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CULTURA

Cives: più relazioni per lottare contro le povertà

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Si è svolto giovedì scorso, 14 novembre, il primo incontro del nuovo ciclo di lezioni di CIVES – Laboratorio di Formazione al Bene Comune.

Presso il Centro di Cultura “Raffaele Calabrìa” , don Virginio Colamegna (Presidente della fondazione “Casa della Carità” di Milano) e Angelo Moretti (Coordinatore della Caritas diocesana di Benevento) hanno discusso del tema “Siamo tutti più poveri”.

“Le povertà e l’impoverimento del ceto medio stanno diventando argomenti sempre più periferici – ha affermato Ettore Rossi (direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento) nell’introdurre l’incontro – L’impoverimento si è steso alla società nel suo complesso, con un regresso della qualità della vita.

Nel panorama dei dati allarmanti che abbiamo, non è assolutamente da sottovalutare quello del Tasso di povertà persistente, che ci pone al fianco della Grecia e indica che il numero delle persone più povere riesce con molta difficoltà ad uscire dalla propria condizione; il rischio è che nei territori si formino due città: una più piccola nella quale abitano i ricchi, e un’altra più grande, composta da coloro che non ce la fanno”.

“Con il servizio Caritas vediamo tutti i giorni le ripercussioni di questo impoverimento – ha esordito Moretti – che è anche esistenziale. Il problema è che nella società dell’opulenza, stentiamo a crederci. Personalmente non credo che esistano persone che non arrivano a tre pasti giornalieri per mancanza di disponibilità: il problema è la povertà relazionale”. Illustrando la situazione beneventana, con le sue circa duemila famiglie da sostenere, Moretti ha insistito su questa mancanza di una coesione sociale adeguata da offrire come risposta: “Siamo tutti poveri, ma soprattutto di relazioni, perché non esiste un’autentica relazione tra di noi; e siamo inoltre più poveri di spazi sociali. Questo fa sì che non ci sia una comunità che interagisca e intervenga in maniera coesa. La soluzione potrebbe venire, invece, da un vero investimento di idee che potrebbe da subito cominciare a proporre risposte concrete.”

Da questo intreccio di povertà materiale e relazionale è partito anche l’intervento di don Virginio, il quale ha indicato un modo diverso anche di pensare il problema delle povertà: “Spesso partiamo da un’idea assistenzialistica e non di condivisione. I poveri, invece, ci interrogano riguardo la nostra umanità: si tratte dell’asse portante delle nostre responsabilità.”

Raccontando la sua esperienza personale presso la Casa della Carità e il rapporto con il cardinale Martini, Don Virginio ha proposto dunque un punto di vista diverso, nella quale la relazione viene ad essere una componente imprescindibile: “ Come sosteneva Martini, la carità prende la giustizia e la spinge oltre, anche verso ciò che apparentemente non ha utilità sociale, o è addirittura impopolare.

La lotta alla povertà è lotta di condivisione: non è la ricchezza che attira i valori; dobbiamo, invece, sforzarci di recuperare le parole e i valore riguardo gli stili vita e anche una passione per la fraternità, sapendo che siamo tutti simili. Il bene comune è bene di fraternità.”

La proposta di Colamegna è dunque quella di una solidarietà equamente distributiva, che abbia un orizzonte più vasto: “Anche rispetto a questo sfibramento del tessuto sociale, dobbiamo ritrovare il valore della gratuità, anche in economia: non è vero che questa non è in grado di produrre beni sociali. Si tratta di una sfida molto grossa, è ovvio.

Ma anche rispetto a ciò, il volontariato non deve ridursi ad essere esclusivamente dovere, un servizio triste: all’opposto, è gioia di vivere, gusto di vivere. La lotta alla povertà la dobbiamo collocare proprio in questo orizzonte di senso.”

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