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CRONACA

Sant’Angelo a Cupolo, gli sospendono assegno di inclusione e aggredisce dipendente comunale: arrestato 51enne

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Una violenta aggressione ha scosso la tranquilla cittadina di Sant’Angelo a Cupolo nella tarda mattinata di ieri. Un uomo di 51 anni, residente nel comune sannita è stato arrestato in flagranza di reato dai militari dell’Arma dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile (N.O.R.) della Compagnia di Benevento.

Il tutto è accaduto all’interno del Municipio, in via Pietro Nenni, dove l’uomo si era recato per protestare contro la sospensione del beneficio economico (Assegno d’inclusione) a suo favore. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 51enne avrebbe dato in escandescenze, accusando una dipendente del Comune di essere la responsabile della sospensione dell’A.D.I..

In preda alla rabbia, l’uomo avrebbe dapprima rivolto gravi minacce alla donna, per poi scagliarsi fisicamente contro di lei. Dopo aver spinto con violenza una scrivania contro la malcapitata, avrebbe lanciato un monitor di computer contro la funzionaria che, solo per un soffio, è riuscita a schivarlo.

Immediato l’arrivo dei Carabinieri, avvisati dalla dipendente. I militari, giunti tempestivamente sul posto, hanno bloccato l’uomo e lo hanno tratto in arresto per violenza e minaccia a Pubblico Ufficiale e danneggiamento.

Dopo le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria informata dai Carabinieri, il 51enne è stato ristretto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari.

L’episodio, che ha inizialmente suscitato preoccupazione tra i dipendenti comunali e la cittadinanza, ha visto un pronto e risolutivo intervento dei carabinieri della Compagnia di Benevento, il cui operato ha riportato tranquillità e sicurezza, rafforzando la fiducia nelle istituzioni e nella gestione delle situazioni sociali più delicate.

LA NOTA DELLA FP CGIL – “Lo stato taglia i servizi e le risorse depauperando i territori e le popolazioni, e a farne le spese sono ancora una volta i pubblici dipendenti, messi lì quasi come in una trincea, a dover fare da cuscinetto tra servizi tagliati e le necessità della gente, necessità sempre più crescenti. A farne le spese stavolta è stata un’ assistente sociale in servizio presso il Comune di Sant’ Angelo a Cupolo, “colpevole” (secondo l’ aggressore) della mancata erogazione del reddito di inclusione, una misura certamente importante per il sostentamento delle persone più fragili del corpo sociale, un mezzo in grado di consentire la sopravvivenza di chi è costretto altrimenti a patire la solitudine, l’ abbandono, lo scherno e la fame nei nostri piccoli centri così come nelle grandi città.

Un’ aggressione sfociata in rabbia con violenza contro l’operatrice e contro oggetti di proprietà dell’ ufficio, con momenti di paura e malore che hanno coinvolto anche altri presenti, e che ha richiesto il necessario intervento della forza pubblica. All’ assistente sociale, naturalmente priva di ogni responsabilità per via di una misura presa in ambito governativo, va tutta la solidarietà della FP CGIL.

Esecrabile il gesto dell’utente che non può essere giustificato dalla necessità. Troppo spesso ci stiamo abituando ad atti violenti, aggressioni inaccettabili ai danni del personale che opera nei servizi pubblici, il più delle volte, in quelli essenziali che resistono grazie allo spirito e alla abnegazione dei lavoratori pubblici che si trovano spesso a pagare colpe che non sono loro ma di chi, in nome dell’economia e della spending review, conosce solo un modo per operare attraverso i tagli lineari che colpiscono i cittadini e soprattutto quelli più vulnerabili.

Non basterà solo la sicurezza nei luoghi di lavoro e la prevenzione dei fenomeni di violenza in tali contesti, che auspichiamo anche in termini di superamento di un modello culturale che antepone l’aggressività al dialogo, ma occorre ragionare su nuovi modelli sociali che mettano al centro il lavoro, il servizio pubblico, la persona e i suoi bisogni.

I cittadini lasciati in assenza di quei servizi così vitali per la loro sopravvivenza, si pensi alla sanità (principalmente quella della emergenza ) dove tali episodi si ripetono sempre più spesso, e dove le persone presenti, lavoratori e lavoratrici, quelle che ci mettono la faccia nel compiere il loro dovere, si trovano poi a pagare per delle responsabilità legate a scelte di privazione calate dall’ alto, da quelle vette di un potere talmente cinico da consentire lo smantellamento del welfare”. 

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