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Unisannio, lo studio sui neolaureati: lavora il 79% con uno stipendio di 1347 euro

L'ateneo di Benevento primo in Campania per retribuzione media e secondo per tasso di occupazione

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Il 79% dei neolaureati dell’Unisannio ha trovato un lavoro. Il dato, positivo, emerge dall’analisi delle statistiche, aggiornate al 2018, del consorzio Alma Laurea e rielaborate da “Il Sole 24 Ore”. I numeri si riferiscono al tasso di occupazione dei laureati fino a 3 anni dopo aver conseguito il loro titolo di studio. Non solo, l’analisi calcola anche il guadagno netto mensile che, per chi ha frequentato l’ateneo del capoluogo sannita, si attesta a 1.347 euro.

Un risultato che posiziona l’Università di Benevento al livello di atenei molto più rinomati per le retribuzioni e poco al di sotto in merito alla percentuale di occupati. Per esempio, gli ex studenti della Milano Bicocca sono fermi a uno stipendio medio di 1.359 euro anche se il tasso di occupati è del 91%; oppure l’Università di Bologna dove la media netta mensile è di 1.353 euro con una percentuale di lavoro che raggiunge l’87%.

Al top, come già emerso dallo studio Alma Laurea, c’è Bolzano che stacca tutti con una media di 2mila euro e il 94% di ragazzi che trovano un lavoro. In coda, Enna con 867euro medi e solo per il 57% dei giovani che terminano gli studi.

E in Campania? Il raffronto con gli altri atenei dice che chi studia a Benevento, in media, guadagna di più. Sono 1336 gli euro per gli studenti della Federico II di Napoli; 1.258 per quelli di Salerno; 1.252 euro per i ragazzi della Parthenope; 1.115 per l’Orientale e 1.021 per la Benincasa. Guardando poco distante dal Sannio c’è l’Università del Molise con 1.061 euro per neo-laureati.

Sul tasso di occupazione, invece, il Sannio è secondo solo alla Federico II che ottiene l’81% di placement e pareggia (79%) con la Parthenope.

Il raffronto, ovviamente, non restituisce quale sia l’Università migliore in termini assoluti. Il dato, infatti, è legato alle facoltà e ai corsi di laurea attivi: cosa, cioè, concretamente studiano le persone. “Se per ipotesi – spiega il quotidiano economico nella sua analisi – un ateneo fornisce soprattutto corsi di laurea che dal punto di vista lavorativo portano a risultati scadenti è naturale che i risultati complessivi ne risentano. Poiché però l’università è comunque pagata dalla collettività, resta del tutto rilevante chiedersi se alla fine sia davvero opportuno continuare a finanziare alcuni tipi di corsi”.

Ulteriore riflessione, però, merita il caso Unisannio. Perché se è vero che i corsi attivi possono fare la differenza è altrettanto giusto immaginare che l’ateneo del capoluogo, per quanto piccolo, riesca ad offrire una formazione media di buon livello. Questo grazie al lavoro dei professori ed anche dei ricercatori che hanno reso, ad esempio, il dipartimento di Ingegneria tra i migliori d’Italia, secondo quanto stabilito dal Miur nel gennaio del 2018.

E’ ovvio che i numeri possono ancora essere migliorati. L’obiettivo è essere Bolzano, ma per questa volta possiamo essere orgogliosi di essere ‘Sannio’.

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