dalle note suadenti e stregate di un pifferaio magico, da seguirlo ovunque egli andasse.

E invece dobbiamo uscire da questo sogno fatato e ingannevole che lega le nostre vicende umane ad una città delle meraviglie e dei paradossi, dei debiti reali e dei crediti promessi, dei fantasmi (AMTS, Malies) e delle chimere, dei fondi stanziati e mal spesi, o peggio ancora non utilizzati e dati indietro per mancanza di progettualità seria e autentica.

La retorica del consigliere Miceli sull’elenco di spazi, teatri e meraviglie che ci lascia in dote l’amministrazione uscente non deve ingannarci. Egli si fa paladino della politica del fare, ricordandoci che il Teatro De Simone oggi c’è, e infatti il premio Strega, tanto caro a Del Vecchio, viene celebrato al Teatro Massimo (a pagamento), e prima ancora al Teatro Cinema San Marco (chiuso da qualche mese); che il teatro San Nicola è stato ristrutturato (s’ode un rombo lontano come di slogan…) e presto verrà affidato alla gestione del Conservatorio (non certo qualche altra associazione musicale che opera con merito e fatica sul territorio); che il Piccolo Teatro Libertà e il prossimo gioiello (incastonato nell’elenco delle opere buone dei nostri samaritani) San Vittorino e il teatrino all’interno della Spina verde inaugurata in tutta fretta sono la foglia di fico necessaria per coprire l’inerzia dolorosa nei confronti degli affreschi della cripta di San Marco ai Sabariani.

Un lungo elenco di parole, opere e omissioni – scrivono i candidati del M5s – che dovrebbero produrre un valore visto l’immenso patrimonio culturale presente sul territorio (compreso un sito Unesco), e che invece non ha comportato, in ben dieci anni di amministrazione Pepe-Del Vecchio alcun risultato positivo in termini di presenze turistiche e di introiti.

La questione è che questo nostro patrimonio non è utilizzato bene e il motivo sta nell’assenza di una visione strategica dello sviluppo e della gestione delle risorse culturali che consenta di rilanciare la domanda di cultura da parte dei cittadini e dei turisti.

C’è un modello preso come esempio dagli amministratori Unesco che intendono proporre nelle rispettive città ed è situato in Sardegna: Barumini. Un piccolo centro di 1300 abitanti che, grazie alla Fondazione Barumini Sistema Cultura, costituita nel 2006 facendo riferimento al sistema di gestione pubblico-privato sulle ricchezze archeologiche e culturali del territorio, ha portato ad una notevole crescita della domanda culturale e turistica, in una regione economicamente depressa.

Come vedete, cari candidati sindaco e candidati consiglieri, non è sufficiente possedere una quota di beni culturali per attrarre automaticamente la domanda di consumo culturale. Un territorio dotato di siti storico-architettonici, di paesaggi culturali, di tradizioni storiche richiede un livello di progettazione adeguato per l’offerta dei servizi culturali che rendano facilmente fruibili i beni artistici. Ciò significa, non soltanto rendere accessibili musei o aree archeologiche, ma qualificare la rete di servizi primari che ne favoriscano la corretta fruizione: informazione, comunicazione, trasporti, ricettività turistica, ecc.

Per concludere, cultura e turismo possono formare un binomio vincente, capace di creare reali opportunità di lavoro e di crescita sostenibile e duratura, ma i protagonisti beneventani della politica sono incapaci di rafforzare la capacità attrattiva dei nostri territori e valorizzarli. È tempo di scelte coraggiose”.

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