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AMBIENTE

Da Benevento a Jesi ambientalisti in visita all’impianto di fitodepurazione

La visita dettata dalla necessità di studiare sistemi alternativi di depurazione maggiormente ecocompatibili rispetto agli impianti tradizionali

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Una delegazione di ambientalisti, parte del consesso di associazioni riunitosi per affrontare la problematica della depurazione delle acque reflue a Benevento, che già da un paio di anni è in campo per contribuire a dare al capoluogo del Sannio Beneventano un sistema di depurazione adeguato e che impatti il meno possibile sulla naturalità del paesaggio, ha raggiunto Jesi, centro urbano delle Marche in provincia di Ancona, per visitare l’impianto di fitodepurazione che la città, insieme ai comuni di Monsano, Agugliano e Polverigi, per un comprensorio di circa 60.000 abitanti, si è dotata sin dal 2002.

In particolare il presidente del WWF Sannio, Camillo Campolongo, il delegato LIPU per la Sezione di Benevento, arch. Marcello Stefanucci, e il presidente del Comitato Tutela Fiume Calore costituitosi a Taurasi in provincia di Avellino, dott.ssa Olga Addimanda, si sono recati presso le strutture dell’impianto di depurazione jesino per verificare quanto fatto in questa realtà italiana. Tale impianto, gestito dalla Multiservizi spa per conto degli enti comunali, depura ogni anno più di 6 milioni di metri cubi di acque reflue . Lo fa con un nucleo centrale di vasche, nelle quali vengono trattati i liquami di origine civile e industriale con un sistema tradizionale, successivamente affinato da un altro sistema, basato sulla fitodepurazione, con altre vasche, dove le piante acquatiche rimpiazzano l’impianto tradizionale di depurazione in alcune sue funzioni. Ciò rende tale struttura una delle più all’avanguardia ed efficienti a livello europeo.

La fitodepurazione, parola che etimologicamente deriva dal greco phyton, pianta, è una tecnica di depurazione delle acque reflue che imita quello che avviene in natura, dove, grazie alle piante, i corpi idrici naturali effettuano un processo di autodepurazione. Imitando questo processo, nell’impianto di Jesi le acque reflue, dopo un primo trattamento e prima di essere riversate nel fiume Esino, “sono immesse in due bacini, dove subiscono un ulteriore disinquinamento con un sistema del tutto naturale, rispettoso dell’ambiente” come specifica la stessa Multiservizi spa in un depliant illustrativo dell’impianto.

Le vasche della fitodepurazione di Jesi rappresentano inoltre un importante elemento naturalistico che rafforza il corridoio ecologico del fiume Esino. Molti sono infatti gli uccelli che utilizzano tali specchi d’acqua per sostare, alimentarsi e nidificare. In più l’impianto ospita importanti specie ornitiche svernanti come il forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon), oggetto di studi internazionali come quelli prodotti dal progetto italo-ungherese svoltosi tra il 2008 e il 2010 che aveva nell’impianto di fitodepurazione del Comune di Jesi una delle 4 stazioni internazionali di cattura e inanellamento per il rilevamento degli esemplari di questa specie che poi venivano riliberati. I risultati di questa ricerca sono stati poi presentati al XVI Convegno Italiano di Ornitologia.

Tale ricchezza faunistica è accresciuta dalla vicina Riserva Naturale Regionale e Oasi di protezione “Ripa Bianca di Jesi”, gestita dal WWF, dove è possibile avvistare i grandi uccelli acquatici della famiglia degli Ardeidi tra cui in alcuni mesi dell’anno il non comune airone rosso (Ardea purpurea) e il raro tarabuso (Botaurus stellaris), mentre altri quali l’airone cenerino (Ardea cinerea), la garzetta (Egretta garzetta), la nitticora (Nycticorax nycticorax) nidificano nella più importante garzaia delle Marche.

La visita all’impianto di fitodepurazione e alla Riserva Naturale è stata molto proficua, sia per l’apprendimento di una tecnologia di depurazione delle acque reflue degli scarichi urbani ecocompatibile, che oltre a non impattare sul paesaggio aumenta il livello della biodiversità nel territorio, sia di azioni atte alla conservazione della Natura che andrebbero attuate anche nella realtà beneventana, dove invece si sta procedendo alla progettazione di un depuratore che, se costruito, impatterebbe fortemente sul paesaggio e sulla naturalità del corridoio ecologico del fiume Calore.

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