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Asili nido, Benevento seconda in Campania per costi. UIL: “Ridurre le diseguaglianze a livello nazionale”

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I servizi educativi per la prima infanzia rappresentano un pilastro fondamentale per lo sviluppo dei bambini, per il sostegno alle famiglie e per la partecipazione femminile al mercato del lavoro. In Italia, tuttavia, l’accesso agli asili nido comunali continua a essere caratterizzato da forti disuguaglianze territoriali, sia in termini di copertura dei posti sia di costi a carico delle famiglie. A lanciare l’allarme è uno studio realizzato dal Servizio Sociale della UIL che ha messo a confronto le rette mensili dei nidi (0-3 anni) applicate dai Comuni dei 107 capoluoghi di provincia

A Benevento, una famiglia con un ISEE di 15.000 euro paga per un figlio 220 euro di retta mensile, più 80 euro per la mensa, per un totale di 300 euro al mese. Per una famiglia con ISEE di 25.00 euro, la retta sale a 270 euro e la mensa a 89 euro, raggiungendo un totale di 359 euro mensili.

Per la prima fascia Benevento si colloca vicino alla media nazionale, pari 293 euro ( comprensivi di retta e mensa), mentre per la fascia di 25.000 euro è sotto la media (407 euro). 

Il confronto con gli altri capoluoghi della regione vede Benevento in seconda posizione. Prima Caserta con una retta per la fascia di 15.000 euro pari a 336 euro (250 euro per la retta e 86 euro di mensa); dopo Benevento seguono Salerno con 284 euro (218 per la retta e 66 euro di mensa), Avellino con 224 euro (133 euro di retta, 91 di mensa) e infine Napoli che applic un costo di 162 euro di retta più 60 di mensa per un totale di 222 euro mensili. 

Negli ultimi anni, le politiche nazionali non hanno colmato questi divari. Il Governo ha ridotto al 15% l’obiettivo di copertura dei posti negli asili nido nel Piano Strutturale di Bilancio, lontano sia dal target europeo del 45% sia dall’obiettivo nazionale del 33%. Anche il PNRR, che avrebbe potuto rappresentare una svolta, ha perso efficacia dopo la revisione del 2023: il target dei nuovi posti è stato ridotto da 264.480 a 150.480, con una riduzione delle risorse europee e uno spostamento dei finanziamenti su fondi nazionali. Questo ha causato ritardi nei bandi, incertezze progettuali e difficoltà nell’utilizzo delle risorse. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, anche nello scenario più favorevole mancheranno circa 500 posti, mentre nel peggiore il deficit potrebbe superare i 26.000.

Se da un lato il PNRR riduce i divari tra Regioni, dall’altro li accentua all’interno delle stesse. La disuguaglianza interna regionale nella copertura dei servizi è passata dal 96,2% nel 2021 al 98,6%, con interventi concentrati soprattutto nei grandi centri urbani. L’88,6% dei Comuni sopra i 100.000 abitanti ha beneficiato di almeno un progetto, mentre il 97% dei Comuni sotto i 500 abitanti resta privo di asili nido. Così, migliora la media nazionale, ma peggiora l’equità territoriale.

Come sottolinea il segretario confederale UIL Santo Biondo, i nidi, pur essendo formalmente parte del sistema educativo nazionale, continuano a essere trattati come servizi a domanda individuale, con accesso frammentato e diseguale. Per superare questa impostazione, è necessario garantire fondi strutturali stabili, attuare pienamente i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) e riconoscere i nidi come vere infrastrutture sociali, al pari di scuola, sanità e trasporti. L’assenza o l’insufficienza dei servizi per la prima infanzia ha un costo sociale elevato: alimenta la povertà educativa, riduce l’occupazione femminile, amplia le disuguaglianze e contribuisce al declino demografico, soprattutto nelle aree interne come il Sannio.

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