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Scuola

Storia della deportata Lola e nuova luce su Santa Sofia: teatro e ricerca al “Galilei Vetrone”

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Un gruppo di alunni ha rivisitato la Chiesa di Santa Sofia nel tempo attraverso rifacimenti, demolizioni, terremoti e restauri. Fino all’approdo tra i tesori dell’Unesco del 25 giugno 2011.Hanno studiato e disegnato l’importante monumento identitario della città di Benevento, prendendo come base la situazione del 1800.

Un altro gruppo, scavando tra le carte dell’Archivio di Stato, ha portato alla luce la storia di una deportata beneventana, Lola Cammarota, portando in scena la sua drammatica esperienza. Altri si sono cimentati con  una riflessione  sull’educazione tratta dalla commedia “Le Nuvole” di Aristofane.

I ragazzi del Liceo Scientifico “Galilei Vetrone” hanno prodotto un trittico armonico e multiforme, a conclusione del percorso di Alternanza Scuola Lavoro. La performance è stata presentata nella Sala Storica “Biblioteca Pacca” dell’Archivio di Stato di Benevento, davanti al dirigente scolastico Grazia Pedicini, al direttore dell’ente culturale, Fiorentino Alaia, all’ex responsabile Valeria Taddeo, alla presenza di tanti genitori  Il progetto è stato curato dai docenti Emilio Rossi e Mariagrazia Cotugno.

La parte prettamente artistica si è concentrata su “Il Paesaggio Urbano di Benevento – Piazza Santa Sofia nel XIX Secolo” ed ha passato in rassegna le varie trasformazioni subite dalla chiesa longobarda, fondata da Arechi II, che nel 758 divenne Duca di Benevento. Fu intitolata alla Santa Sapienza sulla scia di Costantinopoli. Dopo il terremoto del 1688 fu ricostruita in forme barocche, il campanile fu posto nell’attuale collocazione, si ritornò all’impianto stellare. Qualche storico, come Franco Bove, contesta la sua origine longobarda facendola risalire ad una matrice romana.

Artefici della relazione e dei disegni in 3D sono stati gli studenti della III A, Belkisa Brahimaj, Gianmarco Pacillo, Nazzareno Cocchiaro, Corrado Rossi, Matteo D’Amato, Cosimo Storzieri. “Il lavoro è partito da una pianta dell’epoca – ha spiegato Rossi- hanno eseguito la parte grafica, cogliendo i mutamenti, inquadrando il tutto nel contesto storico. Lo scopo è stato quello di infondere nei giovani la consapevolezza della necessità della tutela dei beni culturali, come del resto, recita l’articolo 9 della nostra Costituzione”.

Gli alunni hanno intrecciato parole e immagini, utilizzando  filmati e documenti d’epoca, in particolare nella rappresentazione di “Lola C-Una Storia di Guerra e d’Amore”. La ragazza di Benevento, finita nel lager di  Buchenwald, fu catturata nell’agosto del 1944, a 24 anni. Aveva sposato un ufficiale tedesco, che poi mori in guerra. Quando arrivò la Liberazione si trovava a Milano ed essendo senza documenti fu rinchiusa nel carcere di San Vittore. Poi ritornò a Benevento, in Viale Atlantici n.2.

La vicenda di Lola è stata interpretata con scioltezza e ritmo dagli allievi della IV B, Eleonora Capobianco, Sofia Vergona, Francesco Pizzi, Marco Cardillo, Glauco Rampone, Caterina Capobianco, Rossana Mancini, Teresa Pallotta, Mariano D’Agostino. Hanno fatto rivivere intensamente il calvario e la disperazione della ragazza nelle mani dei tedeschi. Gran parte di essi hanno recitato anche nella commedia di Aristofane, che si è avvalsa del contributo di Matteo Janne e Andrea Rando. Il dramma della ragazza ha  emozionato tutti.

“Si tratta di una storia vera – ha osservato Cotugno- affiorata dalle carte dell’Archivio. Pochissimi sapevano della sua esperienza. Come dice Fucik, non esistono eroi anonimi, ma persone che fanno la storia. E Lola è il simbolo di una storia collettiva”. “Scavando si trova la vita delle donne – ha concluso Taddeo, che ha collaborato al progetto- perché non ci sono archivi femminili. Perché non fare una pubblicazione di questa storia? Riportando i documenti, il fascicolo, il testo teatrale. Propongo alla vostra scuola di dare vita ad una serie di progetti di ricerca partendo dalle storie delle persone, non dei personaggi”.

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