ECONOMIA
Territori in bilico – La crescita del Mezzogiorno passa attraverso coesione sociale e infrastrutture
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Nel 2024/25 il sud Italia ha registrato una crescita del PIL superiore al nord (+1% contro 0,6%), tuttavia il reddito pro capite si attesta a circa 40.000 euro al nord contro i 25.637 euro del mezzogiorno d’Italia. Nonostante il recupero, la questione meridionale rimane legata a una differenza strutturale. Ma con l’attuazione del PNRR il sud cresce di più del nord, questo dimostra che se vi è un approccio di coesione sociale e le politiche di sviluppo vengono concepite ed indirizzate ad assecondare tali esigenze, il sud diventa volano non solo di crescita ma anche di sviluppo economico.
Fatta questa dovuta premessa mi vedo costretto a ricordare che l’ultima attività governativa di comparazione dei servizi tra nord e sud fu fatta dal ministro Boccia e finita in un cassetto per le devastanti conclusioni che penalizzavano la mobilità e le reti infrastrutturali che animano la vita del sud in confronto di quella del nord. Per le zone interne del meridione vi è un ulteriore aggravante ossia quella di essere divenute destinatarie di cd. “politica di risulta”.
Per esempio, prendiamo il Sannio che risulta avere circa 270.000 residenti per cui incide poco sulle dinamiche elettorali della Campania, facendolo diventare spesso il “retrobottega” della regione e addirittura negli ultimi anni anche la sua rappresentanza politica è stata dimensionata tant’è vero che oggi abbiamo due rappresentanti a fronte dei quattro esistenti negli anni precedenti. Tale dinamica innanzi descritta si configura in molte altre regioni, nelle zone interne e causa non solo di politiche di risulta, ma anche dell’esautoramento della loro capacità e rappresentanza politica. La desertificazione dei territori, la riduzione di servizi basilari, la riduzione dei nuclei familiari e la conseguente contrazione delle nascite, si unisce ad una migrazione dei nostri giovani verso il nord e l’estero. Sempre più spesso i nostri giovani se ne vanno per vivere un’esperienza universitaria e finiscono per risiedere stabilmente nelle città del nord. Va detto tuttavia che esiste una timida risposta dei nostri atenei, in primis università del Sannio, ma anche Bari, Potenza, Foggia, cominciano a dare una risposta che argina questo problema ma va rafforzata l’offerta abitativa e le condizioni di servizi scolastici in modo che un’esperienza al sud possa essere moderna e performante anche per un giovane del nord. Bisogna, al fine di vedere il bicchiere mezzo pieno, prendere atto che l’università del Sannio di Benevento ha fatto un salto strutturale notevole e che può offrire un’offerta universitaria di livello e con infrastrutture moderni e confortevoli.
Occorre individuare politiche di coesione sociale e di crescita infrastrutturale con la consapevolezza che le “zone interne”, ma il sud tutto, rappresentano un’opportunità di crescita molto più concreta e duratura di un nord che è in “overbooking” di infrastrutture che ormai non segnano un concreto tasso di crescita infrastrutturale come invece avviene nel sud.
Antonio Campese – presidente CLAAI Benevento



