Associazioni
Fiume Calore, Martino: “A morire non solo i pesci, con loro anche la dignità istituzionale”
Ascolta la lettura dell'articolo
È oramai palese che il problema non è solo la moria dei pesci ma anche quella della dignità istituzionale. Infastiditi si accusa la comunità di essere civicamente viva, attenta, vigile e monitorante, desiderosa solo di conoscere le ragioni della schiuma nel fiume Calore e dei miasmi che hanno attanagliato la vita di tante famiglie. È un fastidio avere una comunità viva, perché pretende risposte, esige verità e rivendica trasparenza”. A dirlo è Michele Martino,
Si confonde l’allarmismo con l’allarme dettato dalle coscienze, al quale non si può restare indifferenti. La verità è che non si ha il coraggio di guardare in faccia i cittadini quando si esigono risposte. Si preferisce nascondersi nel perimetro delle proprie competenze con un imbarazzante scarica barile.
Sarebbe bastato un Consiglio Comunale aperto, una richiesta di convocazione di un tavolo Prefettizio con tutti gli enti coinvolti. Sarebbe bastato unire le energie per il bene della comunità a cui si è chiamati a servire e non a servirsene.
IL così detto “popolo del ponte” nel mese di Agosto pose solo tre semplici domande:
Cosa è successo? Perché è successo? Cosa si stesse facendo per rimediare e quali soluzioni immaginare per il futuro? A queste domande nessuna risposta rispettosa e circoscritta.
Offendendo il costante lavoro dei comitati che in una torride estate hanno dato voce ai disagi di centinaia di persone.
Ma non finisce qui! Come se non bastasse, durante l’ultimo consiglio Comunale, il punto dedicato a queste tematiche è stato il tredicesimo, ossia l’ultimo.
Ciliegina sulla torta, l’abbandono dell’aula consiliare del Sindaco, sottraendosi alla discussione ed al confronto.
Questa è la cifra dell’attenzione data alle istanze dei cittadini. Ieri, come se nulla fosse stato, con una telefonata all’istituto zooprofilattico ci si vorrebbe assolvere dall’insensibilità istituzionale assunta in questi mesi.
Non è certamente questo lo stile amministrativo che merita la nostra Città. A tal punto da considerare la cittadinanza parte avversa solo perché pensante. Si registra da tempo la grande difficoltà politica nel considerare le persone come cittadini responsabili e non sudditi sottomessi.
Chi ha difficoltà a confrontarsi con la società civile, ha serie difficoltà con la democrazia. Nel frattempo l’aria nella nostra Città è diventata ulteriormente pesante ed irrespirabile e questa volta non a causa dei miasmi.
Bensì dalle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica, che stanno rivelando un altro inquinamento, altrettanto grave, che sta raggiungendo le falde della democrazia. Un inquinamento delle istituzioni senza precedenti.
E se a ciò aggiungiamo anche la questione di Sannio Acque il nervosismo a Palazzo Mosti raggiunge aliquote molto elevate. In questa cornice una comunità critica ed attenta viene considerata d’inciampo. Bisogna silenziarla perché capace di vagliare ciò che è giusto e ciò che non lo è. Tra ciò che è illecito e ciò che è lecito. Una comunità consapevole che ben distingue il diritto dal favore. Una comunità che crede nel cambiamento senza cedere alla rassegnazione.
Tutto ciò non danneggia la serenità e l’immagine della città come ci vogliono far credere. Al contrario, rafforza la conoscenza dalla quale si genera consapevolezza. Ed è questo di cui si ha paura. A danneggiare la città è il continuo mettere là polvere sotto il tappeto e non avere il coraggio di affrontare le questioni per quelle che sono. E forse non è solo questione di coraggio.
Ancor prima di accusare chi chiede verità, bisognerebbe avere almeno il buon senso di abbassare i toni e chiedere scusa alla comunità per le tante mancanze”, conclude Martino.




