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CRONACA

Valle Caudina, bancarotta fraudolenta e reati tributari: nel mirino società di raccolta e smaltimento rifiuti

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Bancarotta fraudolenta (documentale e dissipativa), autoriciclaggio e reati tributari. Questi i reati al centro dell’indagine coordinata dalla Procura di Benevento che hanno portato, in mattinata, a tre misure cautelari personali eseguite dalla Guardia di Finanza: un arresto in carcere, uno ai domiciliari e un divieto di esercitare imprese o di ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche per un anno. Le ordinanze sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del capoluogo sannita su richiesta della Procura.

I finanzieri hanno eseguito anche delle misure cautelari reali nei confronti di tre società della Valle Caudina ed operanti, per la maggior parte, nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, in particolare il sequestro preventivo nei confronti di due società con la contestuale nomina di un amministratore giudiziario ed il sequestro preventivo del denaro costituente il profitto del reato fino alla concorrenza di 6.220.510,36 euro nei confronti dell’altra.

Le indagini preliminari, svolte dalle Fiamme Gialle, corroborate anche da attività tecnica, hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei legali rappresentanti delle società implicate, unitamente ad altri due soggetti, risultati essere meri prestanome, in ordine alle seguenti circostanze: due di essi, nella loro qualità di amministratori di fatto della società, già operante nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti con numerosi appalti pubblici in Campania ed in diverse regioni del sud Italia, dichiarata fallita dal Tribunale di Benevento con sentenza del 17.6.2020, ed altro soggetto, nella qualità di amministratore unico della citata società, dissipavano i beni aziendali della società fallita, determinando l’insorgenza di un passivo fallimentare di circa 80.000.000 euro, non comprensivo delle istanze di ammissioni tardive, a fronte di un attivo di poco più di 18.000.000 euro, distraendo, per quanto accertato dagli investigatori, somme di denaro per complessivi 9.157.077,52 euro dal 2014 al 2018 a favore di altra società sempre a loro riconducibile, in parte mediante fittizi noleggi di automezzi documentati da fatture per operazioni inesistenti ed in parte mediante l’utilizzo del mastrino “fornitori c/anticipi”, in realtà mai eseguiti, per giustificare contabilmente i movimenti finanziari ed inoltre, allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, o di recare pregiudizio ai creditori, in parte occultavano, sottraevano o comunque omettevano di tenere i libri e le altre scritture contabili obbligatorie, con particolare riferimento al Registro dei beni ammortizzabili ed i libri sociali, mentre con riferimento ai periodi d’imposta dal 2013 al 2020 tenevano le scritture contabili in modo lacunoso tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari della società dichiarata fallita. 

I soggetti, nella citata qualità di amministratori di fatto delle società oggetto di indagine, in altro procedimento sempre curato dallo stesso organo di P.G., sono risultati anche gravemente indiziati di aver omesso il versamento di ritenute I.R.P.E.F. negli anni 2012, 2013, 2014 e 2015 e il versamento di Imposta sul Valore Aggiunto negli anni 2012, 2013 e 2014 per complessivi 8.881.741,62 euro, procedendo successivamente al riciclaggio dei proventi illeciti nel circuito legale, in modo da ostacolarne concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa, attività oggetto del presente procedimento.

Nel dettaglio, dall’attività investigativa espletata è emerso il trasferimento, dall’anno 2015, in attività finanziarie ed economiche intestate a persone giuridiche ma di fatto riconducibili agli stessi, di parte del denaro proveniente dalla commissione di tali delitti, per la somma complessiva di 309.380,00 euro, attraverso il trasferimento dai conti corrente intestati ad una società delle somme di denaro sui conti corrente intestati ad altra società a loro riconducibile e successivamente trasferite a favore di una società estera francese. Tale società francese, sempre gestita da uno dei destinatari del provvedimento, è risultata essere proprietaria di un immobile denominato “Castello” nel comune di Fertreve (Francia), completamente ristrutturato sino al 2017 con i fondi pervenuti dalle citate società italiane, rientrato nell’anno 2018 nella disponibilità di uno degli indagati e attualmente oggetto di sequestro nell’ambito di altro procedimento penale. 

Infine, gli amministratori di fatto di una delle società e l’amministratore unico della stessa risultano indagati per non aver versato le somme dovute a titolo di imposte e debiti previdenziali per le annualità 2017 e 2018, utilizzando in compensazione, mediante la presentazione di deleghe di pagamento Modello F24 nell’anno 2019, crediti inesistenti per 3.405.496,36 euro in violazione dell’art. 10-quater del d.lgs. n. 74/2000.

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