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ECONOMIA

Oltre un secolo di giocattoli e meraviglia: la storia di Del Basso, lo store magico che a Natale realizza i sogni dei bambini sanniti

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A Benevento c’è un luogo dove il Natale non arriva: sboccia. Sboccia tra gli scaffali colorati, tra il fruscio delle carte regalo e lo stupore che illumina gli occhi dei bambini. È un luogo dove i piccoli sussurrano desideri e gli adulti, quasi senza accorgersene, ritrovano il passo lieve della loro infanzia. Quel luogo si chiama Del Basso Giocheria. E racconta una storia che da più di un secolo attraversa la città come una luce accesa nella notte d’inverno.

Quando a Benevento si parla di giocattoli, infatti, non si parla solo di negozi: si parla di una famiglia. Di un’eredità fatta di lavoro, coraggio, intuizioni e sogni. Un filo che dal 1918, con Michele Del Basso, si è intrecciato alla vita della città, resistendo a guerre, alluvioni, rivoluzioni del commercio, e arrivando fino a oggi senza mai spezzarsi. Oggi a custodirlo sono papà Antonio e i figli Claudio e Willy: tre generazioni che si stringono nello stesso abbraccio, tre modi diversi di sognare che parlano un’unica lingua. La lingua del gioco.

Claudio sorride mentre ricostruisce la storia della sua famiglia. Il tono è quello di chi non racconta un semplice ricordo, ma un’origine, quasi un mito familiare: “Il negozio del mio bisnonno, a piazza Orsini, vendeva posate e articoli per la casa. Sembrava un mondo lontanissimo da quello che siamo oggi. Ma sotto Natale arrivavano i primi giocattoli… ed è da lì che è iniziata la magia.”

Negli anni Cinquanta, nonno Wilman apre il suo negozio di articoli da regalo. Poi arrivano gli anni Ottanta, gli anni del colore, della fantasia, delle idee che brillano. La mamma di Claudio – tedesca, precisa, visionaria – cura le vetrine come fossero scenografie in miniatura. Papà Antonio, invece, guarda avanti e immagina qualcosa di mai visto in città: un grande negozio esclusivamente dedicato ai giocattoli. Nasce così il megastore di Corso Garibaldi, nell’ex sede della Banca Popolare dell’Irpinia. Sette vetrine come sette finestre sulla meraviglia, un palazzo che sembra respirare luci e sorprese. “Era enorme, quasi folle per l’epoca”, sorride Claudio.
“Uno dei più grandi della Campania, forse d’Italia. E fu un successo incredibile”.

Claudio non ha iniziato a lavorare nel settore dei giocattoli: ci è cresciuto. Lui è figlio di un negozio, fratello delle sue luci, compagno di giochi dei personaggi esposti sugli scaffali: “Mi ricordo l’esplosione della moda dei Cavalieri dello Zodiaco. Con gli amici ci chiudevamo nel sottoscala del negozio, inventando avventure mitologiche. Poi rimettevo tutto a posto… e il gioco tornava in vendita”. Un’infanzia costruita con plastica colorata, cartone, profumo di Natale e l’eco lontana della musica nelle strade del centro.

Oggi Del Basso Giocheria è un piccolo universo con tre stelle: uno store a Benevento, uno a Montesarchio, un altro ad Ariano Irpino. Il cuore pulsante è quello di via dei Mulini, inaugurato giusto quattro anni fa. Una scelta dettata dalla logistica, certo – “I clienti hanno bisogno di parcheggiare comodamente”, spiega Claudio – ma che non ha intaccato la magia.
Perché quella, a via dei Mulini, vive ovunque: negli scaffali, nell’aria, negli occhi di chi entra.

A dicembre, poi, tutto cambia. Le corsie si stringono per far posto ai sogni, le letterine arrivano come fiocchi di neve, i bambini percorrono gli scaffali con lo stupore di chi si trova di fronte al laboratorio segreto di Babbo Natale. Dal Black Friday comincia un rito che ogni anno si rinnova. Eventi, promozioni, week end speciali, file interminabili, ultimi regali all’ultimo istante: “Sempre nel giorno della Vigilia succede che qualcuno cerchi proprio il giocattolo finito pochi giorni prima”, racconta Claudio, scuotendo la testa con un sorriso affettuoso.

Ma c’è un ricordo che supera tutti gli altri: la Festa di Santa Claus nata nel 2009 nel vecchio store di via Falcone e Borsellino, al Rione Ferrovia: “C’erano anche 200 bambini in fila. E Babbo Natale era mio padre Antonio. Faceva domande ai bambini sui regali desiderati… era una piccola indagine di mercato travestita da magia”. Una scena che sembra tratta da un film di Natale: reale, semplice, bellissima.

In questa favola imprenditoriale non sono però mancati i momenti difficili. Il 15 ottobre 2015, l’alluvione travolse due depositi della famiglia. In un mese che per un negozio di giocattoli è vitale, visto l’avvicinarsi del Natale, non rimasero prodotti né scorte: “I fornitori ci salvarono. Si fidavano di noi, del nostro lavoro e della nostra serietà. Grazie a loro abbiamo potuto ricominciare”. È uno dei passaggi più intensi della loro storia: un Natale salvato dalla fiducia, dalla rete invisibile di relazioni costruite in cento anni di vita.

Oggi il commercio vive nuove sfide, ma Claudio lo dice con disarmante semplicità: “Quando un bambino entra nel nostro store, ammira le nostre vetrine e lo vedi incantato, capisci che nessun sito web potrà mai regalare quella emozione”. Sì, perché Del Basso Giocheria non espone solo prodotti: espone mondi. Ogni scaffale è una storia, ogni vetrina è una promessa, ogni angolo è un invito a sognare. E poi c’è la nuova magia dei social: sketch, video, momenti divertenti. Claudio li crea quotidianamente e li mette on line per far conoscere giochi e creare un legame ancor più speciale con i suoi clienti: “Mi diverto. Il gioco è il mio mondo. Sui social cerco solo di portare un sorriso”.

E allora, entrando nel megastore di via dei Mulini, capita sempre la stessa cosa. Gli adulti rallentano. Si guardano intorno. E senza accorgersene tornano bambini. I più piccoli, invece, fanno quello che sanno fare meglio: sognano. Con gli occhi grandi, le mani tese, e quel misto di stupore e felicità che solo un giocattolo, a Natale, sa regalare. Perché un negozio di giocattoli non è un posto dove si acquista qualcosa. È un posto dove si ritrova qualcuno: se stessi, quando si aveva cinque anni. E a Natale, più che mai, quella magia torna a brillare. E nessuna alluvione, nessuna crisi, nessun e-commerce potrà mai spegnerla.

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