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CULTURA

Rischi e possibilità dell’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica: Distaso al ‘Giannone’

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Quarto incontro della “Nottola di Minerva”, il ciclo di incontri filosofici organizzato dal Liceo Giannone, con Leonardo Distaso, professore di Estetica all’Università Federico II di Napoli, sui rischi e sulle possibilità dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.

È un tema complesso quello affrontato dal docente, introdotto dalla prof. Teresa Simeone, che richiama gli studi di Walter Benjamin, filosofo tedesco di origine ebraica, nato a Berlino nel 1892 e morto suicida nella regione catalana, a Portbou, nel 1940, mentre era in attesa del visto per espatriare negli Stati Uniti.

Ed è proprio sul saggio di Benjamin del 1936, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, che Distaso si sofferma, sottolineando i caratteri dell’opera d’arte, la cui “aura”, cioè la cui sacralità, affonda le radici nei caratteri che le sono peculiari, appunto l’unicità, l’originalità, l’autenticità.

La Gioconda, per fare un esempio, è un’opera unica, “per sé”, legata all’hic et nunc, ma è possibile attualmente scaricarne innumerevoli immagini ovunque, anche sulle cover dei nostri cellulari. Essa, come tutte le opere d’arte, è un bene culturale, che va preservato, avendo una durata materiale, e protetto, indipendentemente dal suo valore estetico. È diventata, però, un oggetto sociale. E come tale svolge una funzione importante, dal momento che con la riproduzione diventa opera di massa. Quanti, nel passato, infatti, vedevano la Gioconda? Quanti potevano ammirare le opere di Leonardo o di Michelangelo o di Raffaello? Pochi, troppo pochi: i committenti e coloro che ne frequentavano le case o i palazzi signorili o le cappelle.

Oggi, quanti possono vedere quelle stesse opere? Tanti, anche grazie all’istituzione dei musei, la cui esperienza, recente, costituisce un’occasione che nel passato era preclusa. Inoltre, grazie alla possibilità tecnica di riproduzione, quell’opera, che prima era riservata a pochi, diventa patrimonio di tutti e da tutti godibile. Più definite sono anche le modalità di attenzione nei confronti dello spettatore: nella cappella della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, ad esempio, sono a disposizione del visitatore degli specchi per poter consentire di ammirare gli affreschi del Tintoretto in tutta la loro spettacolare bellezza.

L’arte, dunque, svolge una funzione sociale e i moderni media, nel permettere di replicarne le immagini, ne esaltano le potenzialità educative ed emancipatorie. Pensiamo, continua Distaso riportando Benjamin, alla fotografia e al cinema che hanno consentito di riprodurre fedelmente ritratti, paesaggi, scene di vita, rivoluzionando il rapporto con l’arte, replicandone l’oggetto e trasportando l’opera in un contesto di uso quotidiano. Hanno messo in crisi la pittura, la scultura, l’architettura? Probabilmente quelle della tradizione, ma nello stesso tempo hanno svolto un’opera di democratizzazione, allargando la massa di fruibilità dell’opera d’arte. Una svolta importante nel pensiero di Benjamin, rispetto, ad esempio, agli altri filosofi dell’Istituto per la Ricerca sociale, la cosiddetta Scuola di Francoforte, in particolare ad Adorno e a Horkheimer e al loro concetto di “industria culturale”, ha avuto l’approccio col socialismo e la sua esperienza del mondo russo, con la sua arte non per i proletari ma proletaria essa stessa.

Le diverse forme attraverso cui l’arte si esprime non sono neutre, chiarisce Distaso: anche l’intrattenimento, che trova una sua espressione nella fiction, in realtà, più delle forme cosiddette “alte”, che sono per pochi, veicola messaggi, trasmette modelli culturali, impone ideologie. Su tanti e per tanti. Sono tecniche di riconoscimento, sociale e culturale. Esse possono modificare il comportamento delle masse sia in senso positivo che reazionario. Pensiamo all’uso che ne hanno fatto i regimi totalitari come il fascismo e il nazismo.

La domanda che dobbiamo porci, allora, è: di fronte alle possibilità aperte dalla riproducibilità tecnica dell’arte, le masse quali comportamenti assumono? Sono in grado di introiettarne i messaggi, ne sono coscienti o la subiscono, lasciandone uniformare senza viverne la carica emancipatoria?

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