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Salute

Asl, Boccalone: ‘Tempi di attesa troppo lunghi per visite specialistiche’

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‘I tempi di intervento dell’ASL, in termini di percorrenza di automediche ed ambulanze, sono non poco elastici. Sarebbe auspicabile conoscere i sistemi e i metodi seguiti per la quantificazione dei tempi di intervento in ambito emergenza/urgenza del 118. La visione dell’ASL sulla gestione delle emergenze, di recente resa attraverso dichiarazioni pubbliche, attende appropriati riscontri tecnici. Le dichiarazioni di efficienza del sistema non sembrano infatti trovare conforto nei recenti accadimenti tragici che hanno segnato il territorio fortorino. Un tentativo, che si palesa estremo e malcelato, di sminuire la gravità dell’attuale situazione della sanità locale’. A scriverlo in una nota Nicola Boccalone, referente del Tribunale dei diritti del malato.

‘L’organizzazione di servizi pubblici si affronta con sistematicità e attraverso l’elaborazione di progetti e programmi definiti con pianificazione delle risorse disponibili. Le dichiarazioni rese, senza supporto di adeguate motivazioni, rischiano di assumere il sapore di una visione di parte e insipida che non tiene conto della complessità del territorio. In ambito di visite specialistiche, l’elasticità nel dare risposta ai cittadini è andata oltre l’immaginabile e la realtà ha superato la fantasia.

Il caso.

All’Associazione è pervenuta, da parte di una cittadina di San Giorgio del Sannio (BN), una segnalazione sui tempi di attesa per una visita specialistica presso l’Asl di Via XXIV Maggio di Benevento. Ebbene, sempre peggio per chi non può permettersi visite private. Il tempo di attesa indica il numero di giorni che intercorre tra la data di prenotazione e la data di erogazione delle prestazioni sanitarie. Nel caso segnalato: a settembre viene richiesta la visita specialistica e la prenotazione fissata per il giorno 19 dicembre 2024. Sedici mesi dalla prenotazione per una visita specialistica! Tempi di attesa che lasciano incertezza, preoccupazioni e non poche perplessità, se si considera che per la salute il fattore tempo è decisivo per intervenire velocemente e prevenire peggioramenti dello stato di salute.

Diversamente da chi può permettersi di recarsi presso strutture private, senza fare alcuna fila, – aggiunge – c’è chi, per un controllo o visita specialistica, è tenuto ad aspettare i tempi dettati dall’ASL, dovendo rassegnarsi all’attesa del proprio turno, convivendo intanto con la preoccupazione circa l’evoluzione della propria condizione di salute fisica e sempre affidandosi al buon Dio.
Eppure il sistema è dotato di una legge stringente sulle liste d’attesa.

Il Servizio sanitario regionale, attraverso il decreto n. 52 del 4/7/2019 del commissario ad acta, che recepisce le linee guida nazionali e prevede che il sistema debba garantire una prestazione:

U (Urgente) da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore; B (Breve), da eseguire entro 10 giorni; D (Differibile), da eseguire entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; P (Programmata) da eseguire entro 120 giorni. Ancora una volta, i LEA ( Livelli Essenziali di Assistenza) hanno difficoltà a trovare ingresso nel nostro territorio. Ad ogni buon conto, la comunità deve essere risarcita, poiché decorsi il temine limite dei 120 giorni, l’Asl è tenuta a garantire la visita specialistica al richiedente a suo carico.

Nessun cittadino, al pari della signora di San Giorgio del Sannio, deve sentirsi espulso dal sistema sanitario pubblico, se non per libera scelta. È appena il caso di ricordare che il D.Lgs. n. 124 del 1998 regolamenta le liste d’attesa, indicando che le Regioni, attraverso le Aziende Unità Sanitarie locali e le AA.OO., devono stabilire i tempi massimi che intercorrono tra la richiesta della prestazione e la sua esecuzione. Questo intervallo di tempo deve essere reso pubblico e comunicato all’assistito al momento della richiesta.

Visita privata ma al costo del ticket. Se i tempi massimi di attesa superano quelli stabiliti, si può chiedere che la prestazione venga fornita in intramoenia senza dover pagare il medico come “privato”, bensì corrispondendo solo il ticket. Un diritto che può essere esercitato per tante tipologie di esami e visite specialistiche.

La differenza di costo è a carico dell’Azienda Sanitaria locale. Se il cittadino ha l’esenzione dal ticket, non paga la prestazione e il relativo costo rimarrà a totale carico dell’Azienda Sanitaria locale. Il funzionamento della sanità pubblica locale – conclude – continua a rivelarsi nella sua cruda realtà’.

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