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CRONACA

‘IL dramma della casa e, prima, il dramma dell’uomo’

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“Il Mattino”, nell’edizione odierna – scrive in una nota Giuseppe De Lorenzo – , ancora una volta, ha evidenziato il problema del dramma casa a Benevento a seguito della triste vicenda verificatasi, giorni fa, al Rione Libertà ove, a seguito della morte di un inquilino dello Iacp in Via Silvio Pellico al civico 43, a poche ore di distanza dal decesso, l’alloggio, sia pur se in condizioni di degrado, da subito, è stato occupato da abusivi.

 

Nello specifico, non è mia intenzione, in questa sede, riproporre un tema ormai ampiamente escusso, ma soffermarmi, volutamente, sulla vicenda umana di chi, in precedenza, occupava l’immobile. Vincenzo “Beethoven”, così come il quotidiano in questione lo ha destritto, per anni, nella nostra città, a modo suo, è stato un personaggio conosciuto dai più. Molti, infatti, avranno memoria della sua barba lunga e dei suoi capelli incolti, un artista, in sostanza, che vagava per le strade cittadine allietando i passanti con le sue note.

 

Quella sera della settimana scorsa sono stati proprio i suoi vicini di casa ad allertare il 118. E così, Vincenzo “Beethoven”, soccorso, è stato trovato tra l’immondizia, con la sporcizia incrostata sul corpo, circondato da cumuli di rifiuti. Stava male, ma era cosciente.

 

Di qui, ha inizio l’ultimo suo viaggio, all’età di 57 anni, verso l’ospedale. Era un relitto umano per cui, purtroppo, come spesso accade, le cure diventano un optional. Ed ecco che, molto imprudentemente, addirittura gli si chiede l’ordinanza per il ricovero coatto in psichiatria. Vincenzo “Beethoven”, ormai rifiuto di quella stessa società da lui contestata per una vita, non può essere considerato un malato come tanti. Il destino, però, malgrado lo abbia portato a trascorrere gli ultimi minuti di vita tra psicotici e schizofrenici, gli è stato, comunque, benevolo.

 

Nel reparto di psichiatria ha trovato degli infermieri premurosi che lo hanno pulito ed un medico umano, il Dr. Paolo Cavalli, che, per una notte, ha lottato per strapparlo alla morte. Il paziente ha ringraziato e, malgrado stesse male, ha chiesto di avere una copia de “Il Mattino”, guarda caso, quello stesso giornale che oggi lo ha ricordato. Il destino è invero strano.

 

Alle cinque del mattino è squillato il telefono di casa mia. Il Dr. Cavalli, con voce provata, mi comunicava che lo sventurato era morto. Vincenzo “Beethoven”, forse, negli ultimi istanti di vita, ha trovato, malgrado tra le mura di un reparto psichiatrico, ove, per errore, era stato scaricato, il calore umano. Sicuramente, nel momento del distacco terreno, sarà stato accompagnato nell’ultimo viaggio dalle note della nona di Beethoven che, per una vita intera, aveva adorato.

 

Sulla mia scrivania, nell’attesa che gli organi preposti provvedano al ritiro, è rimasto il suo cellulare ed un libretto di risparmi di 6.400 euro, somma, quest’ultima, accumulata con l’elemosina dei suoi concittadini. Ecco, la storia di Vincenzo”Beethoven”, non invita a riflettere solo sul dramma casa,ma sulla maggiore attenzione che a questi personaggi deve essere riservata”.

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