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Comune di Benevento

Festa della Repubblica, il discorso del sindaco di Benevento Fausto Pepe

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In occasione della celebrazione della Festa della Repubblica, il primo cittadino di Benevento, Fausto Pepe, ha tenuto il seguente discorso.
“Voglio rivolgere il mio saluto e quello della città di Benevento alle Autorità civili, militari e religiose, oggi qui intervenute in occasione delle solenni celebrazioni del 2 Giugno. Un particolare cenno di affettuoso benvenuto lo porgo a Sua Eccellenza, il prefetto di Benevento Paola Galeone, recentemente insediatasi nella nostra Provincia.

La Festa della Repubblica costituisce una valida occasione per rappresentare in maniera ufficiale e solenne l’unità delle Istituzioni repubblicane. Una circostanza lieta, attraverso la quale ribadire la salda presenza sui territori, dello Stato.

Oltre ogni formalismo e al di là di qualunque retorica, voglio sottolineare come l’odierna presenza dei vertici istituzionali del Sannio, non rappresenti solo occasione di parata, bensì la migliore risposta a qualunque deriva anti istituzionale.

Il 2 giugno, anniversario del referendum che in maniera democratica, e per la prima volta a suffragio universale, decretò l’assetto repubblicano dell’Italia, è sicuramente tra i momenti più significativi di quelli chiamati a celebrare la storia della nostra Nazione.

Il valore costituente e le conseguenze politiche, sociali ed economiche che discesero da quella scelta popolare, hanno caratterizzato la vita di milioni di persone. Incidendo sui rapporti quotidiani tra categorie produttive, rappresentanze istituzionali, singoli cittadini: quel referendum ha permesso la libertà democratica all’interno della quale l’Italia ha saputo affrontare nei decenni, crisi sociali e contraddizioni sistemiche che, non senza sforzi e importanti sacrifici, oggi ci consentono di guardare con speranza e a testa alta qualunque sfida.

La granitica malleabilità dell’apparato costituzionale, ha dato all’Italia la possibilità di comprendere ed assecondare anche le pulsioni di rinnovamento. Donne e uomini di orgogliosa levatura culturale, morale e politica, hanno saputo declinare le esigenze e i diversi bisogni del nostro Paese, armonizzandoli con regole certe e uguali per tutti.

La radice della democrazia è anche in questa capacità di sintesi tra le diversità: l’Italia ha dimostrato al Mondo di saper coltivare questo anelito, anche a notevole distanza da quello storico momento di passione civile.

Reduci da una guerra che come sempre aveva disseminato morte e distruzione, in nome di presunte superiorità, persino basate su differenze razziali, l’Italia ferita quasi a morte, riuscì a fare i conti con le macerie del proprio presente, per edificare l’impalcatura su cui è stata costruita la storia del nostro Paese.

Oggi, per fortuna in condizioni assolutamente diverse, viviamo esigenze per certi versi sovrapponibili. Lo sentiamo ripetere da tempo, non solo nelle analisi degli economisti, il Paese si trova a dover affrontare difficoltà economiche in tutto simili a quelle di un evento bellico.
Non possono dunque sorprendere il malcontento e le proteste che infiammano il dibattito sociale e politico. Il monito è riecheggiato nelle scorse ore, anche dalle parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si è rivolto ai vertici degli uffici territoriali di Governo.
Ai prefetti ed a tutti coloro che ricoprono funzioni pubbliche, la Prima Carica dello Stato ha voluto raccomandare massima disponibilità all’ascolto e alla comprensione del malessere, opportunamente aggiungendo, poi, accorta vigilanza e controllo adeguato avverso ogni forma di prevaricazione, violenza ed illegalità.

Siamo come 68 anni fa, quando il Popolo venne chiamato alla scelta tra l’assetto monarchico e quello repubblicano, di fronte a scelte strategiche, decisive per il futuro dei nostri figli e delle prossime generazioni.

Riforme che non mancheranno di coinvolgere l’architettura istituzionale della Repubblica e che per questa stessa ragione, potrebbero trovare nel dissenso generato dalla crisi economica, un formidabile propellente per la contrapposizione e la protesta.
Non possiamo non considerare legittimo il dissenso, non possiamo ignorare la contestazione, non possiamo volgere lo sguardo altrove quando a bussare alle porte delle Istituzioni sono direttamente coloro che vivono le nuove e terribili povertà. L’Italia, Paese dalla solida tradizione di accoglienza, e dal passato purtroppo attuale fatto anche di emigrazione, non può non aprire le porte della speranza a chi muove verso di noi partendo dai numerosi Sud del Mondo.

Queste sfide necessitano di un nuovo spirito costituente, improntato alla solidarietà verso gli ultimi, ma anche intriso della lungimiranza capace di assicurare benessere diffuso.

Questo l’anelito per vivere a pieno e rendere attuale, anche nel 2014, il 2 giugno, Festa della Repubblica! Una spinta propulsiva attraverso cui interpretare con speranza il futuro, attrezzandosi con qualità alle sfide.

Il palco dal quale oggi celebriamo la nostra Repubblica, come tanti simboli della nostra democrazia, a partire dal glorioso Tricolore, non sono e non possono essere descritti come ostacoli al rapporto tra cittadini ed istituzioni, così come una vulgata populista tenta di accreditare. La forma solenne imposta dai festeggiamenti costituisce solo un momento di esaltazione del nostro apparato istituzionale che rimane a servizio delle nostre comunità.

Molti dei miei colleghi sindaci, oggi qui presenti, hanno solo qualche giorno fa ottenuto il proprio mandato popolare: a loro rivolgo gli auguri di buon lavoro, sapendo quali sono le difficoltà che incontreranno. Nei momenti difficili ricordatevi che siete voi i primi rappresentanti dei vostri territori. Con le fasce e le bandiere che rappresentano la nostra Repubblica, siamo ancora più visibili agli occhi di chi cerca confronto e conforto. A questo ruolo ci hanno demandato i titolari della sovranità!

Ed io sono convinto che grazie al lavoro duro, ma anche gratificante di ciascun italiano, grazie all’impegno coordinato di istituzioni e cittadini, riusciremo presto a scrivere un’altra gloriosa pagina della nostra storia democratica.

Da Benevento è un moto convinto quello che oggi ci spinge ad inneggiare alla nostra casa comune: viva il 2 giugno,
viva l’Italia repubblicana e democratica.”

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