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Esondazione, la Lipu: “Le aree alluvionali vanno salvaguardate. Occorre modificare i piani urbanistici”

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“L’alluvione che ha interessato Benevento negli ultimi giorni pone delle serie riflessioni sulle dinamiche di un disastro umano e patrimoniale che la Città non conosceva dal lontano 1949, quando ancora il fiume Calore causò distruzioni ed allora anche morti. La LIPU esprime, quindi, solidarietà e vicinanza umana a quanti sono stati colpiti da questo evento calamitoso attivandosi per dare una mano in vario modo.

La piena del Calore, con lo straripamento del fiume in vari punti che ha causato l’allagamento di molte abitazioni ed esercizi commerciali e a c.da Ponte Valentino – in combinazione con il fiume Tammaro – anche di diversi insediamenti produttivi, ha evidenziato una pessima politica di gestione e pianificazione del territorio a livello locale che ha portato dal Secondo Dopoguerra ad oggi ad urbanizzare aree in cui i corsi d’acqua hanno il loro naturale sfogo in caso di piena. E’ necessario ora fare un bilancio urbanistico su tutto quello che è stato consentito di realizzare nelle aree di esondazione del fiume Calore, valutare i danni che hanno subito questi edifici e cambiare l’approccio pianificatorio per tali zone.

Si dovrà partire dal Piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni (PSDA) redatto dall’Autorità di Bacino Liri-Garigliano e Volturno, il quale già avvertiva, per diverse aree in cui c’è stata l’alluvione come a c.da Pantano, del pericolo di esondazione del Calore, ma che per altri ambiti territoriali ha purtroppo sottostimato le possibilità distruttive del fiume, come nel caso dei quartieri beneventani di Ponticelli e Pezzapiana. Ora occorre considerare nel PSDA anche queste aree per eventuali piene che possano sopraggiungere in futuro, pure in considerazione dei mutamenti climatici in atto che determinano eventi piovosi molto intensi in poche ore.

E’ giunta l’ora di attuare una politica urbanistica comunale coraggiosa che allo stesso tempo faccia gli interessi di tutti i cittadini – da noi sempre auspicata – la quale blocchi l’ulteriore edificazione in queste aree e che anzi incominci un’azione di liberazione di tali zone a costante rischio idraulico, naturalmente con fondi adeguati che devono essere richiesti alla Regione e allo Stato per incentivare i proprietari di abitazioni, di esercizi commerciali e di attività produttive a spostarsi in zone più sicure.

A ciò è importante aggiungere che la presenza della vegetazione lungo le rive dei corsi d’acqua che attraversano il centro urbano e le aree agricole vicine ha avuto, in questo caso, un ruolo assolutamente marginale nelle dinamiche che hanno portato allo straripamento del fiume Calore. Infatti da una prima analisi risulta che la vegetazione, rispetto all’enorme quantità di acqua che il fiume ha portato in poche ore, non ha costituito un ingombro fisico significativo rispetto alla sezione fluviale, la quale in corrispondenza di LungoCalore Manfredi di Svevia, al rione Ferrovia, è stata sufficiente, con tutti gli alberi, a contenere quella massa d’acqua.

Gli alberi invece hanno consentito di evitare ulteriori danni trattenendo il terreno alle spalle delle sponde fluviali ed evitando di far franare costoni collinari, oltre a smorzare la velocità dell’acqua che furiosamente scendeva a valle, sia del Calore che degli altri corsi d’acqua. Comunque la LIPU, che da anni a Benevento si occupa delle questioni fluviali e che dal 2013 gestisce l’Oasi di protezione “Zone Umide Beneventane”, attraversata da circa 15 km di corsi d’acqua tra Calore, Sabato e torrenti ivi affluenti, ricorda che ormai da tempo fornisce il suo contributo collaborativo gratuito alla Provincia di Benevento in materia di manutenzione idraulica dei fiumi.

Si precisa a riguardo che la LIPU beneventana non si è attestata su posizioni intransigenti comprendendo che sono importanti le esigenze di sicurezza della popolazione, delle abitazioni e delle attività produttive e commerciali, e per tale ragione ha condiviso con i proponenti di attuare in taluni punti, come ad esempio in corrispondenza dei ponti, interventi selettivi sulla vegetazione, determinando il taglio di una parte degli alberi, ma non eliminandola completamente dalle rive dei fiumi e torrenti in ambito urbano”.

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