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Aggressioni al personale sanitario, l’Asl di Benevento alza il livello di sicurezza: “tolleranza zero” e nuove procedure operative

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Non più episodi isolati da gestire nell’emergenza, ma un fenomeno strutturale da prevenire, monitorare e contrastare con strumenti concreti. Dopo l’ennesima escalation di violenze nei confronti di medici, infermieri e operatori socio-sanitari in tutta Italia, l’Asl di Benevento recepisce le nuove indicazioni del Ministero della Salute e mette nero su bianco una procedura aggiornata che cambia radicalmente l’approccio alle aggressioni in corsia e nei servizi territoriali.

Il documento aziendale, aggiornato alla luce della Raccomandazione ministeriale n. 8 del marzo 2026, introduce un sistema articolato che va dalla prevenzione alla gestione operativa degli episodi, fino al supporto psicologico e legale per le vittime.

Il punto di partenza è chiaro: prevenire. L’Asl punta a individuare in anticipo le situazioni a rischio – come pronto soccorso, servizi psichiatrici, continuità assistenziale e front office – dove più facilmente si generano tensioni legate a tempi di attesa, stress e fragilità dell’utenza.

Per questo saranno rafforzate le misure di sicurezza: sistemi di allarme, videosorveglianza, controllo degli accessi, presenza di vigilanza e persino l’utilizzo di body-cam e geolocalizzazione per le attività più esposte. Ma non solo tecnologia: la strategia aziendale introduce anche un principio netto, quello della “tolleranza zero” verso ogni forma di violenza, fisica o verbale, con la possibilità per l’azienda di costituirsi parte civile nei procedimenti penali .

La vera novità riguarda però la gestione operativa degli episodi. L’aggressione viene classificata come “evento sentinella”, cioè un fatto grave che attiva automaticamente una serie di procedure obbligatorie.

In caso di violenza, l’operatore dovrà: informare immediatamente il responsabile della struttura; attivare i canali interni di emergenza; recarsi, se necessario, al pronto soccorso per gli accertamenti; segnalare formalmente l’episodio entro 24 ore attraverso il sistema informatico aziendale.

Da quel momento scatta un percorso preciso: indagine interna, segnalazione al Ministero della Salute entro cinque giorni e analisi approfondita delle cause entro 45 giorni, con eventuali correttivi organizzativi.

Parallelamente, è previsto il coinvolgimento delle Forze dell’Ordine e l’attivazione di tutte le tutele previste dalla legge.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda la presa in carico delle vittime. L’Asl garantisce supporto immediato non solo sanitario, ma anche psicologico e medico-legale, per evitare conseguenze a lungo termine come stress, burnout o abbandono del lavoro.

Non è un dettaglio: le aggressioni, anche verbali, incidono pesantemente sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza dei pazienti. I dati nazionali parlano di migliaia di episodi ogni anno e di un fenomeno spesso sottostimato.

Accanto alle misure operative, la procedura punta molto sulla formazione. Tutto il personale sarà coinvolto in corsi specifici per riconoscere i segnali di escalation e gestire le situazioni critiche. L’aggressività, infatti, viene letta come un processo in più fasi – dalla tensione alla crisi – che può essere intercettato e disinnescato con le giuste competenze.

L’obiettivo è costruire una vera e propria cultura della sicurezza, in cui ogni episodio venga segnalato, analizzato e utilizzato per migliorare il sistema.

Con questa nuova procedura, l’Asl di Benevento compie un passo deciso verso un modello organizzativo più strutturato e consapevole. Non si tratta solo di difendere gli operatori, ma di garantire un sistema sanitario più sicuro ed efficiente per tutti. Perché dietro ogni aggressione non c’è solo una vittima, ma un intero servizio che rischia di fermarsi. E oggi, più che mai, la sicurezza di chi cura diventa una priorità non più rinviabile.

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