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POLITICA

Gli ultimi sondaggi e la nuova Margherita di Mastella: torna quasi tutto. Quasi

In termini complessivi, facendo la somma algebrica delle percentuali delle forze politiche riconducibili allo stesso campo, scopriamo che il centrodestra si attesterebbe attorno al 44% e il centrosinistra, senza Renzi e Calenda, al 41%. La quarta gamba centrista è ciò che serve al campo largo per farsi alternativa, ma è una gamba che cammina sul pensiero di Don Milani e De Mita, non certo sul trasformismo e sul familismo

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La scorsa settimana sono stati pubblicati gli ultimi sondaggi prima del voto per le europee. Tutti restituiscono percentuali sostanzialmente omogenee. Prendendo a riferimento Swg, Fratelli d’Italia si conferma primo partito al 27%, il Pd secondo al 21%, il Movimento Cinquestelle terzo al 15,7%. Incerto, invece, il quarto posto, conteso tra Forza Italia, stimata all’8,4%, e la Lega in caduta libera (8,3%). I cosiddetti cespugli, invece, sgomitano per il fatidico 4%: Azione, Stati Uniti d’Europa Azione e Verdi e Sinistra dovrebbero superare la soglia di sbarramento anche se di pochissimo. Al di sotto del 4% Santoro, “Pace Terra e Dignità”, e il listone “Libertà” di Cateno De Luca.

In termini complessivi, facendo la somma algebrica delle percentuali delle forze politiche riconducibili allo stesso campo, scopriamo che il centrodestra si attesterebbe attorno al 44% e il centrosinistra, senza Renzi e Calenda, al 41%. Ed è questo il dato che più c’interessa, un dato che è emerso nel giorno in cui Matteo Renzi è venuto a Benevento per sostenere la candidatura di Sandra Lonardo.

E’ tornato il riferimento alla Margherita, per provare a delineare le prospettive del nuovo centro che ha in testa e che troverebbe negli Stati Uniti d’Europa la sua naturale genesi. Posto che leggere la politica con l’algebra è sempre sbagliato, perché la credibilità di una coalizione agli occhi dell’elettorato si alimenta di parole d’ordine, di una leadership forte e inclusiva, di una visione e di una proposta di governo, Mastella ha perfettamente ragione quando afferma che il centrosinistra ha sempre vinto quando ha potuto contare su di una gamba centrista, capace di allargare il perimetro della rappresentanza sino ad includere l’universo popolare e moderato.

Il punto, però, è che la Margherita era un partito serio, nato dalla scelta coraggiosa e consapevole di una classe dirigente che vantava dei veri giganti della storia politica nazionale, era il partito dei basisti orfani della Dc, dei democristiani di Sinistra, era un partito che non giocava a capitalizzare la propria utilità marginale perché nato da una scelta di campo netta, perché organico al campo progressista. Dunque non c’è dubbio che esiste uno spazio politico tutt’altro che marginale da occupare per restituire al campo largo la sua quarta gamba centrista, ma è altrettanto evidente che quella gamba, per essere credibile, va costruita attorno ad una linea politica chiara, che non lascia margini a tatticismi o a ripensamenti.

La nuova Margherita può nascere solo sul presupposto sul quale nacque la prima: il popolarismo non può mai andare a destra, ammoniva Ciriaco De Mita ad un giovane Franceschini sotto lo sguardo di Zaccagnini. Ed è quello il principio irrinunciabile, perché non c’è nulla di più distante dai principi della dottrina sociale della Chiesa del darwinismo sociale ed economico, perché esiste la persona e non l’individuo, perché Don Milani ci ha insegnato che non esiste cosa più ingiusta del fare parti uguali tra disuguali, perché il Vangelo ci dice che è dovere dell’uomo accogliere il diverso, perché nessuno deve restare indietro, nessuno deve essere escluso, nessuno merita di essere povero, emarginato.

È dunque nel coraggio di recuperare quella prospettiva, di riscoprire quelle parole d’ordine, che la nuova Margherita potrà prendere forma, non certo nel trasversalismo, nei personalismi, men che meno nel familismo.

I sondaggi sono fatti per essere smentiti ma volendo riconoscere credibilità ai numeri sopra elencati dobbiamo ritenere che Elly Schlein uscirà rafforzata dalle urne e si aprirà una nuova fase nell’ambito del campo largo. Definiti i rapporti di forza, esclusa ogni possibilità, per i Cinque Stelle, di mettere in discussione il ruolo guida dei democratici, si aprirà finalmente il cantiere dell’alternativa ad un centrodestra di governo che, invece, avrà non pochi problemi di tenuta in ragione del tonfo della Lega di Salvini. Il capitano rischia seriamente di perdere il partito, nel Nord profondo si lavora già da mesi alla successione, ed è chiaro che la rigenerazione del partito avverrà in chiave identitaria, rispolverando le parole d’ordine smarrite.

Su Autonomia differenziata e premierato si consumerà lo scontro interno alla coalizione di governo con conseguenze del tutto imprevedibili. In tale contesto si determineranno le condizioni migliori per un nuovo cantiere di centro con lo sguardo rivolto a sinistra, per immaginare una nuova Margherita. Ma servono pensiero e coraggio, più che clientele e gestione.

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