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Centro di Salute Mentale, sospeso il sit-in: dopo la petizione arriva l’impegno per la riapertura provvisoria a Bucciano
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Per comprendere come si sia arrivati a questo risultato bisogna tornare indietro di qualche mese, ai giorni successivi alla chiusura del centro di Airola. Il silenzio istituzionale ha lasciato pazienti e famiglie senza un presidio fondamentale, generando disagi profondi e un diffuso senso di abbandono. Proprio in quel momento è nato un gruppo WhatsApp, creato per condividere informazioni, confrontarsi e sostenersi reciprocamente.
Quella che inizialmente era una semplice chat tra cittadini si è presto trasformata in qualcosa di più. L’incontro con il Comitato Salute e Ambiente e con la Rete Sociale, già attivi sul territorio, ha dato forza e organizzazione alla protesta. Dalla collaborazione tra i promotori del gruppo, il Comitato e la Rete è nata una strategia condivisa: utilizzare gli smartphone per coordinare le iniziative e promuovere una raccolta firme, sia cartacea che digitale.
La risposta della comunità è stata immediata. In pochissimo tempo sono state raccolte oltre 400 firme, dimostrando che la chiusura del CSM non rappresentava soltanto il problema di alcune famiglie, ma un’emergenza sentita dall’intera Valle Caudina.
La petizione è stata quindi depositata e indirizzata al sindaco, al prefetto e ai vertici dell’ASL. La pressione esercitata da questa rete di cittadini, sostenuta dal Comitato Salute e Ambiente e dalla Rete Sociale, ha contribuito a sollecitare la politica locale, che si è attivata con atti formali, tra cui la PEC inviata dal circolo PD, fino all’annuncio della soluzione provvisoria individuata a Bucciano.
Il sit-in previsto per venerdì è stato quindi sospeso, ma non annullato definitivamente. La rete di cittadini continua infatti a restare vigile e il gruppo WhatsApp rimane attivo per seguire passo dopo passo l’evolversi della vicenda. Come sottolineato nell’ultimo comunicato dei promotori, la fiducia accordata alle istituzioni ha un termine preciso: la fine di luglio.
Le famiglie coinvolte ricordano che cinque mesi di attesa hanno già comportato sacrifici e sofferenze troppo pesanti. Per questo motivo un ulteriore rinvio, dopo le rassicurazioni ricevute, sarebbe considerato inaccettabile. La comunità ha dimostrato di saper dialogare e costruire un confronto civile con le istituzioni, ma è pronta a tornare a mobilitarsi qualora gli impegni assunti non dovessero tradursi in fatti concreti.
Le rivoluzioni gentili, a volte, partono dallo schermo di uno smartphone. È quanto accaduto nella Valle Caudina, dove la mobilitazione per la riapertura del Centro di Salute Mentale (CSM), chiuso da ormai cinque mesi, ha dimostrato come la cittadinanza attiva possa trasformare l’indignazione in una proposta concreta e ascoltata dalle istituzioni.
Nelle ultime ore il Comitato Salute e Ambiente, la Rete Sociale e i promotori della petizione hanno annunciato la sospensione del sit-in di protesta previsto per venerdì 10 luglio presso la vecchia sede. Una decisione presa “in segno di fiducia” dopo le rassicurazioni formali giunte dal segretario del PD locale, Diego Ruggiero, a seguito di un confronto con la dirigente dell’ASL, Tiziana Spinosa. Secondo quanto comunicato, la sede provvisoria del CSM aprirà nei locali del Comune di Bucciano entro la fine di luglio.
Per comprendere come si sia arrivati a questo risultato bisogna tornare indietro di qualche mese, ai giorni successivi alla chiusura del centro di Airola. Il silenzio istituzionale ha lasciato pazienti e famiglie senza un presidio fondamentale, generando disagi profondi e un diffuso senso di abbandono. Proprio in quel momento è nato un gruppo WhatsApp, creato per condividere informazioni, confrontarsi e sostenersi reciprocamente.
Quella che inizialmente era una semplice chat tra cittadini si è presto trasformata in qualcosa di più. L’incontro con il Comitato Salute e Ambiente e con la Rete Sociale, già attivi sul territorio, ha dato forza e organizzazione alla protesta. Dalla collaborazione tra i promotori del gruppo, il Comitato e la Rete è nata una strategia condivisa: utilizzare gli smartphone per coordinare le iniziative e promuovere una raccolta firme, sia cartacea che digitale.
La risposta della comunità è stata immediata. In pochissimo tempo sono state raccolte oltre 400 firme, dimostrando che la chiusura del CSM non rappresentava soltanto il problema di alcune famiglie, ma un’emergenza sentita dall’intera Valle Caudina.
La petizione è stata quindi depositata e indirizzata al sindaco, al prefetto e ai vertici dell’ASL. La pressione esercitata da questa rete di cittadini, sostenuta dal Comitato Salute e Ambiente e dalla Rete Sociale, ha contribuito a sollecitare la politica locale, che si è attivata con atti formali, tra cui la PEC inviata dal circolo PD, fino all’annuncio della soluzione provvisoria individuata a Bucciano.
Il sit-in previsto per venerdì è stato quindi sospeso, ma non annullato definitivamente. La rete di cittadini continua infatti a restare vigile e il gruppo WhatsApp rimane attivo per seguire passo dopo passo l’evolversi della vicenda. Come sottolineato nell’ultimo comunicato dei promotori, la fiducia accordata alle istituzioni ha un termine preciso: la fine di luglio.
Le famiglie coinvolte ricordano che cinque mesi di attesa hanno già comportato sacrifici e sofferenze troppo pesanti. Per questo motivo un ulteriore rinvio, dopo le rassicurazioni ricevute, sarebbe considerato inaccettabile. La comunità ha dimostrato di saper dialogare e costruire un confronto civile con le istituzioni, ma è pronta a tornare a mobilitarsi qualora gli impegni assunti non dovessero tradursi in fatti concreti.




