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SANNIO

Licenziamenti GE.PO.S, i sindacati chiedono chiarezza sui conti e sui controlli dell’ASL

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Si è svolta questa mattina, davanti alla clinica GE.P.O.S. di Telese Terme, la manifestazione di protesta promossa da FP CGIL e UIL FPL contro il licenziamento di tre dipendenti della struttura: due tecnici di laboratorio e una cuoca, tutti con circa trent’anni di servizio alle spalle.

Una mobilitazione che ha registrato una significativa partecipazione, con la solidarietà di cittadini e utenti della clinica. Presenti anche rappresentanti politici locali e provinciali, tra cui il segretario territoriale provinciale del Partito Democratico, un consigliere comunale di minoranza di Telese Terme, un consigliere comunale di minoranza di Ponte e il responsabile provinciale del Movimento 5 Stelle. Dai loro interventi è arrivata la vicinanza ai lavoratori e l’impegno a mantenere alta l’attenzione sulla vicenda.

Per le organizzazioni sindacali, tuttavia, alla solidarietà devono seguire risposte concrete. Al centro della protesta ci sono non soltanto i licenziamenti, ma anche le richieste di chiarimento rivolte da mesi alla dirigenza dell’ASL di Benevento sugli approfondimenti e sui controlli effettuati presso la struttura.

Dopo il tavolo tenutosi in Prefettura, ricordano FP CGIL e UIL FPL, era stato assunto l’impegno di comunicare alle organizzazioni sindacali gli esiti degli accertamenti. Un riscontro che, secondo i sindacati, non sarebbe ancora arrivato, a oltre quattro mesi di distanza.

Nel corso della manifestazione, il responsabile provinciale del Movimento 5 Stelle ha annunciato l’intenzione di attivarsi attraverso una comunicazione formale al direttore generale dell’ASL. I sindacati chiedono ora di conoscere quali verifiche siano state svolte, quali risultati abbiano prodotto e se siano stati adottati provvedimenti conseguenti.

«Non è accettabile che una struttura sanitaria accreditata, che opera anche attraverso risorse pubbliche, sia interessata da una vicenda occupazionale di questa portata senza che le legittime richieste delle organizzazioni sindacali ricevano risposte chiare e documentate», è la posizione espressa nella nota.

Un altro punto sollevato da FP CGIL e UIL FPL riguarda la precedente composizione societaria della GE.P.O.S. Secondo le ricostruzioni giornalistiche richiamate dai sindacati, la famiglia Di Pietro, oggi alla guida della struttura, deteneva in precedenza una partecipazione di minoranza nella società, mentre la maggioranza delle quote era riconducibile alla precedente proprietà.

Da qui una serie di interrogativi sulla conoscenza della situazione economica e patrimoniale della clinica da parte degli attuali proprietari, sulle informazioni a loro disposizione e sulle iniziative eventualmente intraprese prima di arrivare ai licenziamenti.

I sindacati precisano di non voler formulare accuse preventive né attribuire responsabilità non accertate, ma chiedono che vengano ricostruiti i passaggi societari e gestionali che hanno condotto alla situazione attuale. «Essere stati soci di minoranza non significa automaticamente aver amministrato la società o avere avuto piena conoscenza di ogni aspetto contabile», sottolineano, evidenziando la necessità di chiarire quali informazioni fossero disponibili e quali poteri di controllo potessero essere esercitati.

Al centro della contestazione c’è anche la situazione economica della struttura. Nel corso degli incontri, riferiscono le organizzazioni sindacali, sarebbe stata rappresentata un’esposizione prossima ai sette milioni di euro, descritta come perdita o debito. Un dato che, secondo FP CGIL e UIL FPL, deve essere precisato attraverso bilanci e documentazione ufficiale, distinguendo le diverse grandezze contabili.

Le notizie pubblicate sulla procedura di riduzione del personale hanno inoltre riportato una perdita d’esercizio di circa 3,68 milioni di euro nel 2025, indicata tra le motivazioni addotte dall’azienda per la riorganizzazione.

I sindacati chiedono quindi alla proprietà di illustrare il piano di risanamento e rilancio della GE.P.O.S., chiarendo quali alternative ai licenziamenti siano state valutate, quali interventi siano stati programmati per affrontare le criticità economiche e quali garanzie siano previste per i lavoratori.

Nel mirino anche le scelte organizzative, comprese le eventuali esternalizzazioni di servizi e le nuove assunzioni segnalate dalla stampa, la cui effettiva consistenza dovrà essere verificata. Per le organizzazioni sindacali è necessario comprendere la coerenza tra le motivazioni economiche addotte per ridurre il personale e le successive decisioni organizzative.

FP CGIL e UIL FPL chiedono all’ASL di Benevento un riscontro formale e tempestivo sugli accertamenti richiamati in sede prefettizia. Alla Procura della Repubblica sollecitano la valutazione di eventuali profili di rilevanza penale, qualora emergano elementi concreti; alla Guardia di Finanza chiedono di valutare gli accertamenti di propria competenza sugli aspetti economico-finanziari e sull’eventuale impiego di risorse pubbliche. Un’ulteriore richiesta è rivolta alla Corte dei conti, per gli eventuali profili di competenza connessi alle risorse pubbliche, qualora ne ricorrano i presupposti.

Alla direzione e alla proprietà della GE.P.O.S. viene invece chiesto di chiarire le ragioni dei licenziamenti, le scelte organizzative adottate e le soluzioni considerate per salvaguardare l’occupazione.

«Non vogliamo processi mediatici. Vogliamo trasparenza, controlli e responsabilità accertate nelle sedi competenti», precisano i sindacati, che riportano al centro della vicenda la condizione dei tre dipendenti e delle rispettive famiglie.

La mobilitazione, assicurano FP CGIL e UIL FPL, non si fermerà. In assenza di risposte concrete da parte della dirigenza dell’ASL di Benevento, i sindacati annunciano una nuova manifestazione davanti alla sede della Direzione generale.

«Tre persone, dopo circa trent’anni di lavoro, si trovano ad affrontare la perdita del proprio posto e l’incertezza sul futuro delle rispettive famiglie», evidenziano, chiedendo che siano chiarite le ragioni per cui non sarebbe stato possibile individuare soluzioni alternative.

La richiesta conclusiva è quella di fare piena luce sulla vicenda, sia sul piano occupazionale sia su quello economico e amministrativo, nel rispetto delle competenze dei diversi soggetti coinvolti.

«I lavoratori non sono numeri e non possono diventare gli unici a pagare il prezzo di una crisi aziendale. Ora basta silenzio: vogliamo risposte, controlli e chiarezza», concludono FP CGIL e UIL FPL.

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