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Omicidio a Frasso Telesino, lettera del vescovo Battaglia: “La violenza non è la risposta”

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Dopo l’efferato omicidio avvenuto a Frasso Telesino, il vescovo Domenico Battaglia interviene con una lettera aperta alla cittadinanza.

Questo il testo della missiva:
“Ancora una volta, la terra della nostra diocesi spalanca la sua bocca per accogliere il sangue di un uomo (cfr Gen 4,10) … sia esso Abele o Caino!

Ancora una volta la violenza si fa menzogna contro la verità della nostra fede, la verità della nostra umanità. E noi, come Chiesa, consapevoli della fede in Cristo e della nostra missione, non possiamo tacere dinanzi al volto sfigurato della comunità di Frasso Telesino, di fronte all’uso della violenza come soluzione ai problemi: è inaccettabile.

Il senso di umanità, che attraversa la coscienza di ogni uomo e di ogni donna, ci obbliga a ricercare insieme la verità e a denunciare l’ingiustizia, soprattutto quella che lede la dignità di ogni persona: sia essa vittima o carnefice.

Sappiamo bene che la violenza ha mortificato l’esperienza umana di ogni tempo. Anche Gesù pone nel cuore dell’uomo la radice di ogni violenza: ‘Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive’ (Mc 7,21); ma, al tempo stesso, Egli incarna l’amore incondizionato di Dio che accoglie e perdona e insegna ai suoi discepoli ad amare i nemici (cfr Mt 5,44) e a porgere l’altra guancia (cfr Mt 5,39). In tal modo, Lui stesso traccia la via della nonviolenza, che percorre fino alla fine, fino alla croce.

Come Diocesi, siamo consapevoli che la violenza non costituisce mai una risposta giusta perché, in realtà, distrugge sempre ciò che sostiene di difendere: la vita, la libertà, la dignità umana. Di fronte al male e all’ingiustizia, da qualunque parte provengano, non possiamo essere neutrali, ma, pur coscienti dei nostri limiti e delle nostre fragilità, siamo chiamati ad alzare la voce per ricordare che infrange la comunione con Dio chi sceglie la via della violenza.

Noi non possiamo che ‘predicare Cristo e questi crocifisso’ (1Cor 2,2), e a motivo di questo annuncio non ci interessa il potere della violenza e della vendetta, ma solo quello disarmante del perdono, che denuncia il peccato, allontana il male, ma, come il padre della parabola, è pronto a riaccogliere chi ha sbagliato (cfr Lc15,11-32).

Non esiste giustizia che possa violare la sacralità di qualsiasi vita!
Ogni volta che il sangue innocente viene versato, come Chiesa, siamo richiamati a testimoniare la profezia della non violenza, attraverso segni contrari alle logiche del nemico, dello scarto e
dell’indifferenza e, se vogliamo chiamarli per nome, segni alternativi al sistema Caino, al sistema Erode e al sistema Pilato.
Senza uccidere i fratelli, senza perseguitare i deboli, senza lavarci le mani, non possiamo mai voltarci dall’altra parte e far finta di non sapere e di non sentire! Non possiamo rimanere in silenzio e non ricordare a tutti che ‘gli operatori di pace saranno chiamati figli di Dio’ (Mt 5,9).

Siamo tutti chiamati ad impegnarci, ciascuno nel proprio ambito, affinché non prevalga la paura e l’indifferenza.
L’invito accorato che rivolgo a tutti voi, segni della misericordia di Dio per la nostra terra, è di non avere paura di rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17), perché solo il bene può interrompere la spirale senza fine dell’odio e dell’umano desiderio di vendetta. Facendo ciò ci sporcheremo le mani, perché abbracciare la cultura della non violenza non significa accettare passivamente ogni cosa, ma, al contrario, è fare politica, farsi carico dei bisogni, delle speranze e della vita di chiunque incontriamo: se veramente vogliamo essere figli di Dio non possiamo che essere operatori di pace, certi che troveremo misericordia soltanto se saremo misericordiosi (cfr Mt 5,7).

In piedi, allora, testimoni e profeti della nonviolenza, costruttori di pace e, con coraggio, chiediamo a Dio di essere anche noi, sui nostri monti, i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di bene che annunzia la salvezza (cfr Is 52,7). Scegliamo, ancora una volta, di abitare la nostra terra, difendiamola, prendiamocene cura…prendiamoci cura delle nostre comunità, vivendole. Non scoraggiamoci nel fare il bene. Non sentiamoci soli e non lasciamo solo nessuno. Curiamo le ferite, abbattiamo i muri dell’indifferenza, delle differenze e delle diffidenze, aperti sempre alla speranza.

Coraggio! Coraggio, in piedi! Costruttori di pace, profeti della non violenza. Nel nome del Vangelo”.

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