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POLITICA

Lonardo ricorda l’avvocato Mazzoni con una lettera: ‘L’importanza di chiamarsi Ernesto’

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“Per farlo incazzare bonariamente, ancora una volta, avevo pensato di iniziare questa mia testimonianza di affetto con la celebre Shakespeariana orazione funebre di Antonio: “io vengo a seppellire Ernesto (Cesare) non a lodarlo: il male che gli uomini fanno sopravvive a loro, il bene è spesso è spesso sepolto con le loro ossa, e così sia di Ernesto, (Cesare). Ma non è così, e non è così per le azioni, tutte rigorosamente buone, che Egli ha fatto, per gli insegnamenti e gli esempi che ha dato: ebbene tutto questo non verrà seppellito con le Sue spoglie, ma sarà sempre presente e fattivo nelle menti e nell’agire di chi ha avuto la fortuna di frequentarlo”. Così il medico beneventano e referente cittadino di Forza Italia, Lucio Lonardo, in merito alla scomparsa dell’avvocato ed ex sindaco Ernesto Mazzoni. 

“Non a caso ormai era per tutti don Ernesto ma non per sudditanza, ma solo per un’enorme senso di stima e di rispetto verso chi si giudicava superiore a se stessi per le tante positive qualità. Ho preferito citare, invece, “l’importanza di chiamarsi Ernesto”, fortunata commedia di Oscar Wilde, perchè era la frase con cui lo sfruculiavo nei bigliettini augurali per il Suo onomastico e mi beccavo l’ennesimo vaffa che ormai faceva parte dei nostri riti tribali fatti anche di ironia, sarcasmo, satira, ma di quella buona,  propria di due spiriti liberi.

Da ragazzo ero sempre stato affascinato dalla sua personalità, un mito, in pratica era il mio Gianni Agnelli personale: avvocato, finanziere, imprenditore, politico, presidente di una squadra di calcio, in cui mi volle come componente dello staff sanitario, dotato dell’intelligentia dei latini in ogni campo in cui decideva di cimentarsi.

Quest’ultima la si respirava anche nelle volute pause del suo discorrere, proprietario com’era di un eloquio mai scomposto nel quale faceva comunque notare e pesare il suo sguardo o la mimica del volto. Dapprima era Ernesto e Annamaria, l’adorata moglie, un binomio inscindibile in cui nessuno era subalterno all’altro sebbene così diversi : uno riflessivo, pacato, razionale, l’altra una bomba al napalm capace di fiammare chiunque, estroversa, fattiva, con l’azione che preveniva il pensiero senza comunque sbagliare mai un colpo.

A volte questa diversità emergeva in finti contrasti all’insegna del voleseme bene comunque, ma intervallati da improbabili atteggiamenti all’Arcibaldo e Petronilla! Poi nella rinnovata fase politica il binomio è divenuto Ernesto ed Erminia, E&E, energia ed empatia per una nuova era politica ma sempre di quella buona fatta con la gente e per la gente. Parlare con Ernesto seriamente, il che mi riusciva solo con lui, era un po’ come cimentarsi con un cubo di Rubik, la Sua soluzione non era mai imposta ma ci dovevamo arrivare insieme affiché fosse condivisa: il fatto era che il tempo che impiegavo a trovare la quadra non era mai perso perché nel frattempo apprendevo senza che me ne accorgessi e questo grazie alla Sua personalità magnetica.

Caro Ernesto, non mi mancherai – conclude Lonardo – perché porterò con me sempre qualcosa di te e nelle difficoltà della vita ti sentirò, come sempre, al mio fianco: ti dirò di più, forse non verrò alla tua messa perché non la riconosco come tuo funerale: quello è una cosa dove si mette il punto e per me invece i punti sono 2, e sotto l’ultima pagina della tua vita che purtroppo ho dovuto sottoscrivere, come nelle serie televisive, idealmente ho aggiunto “continua”, quindi non ti libererai facilmente di me, quando si è nella mente e nel cuore di tanti non è concesso morire. Ciao”.

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