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POLITICA

M5S, il GT Montesarchio-Valle Caudina si scioglie: “Completamente ignorati dai vertici, traditi i valori del Movimento”

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Il Gruppo Territoriale M5S Montesarchio-Valle Caudina ha comunicato ufficialmente, e «con grande amarezza», la fine del proprio percorso nel Movimento 5 Stelle. Una decisione che, secondo gli attivisti, non giunge come un fulmine a ciel sereno ma rappresenta il punto di arrivo di criticità denunciate da tempo, riguardanti la mancanza di una chiara linea politica per il territorio, le problematiche legate al Coordinamento Provinciale e Regionale e quella che viene definita una deriva «anti-attivisti» del Movimento nazionale.

Nel documento diffuso alla cittadinanza, il gruppo ricorda di essere stato duramente critico rispetto alle alleanze costruite in occasione delle ultime elezioni regionali. Gli attivisti sottolineano come fosse stata avanzata all’allora candidato Roberto Fico e al presidente Giuseppe Conte la richiesta di costruire un Campo Largo basato su un programma chiaro e condiviso quale vincolo di coalizione.

Secondo il Gruppo Territoriale, quel programma non è mai stato presentato se non in «pillole», lasciando spazio a interpretazioni successive. Come esempio viene citata la questione dell’acqua pubblica. «Per il Presidente Fico sembrerebbe valere per la Grande Adduzione Primaria (GAP) ma non per i Distretti Idrici provinciali, dove la gestione pubblica può essere sacrificata in nome di intoccabili interessi privati», si legge nella nota.

Il Gruppo Territoriale rivendica il proprio storico radicamento sul territorio della Valle Caudina. Gli attivisti ricordano di essere presenti fin dalla nascita del Movimento e richiamano il lavoro svolto dal 2012 in avanti, culminato con il risultato ottenuto alle elezioni amministrative di Montesarchio del 2018.

In quell’occasione la lista certificata del Movimento 5 Stelle, unica in Campania tra i comuni sotto i 15mila abitanti, ottenne il 20,49% dei consensi con 1.709 voti e l’elezione di tre consiglieri comunali.

Tra le iniziative rivendicate figurano la lotta alla ludopatia con l’approvazione del regolamento comunale, le attività sul randagismo, il finanziamento di due progetti per le scuole medie attraverso le restituzioni dei parlamentari, i fondi raccolti e donati alla Misericordia e il lavoro di controllo svolto dai consiglieri comunali di opposizione.

Nel documento viene espresso un giudizio molto severo sul percorso del Movimento in provincia di Benevento. Gli attivisti evidenziano come il Movimento sannita sia progressivamente scomparso dal dibattito pubblico, richiamando i risultati delle elezioni regionali del novembre 2025, quando il Movimento avrebbe registrato un calo di quasi il 40% rispetto a cinque anni prima.

Particolarmente duro il giudizio nei confronti del vecchio Coordinamento Provinciale, accusato di non aver mai preso posizione su questioni considerate centrali per il territorio, come la privatizzazione del servizio idrico, la situazione della sanità, la mobilità, la chiusura della Ferrovia Valle Caudina, il caso delle scuole Torre-Sala e lo scandalo Santamaria.

Critiche vengono rivolte anche al nuovo Coordinatore Provinciale, la cui nomina viene definita «calata dall’alto senza alcuna legittimazione della base e dei Gruppi Territoriali». Secondo gli attivisti, a oltre un mese dall’ufficializzazione dell’incarico, non sarebbe stato dato alcun segnale di cambiamento e non sarebbe stata ancora convocata una riunione provinciale, assente ormai da circa diciotto mesi.

Il Gruppo ricorda inoltre di aver autoconvocato un incontro provinciale lo scorso 30 gennaio, raccogliendo la partecipazione di numerosi attivisti e registrando un diffuso malcontento.

Uno dei passaggi centrali della nota riguarda il rapporto con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

Il Gruppo Territoriale afferma di aver chiesto più volte, a partire dal mese di novembre, un incontro in Valle Caudina per discutere delle principali problematiche del territorio. Un confronto che, secondo gli attivisti, era stato promesso pubblicamente dallo stesso Fico durante la campagna elettorale.

