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Montefalcone di Val Fortore, accordo per la gestione del Museo della Civiltà contadina

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Un protocollo d’intesa tra il Comune di Montefalcone di Val Fortore e il Museo della Civiltà contadina per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei circa 3mila pezzi che compongono la collezione all’interno dell’ente museale fortorino. Un’azione – quella ufficializzata nella giornata di ieri tra il sindaco Olindo Vitale e il presidente dell’associazione “Museo della Civiltà contadina nell’Area del Fortore”, Francesco Nardi – che vuole rendere viva e unica una delle raccolte specifiche tra le più ricche ed organiche d’Europa, ma anche far sì che un territorio escluso e lontano dai centri di cultura, diventi un polo formativo attrattore di flussi turistici e di promozione del territorio.

Il Museo, intitolato al fondatore e ideatore Cosimo Nardi, a memoria dell’attività ultraquarantennale svolta dal professore, dovrà ora – con l’accordo sancito – rispondere agli standard strutturali, qualitativi e organizzativi previsti dalla normativa vigente.

Compito del Comune sarà destinare l’edificio ristrutturato di rione San Marco ad essere unicamente sede dell’Ente, conservare nel modo migliore e in sicurezza l’intera collezione e garantirne il pubblico godimento attraverso appositi allestimenti espositivi, assicurando l’accesso al Museo per almeno 5 giorni a settimana.

Fondamentale sarà inoltre intraprendere opportune iniziative di promozione e di valorizzazione del Museo, anche sotto il profilo della ricerca scientifica, coinvolgendo sempre l’Associazione e la famiglia Nardi nella gestione del patrimonio culturale.

La struttura è un’istituzione scientifica e, nello stesso tempo, divulgativa, che raccoglie, conserva attrezzi agricoli artigianali casalinghi usati nel passato dalla popolazione della Valfortore “che sono stati definiti dalla nuova critica meridionalista monumenti di civiltà, preziose testimonianze di un passato vivo, rea­le, sofferto”. Fondato nel 1982, sorse inizialmente come mostra e si trasformò in museo autonomo nel 1984.

Fanno parte della collezione pezzi rari e pregevoli, vecchi aratri di legno, macine a mano e “centimolo macinante a mulo del Magnifico Antonio Lupo” datato 1741 per la frantumazione grano, una gigantesca macchina da pasta costruita dal “mastro d’ascia” Antonio Zigoli datata 1870 e un frantoio in pietra per frantumare le olive. Si tratta del più antico esem­pio di frantoio a forza animale che riproduce modelli già esistenti sotto l’Impero di Roma. Ogni sala è dedicata ad un determinato tema, come ad esempio quella del pastore transumante.

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