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‘Il crocifisso dei liberati’ di papa Orsini torna Venerdì Santo in Cattedrale dopo il restauro

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Il bellissimo Crocifisso, miracolosamente salvatosi dalle distruzioni belliche del 1943 e collocato sopra il secondo altare (demolito nel corso dei lavori degli anni 2005-2011) lungo la parete destra della Cattedrale di Benevento, ritorna nella sua sede venerdì santo 2 aprile al termine di un lungo e laborioso restauro, fortemente voluto dal rettore Abramo Martignetti e realizzato con perizia e professionalità da “Pheliana Restauri” di Martino Del Mastro e Antonietta Petruzziello sotto la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento.

Il manufatto in legno policromo fu commissionato dall’arcivescovo di Benevento Vincenzo Maria Orsini (papa dal 1724) in sostituzione in un altro più antico Crocifisso irrimediabilmente usurato dal tempo di cui non si ha più traccia, probabilmente nel corso della sua venuta in città del 1729. L’opera fu scolpita da Francesco Antonio Picano (1677?-1743) , un valente protagonista della scultura della prima metà del Settecento napoletano. Originario di Sant’Elia Fiumerapido, egli fu allievo di Lorenzo Vaccaro (altri sostiene di Giacomo Colombo); tenne bottega nell’importante piazza di Sant’Agostino alla Zecca di Napoli; lavorò con gli artisti della famiglia di Ursino De Mari e soprattutto con Giacomo Colombo.

Una recente monografia di Giovanni Petrucci a lui dedicata recensisce 54 sculture realizzate da Francesco Antonio Picano oppure a lui riconducibili per attribuzione certa o per ipotesi. In particolare nel Crocifisso della cattedrale beneventana il Picano si fa interprete della lezione di Giacomo Colombo e riecheggia le esperienze artistiche della sua multiforme e prolifica produzione, scolpendo un’opera di forte impatto emotivo nell’insistita rappresentazione delle piaghe del Cristo.

Oggetto di profonda e sentita devozione, è indissolubilmente legato alla storia di Benevento ed è denominato “il Cristo dei liberati”, perché ai suoi piedi il venerdì santo era graziato e scarcerato un condannato. Infatti per consolidato Privilegio concesso da papa Paolo V nel 1605, confermato da Benedetto XIII (Orsini) nel 1724 e da Benedetto XIV nel 1740, la Confraternita del Santissimo Sacramento con sede sopra l’Arco romano che da essa prese il nome di Arco del Sacramento aveva il diritto di chiedere al Governatore pontificio della città la liberazione di un carcerato (fosse anche reo di morte) e il Governatore era tenuto a rilasciarlo durante una cerimonia che si svolgeva in cattedrale dinanzi al questo Crocifisso.

L’opera è datata all’anno 1730 e sulla base della croce sono incise le iniziali D. M. F. P., nelle quali Giovanni Petrucci legge le firme di Ursino De Mari e Francesco Picano, ipotizzando che l’anziano De Mari sia stato il titolare della bottega dalla quale la scultura uscì e supponendo una collaborazione tra i due (che peraltro erano rispettivamente suocero e genero). Riserve in merito sono state espresse da Gian Giotto Borrelli, per cui la questione esige ulteriori approfondimenti.

L’ostensione ai fedeli del Crocifisso a restauro avvenuto si terrà il 2 aprile alle ore 20.00 al termine dell’Azione Liturgica del Venerdì santo con la partecipazione dell’arcivescovo Felice Accrocca, di mons. Abramo Martignetti, del prof. mons. Mario Iadanza.

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