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Ponte Valentino al posto di Valle Ufita: mentre noi litighiamo stanno cancellando le aree interne dalla mappa del futuro

Gli esecutori sono a Roma, la regia a Napoli. Se a Benevento qualcuno ha brindato alle parole del governatore evidentemente non ha colto la portata della posta in palio. Chi in Irpinia, viceversa, prova a liquidare la questione denunciando lo scippo ordito dai sanniti in combutta con il governatore è come lo stolto che guarda al dito. Stiamo perdendo tutti

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Contrariamente a quanto affermato dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la priorità, per quanto riguarda l’attuazione del Pnrr, non può essere semplicemente quella di non perdere i soldi. Si trattasse di questo tutto sarebbe più semplice, perché basterebbe ripercorrere la via di sempre: laddove non si è in grado di spendere le risorse queste vengono dirottate altrove, ad un’altra latitudine dove migliore è il contesto, la capacità progettuale e di spesa.

Intendiamoci, non stiamo attribuendo a Giorgia Meloni questo intendimento, stiamo semplicemente dicendo che la priorità di questo governo dovrebbe essere quella, nel contesto dato, di blindare lo spirito del piano nazionale di ripresa e resilienza, dunque di assumere, rispetto alle difficoltà denunciate dopo sei mesi di immobilismo, la responsabilità di scelte che vadano ad incidere laddove è prioritario incidere, coerenti con l’obiettivo strategico in ragione del quale è stato concepito il Next Generation Eu, che è quello di colmare il gap tra le aree meno sviluppate d’Europa e il resto del Continente. Questa, d’altro canto, è la ragione per la quale all’Italia sono state destinate le risorse più ingenti, questa è la ragione per la quale il 40 per cento delle risorse complessive destinate all’Italia deve essere stanziato nel Mezzogiorno.

La priorità, dunque, non è quella di spendere tutti i soldi ad ogni costo ma è quella di spenderli bene, anche rinunciando ad una quota parte delle risorse disponibili, premiando in primo luogo progettualità funzionali a trasformare il volto dei territori marginali, a restituire concrete prospettive di crescita economica e sociale a quelle aree del Paese che soffocano nell’arretratezza e, per questa via, al sistema Italia nella sua interezza. In ossequio, evidentemente, ad una visione che deve trovare fondamento in una verità incontestabile, cristallizzata in tutti i report più accreditati, Svimez in primis, secondo cui la centralità del Mezzogiorno nelle politiche di sviluppo dell’Italia s’impone in relazione a quella che è la vera sfida di questo tempo, quella della retro-portualità e della logistica, ovvero dell’interconnessione tra i porti. La sfida, manco a dirlo, delle aree interne della Campania, la sfida dei territori che fanno da cerniera tra Tirreno e Adriatico, la sfida del terminal logistico di Valle Ufita.

Inserita nel Pnrr in capo a Rfi, l’opera è stata finanziata per i primi 25 milioni. Ne mancherebbero 60 ma a quanto pare il governo potrebbe decidere di tagliarla in ragione di inspiegabili ritardi nella progettazione. Evidentemente nessuno è stato capace, sino ad oggi, di far intendere ai vertici di Rfi la valenza strategica di quest’opera, nessuno è stato in grado, almeno fino a questo momento, di convincere il governo, che per sei mesi ha dormito, a blindare il finanziamento. E non ci possiamo certo meravigliare, se solo venerdì scorso il governatore De Luca, l’uomo che avrebbe dovuto condurre la battaglia a difesa di Valle Ufita, che avrebbe dovuto fare del terminal logistico un caso nazionale, ha candidamente dichiarato che da soli due mesi – ecco spiegate le ragioni dei ritardi di Rfi – Regione Campania ha cominciato a chiedere chiarezza su Valle Ufita, chiarendo che se dovessero venire meno quei 60 milioni i 25 già stanziati verranno utilizzati per la realizzazione dello scalo merci di Ponte Valentino. Con la solenne promessa, ovviamente, di finanziare Valle Ufita con i fondi Sviluppo e coesione, se e quando saranno sbloccati. Ovvero, nel migliore dei casi, fra un decennio.

Intendiamoci, le ragioni della nostra indignazione verrebbero meno qualora potessimo considerare Ponte Valentino alternativo a Valle Ufita. Se così fosse, tale è la vicinanza tra le due aree, la mobilitazione delle forze sociali e produttive irpine di questi giorni non avrebbe fondamento se non in un miope provincialismo. Il punto è che non è così, perché per Valle Ufita parliamo di un vero e proprio terminal logistico, capace di gestire enormi flussi, il principale polo intermodale del Mezzogiorno appenninico, tra l’altro più vicino all’area industriale di Benevento che a quella di Avellino, un’opera sulla quale si ragiona da almeno tre lustri, da quando cioè si cominciò a discutere della stazione Hirpinia dell’Alta Velocità/Capacità. Per Ponte Valentino, invece, parliamo di uno scalo merci a servizio di un’area industriale, le cui ricadute sarebbero circoscritte a quel contesto e la cui funzione strategica, senza la piattaforma di Valle Ufita, verrebbe irrimediabilmente meno. E, d’altro canto, la differenza tra i due progetti è nei numeri. Per un verso un’opera di 80 milioni, per altro una di 25.

Se qualcuno, a Benevento, ha brindato alle parole del governatore evidentemente non ha colto la portata della posta in palio. Non ha compreso, o fa finta di non comprendere, che senza il terminal logistico a servizio della stazione Hirpinia verrebbe meno anche la funzione di Ponte Valentino, perché verrebbe meno il disegno di sviluppo cucito sulla centralità strategica delle aree interne della Campania nel quadrante mediterraneo. Chi in Irpinia, viceversa, prova a liquidare la questione denunciando lo scippo ordito dai sanniti in combutta con il governatore, senza comprendere che lo scippo sta avvenendo ai danni dell’Irpinia come del Sannio, è come lo stolto che guarda al dito piuttosto che alla luna.

I colpevoli agiscono a Roma con la regia di Napoli, nel silenzio complice e impotente di chi ci dovrebbe rappresentare in Parlamento come in Regione, giocando come burattinai sulle nostre miopi divisioni.

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