L’ultima richiesta, inoltrata il 5 maggio 2026 alla segreteria del presidente e alla sua mail istituzionale, proponeva un incontro in Valle Caudina oppure la possibilità di ricevere una delegazione presso la Regione Campania.

Tra i temi che il gruppo intendeva affrontare figuravano la sanità territoriale e i fondi PNRR, il pronto soccorso dell’AORN San Pio di Benevento e dell’ospedale Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Sant’Agata de’ Goti, la riapertura del Centro di Salute Mentale di Airola, la gestione del servizio idrico integrato nel Sannio e la linea ferroviaria Benevento-Napoli via Valle Caudina. «Da novembre ogni nostro invito è stato puntualmente ignorato», affermano gli attivisti.

Ampio spazio viene dedicato alla questione del Servizio Idrico Integrato nel Sannio, tema che il gruppo considera particolarmente delicato.

Gli attivisti spiegano di seguire da circa tre anni la vicenda relativa alla costituzione della società mista Sannio Acque Srl insieme ad AltraBenevento, Acqua Bene Comune e altre realtà associative.

Secondo il Gruppo Territoriale, la documentazione di gara presenterebbe gravi irregolarità, evidenziate anche dalla Corte dei Conti, riguardanti la non corretta allocazione del rischio, la mancata consultazione pubblica e soprattutto la mancanza di quello «stringente controllo pubblico» che dovrebbe caratterizzare la gestione del servizio.

Nel documento vengono richiamate anche le recenti dichiarazioni del sindaco Clemente Mastella e dell’assessora regionale all’Ambiente Fulvia Pecoraro sulla vicenda.

Per gli attivisti, la gestione pubblica del servizio idrico avrebbe dovuto rappresentare un punto non negoziabile nella costruzione delle alleanze regionali. «La gestione pubblica del servizio idrico avrebbe dovuto essere un punto non negoziabile alle elezioni regionali, invece è stato sacrificato in nome dell’alleanza con Mastella», si legge nella nota.

Il Gruppo sostiene inoltre che l’incontro richiesto a Roberto Fico avrebbe dovuto servire anche a dimostrare la possibilità di revocare la gara per l’individuazione del socio privato di Sannio Acque Srl.

Tra le ragioni dell’abbandono viene indicato anche il progressivo allontanamento del Movimento dai principi originari.

Gli attivisti denunciano la presenza di rappresentanti territoriali nominati senza il coinvolgimento della base, candidature decise senza il contributo dei Gruppi Territoriali e alleanze costruite senza un reale confronto con gli iscritti.

Particolarmente critico il giudizio espresso nei confronti di NOVA, definita una «farsa», e del ruolo attribuito agli attivisti, che secondo il documento verrebbero coinvolti soltanto per iniziative di carattere organizzativo o mediatico, senza partecipare alle decisioni più importanti.

«A noi la divisa da soldati sta un po’ stretta», scrivono gli attivisti, precisando che la critica non riguarda la necessità di costruire alleanze politiche ma l’assenza di dialogo, trasparenza e coinvolgimento della base.

Nella parte finale del documento il Gruppo Territoriale ringrazia tutti coloro che hanno condiviso il percorso degli ultimi anni e ripercorre alcune delle principali battaglie condotte sul territorio: dalla ferrovia Benevento-Napoli via Valle Caudina alla discarica Tre Ponti, dal cosiddetto «buco sulla Torre» alla gestione del servizio idrico integrato, fino alle iniziative sui fondi PNRR e alla raccolta firme per abolire il finanziamento pubblico ai giornali.

«È stato un bel cammino, sebbene con un finale amaro. Nessun rancore, solo delusione», scrivono gli attivisti. Nonostante l’uscita dal Movimento 5 Stelle, il Gruppo assicura che il proprio impegno civico proseguirà.

«La Politica è passione, partecipazione e confronto. Aspetti che non possono essere sviliti dalla mera appartenenza o dalla tifoseria da stadio per questo o quel leader. Il nostro impegno civico proseguirà e saremo ancora più combattivi di prima».

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