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CULTURA

Aversano ricorda il 5 marzo e il Navigium Isidis: ‘Quando il mare si riapriva al mondo’

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“Il 5 marzo, mentre l’inverno cedeva il passo ai primi sentori della primavera, le strade di città come Roma, Ostia, Benevento e Pompei si riempivano di suoni, profumi esotici e vesti candide. Era il giorno del Navigium Isidis, la festa dedicata alla dea Iside, “Signora del Mare” e protettrice dei naviganti”. A scriverlo in una nota è Marcellino Aversano, autore del libro ‘L’Iseo perduto di Benevento’.

“Nell’antichità, la navigazione non era un’attività per tutto l’anno. Durante l’inverno, il Mediterraneo era considerato mare clausum (mare chiuso) a causa delle tempeste proibitive. Il 5 marzo segnava ufficialmente la reapertio navigationis: la ripresa dei commerci e dei viaggi marittimi. Affidare questa ripartenza a Iside significava cercare la protezione della divinità che aveva dominato le acque per ritrovare lo sposo Osiride.

Grazie alle descrizioni dettagliate di autori come Apuleio (nelle sue Metamorfosi), possiamo ricostruire la magnificenza della processione: Il Corteo Mascherato: La festa iniziava con una folla in maschera: soldati, magistrati e persone travestite da animali o figure mitologiche. I Devoti e i Sacerdoti: Seguivano gli iniziati al culto, vestiti di lino bianco, con il capo raso. I sacerdoti portavano i simboli sacri: la lanterna d’oro, il sistro (uno strumento a percussione) e vasi contenenti l’acqua del Nilo. La Nave Sacra: Il culmine era il raggiungimento della riva del mare (o di un fiume). Qui veniva consacrata una nave costruita ad arte, decorata con geroglifici e vele di lino bianco.

“La nave non aveva né timone né corde d’ormeggio, ma era carica di spezie e offerte votive. Una volta purificata dal sommo sacerdote, veniva abbandonata alle correnti come omaggio alla dea.”

Nonostante le iniziali resistenze del Senato romano (che vedeva i culti egizi come “stranieri” e potenzialmente sovversivi), Iside – prosegue Aversano – divenne una delle divinità più amate. Il motivo era la sua natura universale: Iside era madre, sposa, maga e, appunto, guida sicura nelle tempeste della vita e del mare.

Il Navigium Isidis riusciva a unire tutti gli strati sociali: dal marinaio che temeva i naufragi al nobile che attendeva il grano dall’Egitto. Molti storici delle religioni notano come il Navigium Isidis abbia lasciato tracce profonde nella cultura mediterranea. La figura di Iside Pelagia (protettrice del mare), spesso raffigurata con un mantello blu e una barca, presenta analogie visive e simboliche con alcune iconografie della Vergine Maria, invocata ancora oggi in molte località costiere come “Stella del Mare”, conclude Aversano.

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