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Opinioni

Non ‘infettiamoci’ con le fake news: la ricerca dell’untore è la nuova caccia alle streghe

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Sono 40 e sono tutti infettati. Anzi no, ho letto un post su Facebook e la situazione è gravissima. E poi ci sono i messaggi Whatsapp, le note audio: ‘giuro l’ho sentito’. Hanno ‘preso’ quello che lavorara lì, anche la moglie di quell’altro è malata.

Cosa è questo? Il riassunto degli ultimi giorni a Benevento in merito al Covid-19. La ricerca dell’untore passa attraverso i social: è la caccia alla streghe 2.0 e nel Sannio – terra che conosce bene la materia – la situazione è quella che vi abbiamo descritto poche righe fa.

Per carità, nessuna morale a nessuno, la paura è un sentimento legittimo di questi tempi. Stiamo parlando di salute e, in alcuni casi, anche di vite umane. Ma è per lo stesso motivo che ci vuole calma e buonsenso. Come tutte le medaglie anche questa ha due facce: da un lato le nostre preoccupazioni; dall’altro ci sono persone vere: additate a falsi malati in caso di fake o, nel caso di un reale contagio, terrorizzate dalla malattia e dalla possibilità di finire attaccati ad una macchina per respirare e con un tubo in gola. Sì, perché quei numeri che leggiamo rappresentano vite, famiglie, affetti che meritano di essere tutelati.

Non è solo una questione di privacy: è rispetto dei diritti di ognuno di noi. La caccia forsennata ai nomi è un gioco senza vincitori. I commenti con le mezze verità nei post di facebook sono semi che generano ulteriore panico. Il Ministero della Salute spiega che la trasmissione avviene per contatto stretto: vuole dire che bisogna vivere in casa con positivo; avere un contatto fisico diretto o stare in luogo chiuso – una sala riunioni ad esempio – per almeno 15 minuti e a meno di 2 metri. Tutte circostanze abbastanza difficili da far verificare dopo 20 giorni di quarantena e se si sono verificate, immaginiamo che non ci sia bisogno di una conferma da internet.

Dall’inizio di questa emergenza ci è stata chiesta responsabilità sociale, lo è anche questa. Valutare cosa si legge, ascoltare note vocali e cestinarle, invece, di inoltrarle a tutta la rubrica in un circolo vizioso che alimenta paura e diffidenza.

Questo non vuol dire non fare nulla e non preoccuparsi. Denunciare quello che non va è una prerogativa, al pari della tutela di dati sensibili. Sottolineare ed evidenziare gli atteggiamenti di chi non rispetta le norme è diritto di ogni cittadino. Questa quarantena forzata ha arrestato, inaspettatamente, la corsa velocissima del nostro mondo: restare a casa ha stravolto le nostre abitudini, ma ci ha anche dato la possibilità di prenderci del tempo. Usiamolo per capire cosa è vero e cosa no, sosteniamo gli altri.

I casi nel Sannio salgono a 37 e oggi inizia una nuova fase della nostra battaglia. E’ una delle prove più difficili che dobbiamo affrontare. Le tantissime donazioni giunte al San Pio sono testimonianza del grande cuore di questa comunità: utilizziamolo anche per proteggere noi stessi e gli altri dalla paura e dalle fake news. Ci sarà anche il tempo per le domande e per chiedere conto di eventuali errori, perchè la salute è un bene prezioso che, purtroppo, polemiche e dietrologia non tutelano.

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