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POLITICA

Il metodo Martusciello

Solo se De Luca dovesse decidere di rompere con il Pd, per provare la corsa in solitaria in chiave civica, il centrodestra potrebbe puntare a vincere in Campania. A patto, ovviamente, che si faccia trovare pronto. Se il centrodestra non è padrone del proprio destino, il destino va accompagnato e non atteso, quindi subìto

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L’onorevole Fulvio Martusciello ha tutte le ragioni di avanzare, con il sostegno del suo partito, la propria candidatura alla Presidenza della Regione Campania per il centrodestra. E ha tutte le ragioni di premere pubblicamente, come sta facendo ormai da settimane, affinché si apra immediatamente il confronto tra gli alleati sul tavolo nazionale, posto che Fratelli d’Italia, altrettanto legittimamente, ha già da tempo avanzato la candidatura del vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli, rivendicando il ruolo guida del partito nell’ambito della coalizione in ossequio agli equilibri sul piano nazionale.

Insomma a Martusciello va riconosciuto il merito di aver rotto l’inerzia dell’immobilismo e dei tatticismi, di aver aperto formalmente la partita interna per la scelta del candidato apicale, in un contesto che oggettivamente non lascia grandi speranze al centrodestra e nel quale sarebbe persino impossibile individuare un profilo estraneo alle dinamiche dell’appartenenza partitica disponibile a farsi carico di una contesa dall’esito considerato scontato.

Non c’è riferimento del centrodestra che in questo momento sarebbe disponibile a scommettere un euro sulla possibile vittoria in Campania, tutti convergono nel ritenere che solo una spaccatura del centrosinistra potrebbe in qualche misura rendere contendibile la contesa. Insomma, solo se De Luca dovesse effettivamente decidere di rompere con il Pd e con il resto del campo progressista, per provare la corsa in solitaria in chiave civica, un centrodestra appena credibile potrà puntare a vincere.

Potrà, eccoci al punto, a patto che si faccia trovare pronto. Perché nelle condizioni in cui versa oggi nemmeno se la giocherebbe. Le regionali si vincono con le liste più che con il candidato apicale, si vincono con la capacità di arruolare candidati forti e radicati, saldando interessi, poteri e utilità marginali, allargano la capacità di rappresentanza in primo luogo nella platea degli amministratori. Il grande, enorme limite di questo centrodestra è data proprio dalla debolezza in termini di apparati e di capacità di rappresentanza, un vuoto che può essere colmato solo tornando a presidiare i territori, recuperando riferimenti all’ombra di ogni campanile, assise comunale per assise comunale, mettendo in campo una prospettiva chiara sulla quale provare ad aggregare, ad attrarre interessi e ambizioni, a strappare utilità marginali al fronte opposto.

Per fare questo servono due cose: la prospettiva di cui sopra e il tempo. L’insistenza di Martusciello va in questa direzione: se, come detto, il centrodestra campano non è padrone del proprio destino, è pur vero che il destino va accompagnato e non atteso, quindi subìto.

Il centrodestra non è nelle condizioni di rinviare alla prossima estate la scelta del candidato apicale, deve necessariamente sciogliere il nodo entro la fine di quest’anno a prescindere da quel che ne sarà di De Luca e del centrosinistra, persino a prescindere dalla possibilità, sempre più concreta, che questa maggioranza possa approvare una nuova legge elettorale, in senso proporzionale, che restituirebbe all’assise l’onere e l’onore di individuare il Presidente della prossima giunta tra gli eletti. Un artifizio che consentirebbe a De Luca di sottrarsi al veto del Nazareno ma che escluderebbe certo il rischio di spaccature e lacerazioni nel Pd e nel centrosinistra.

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