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POLITICA

“Molisannio”: una provocazione politica o una seria ipotesi di lavoro?

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Ritorna il tema della regione “Molisannio”, un’idea che risale addirittura agli albori dell’unità d’Italia e che oggi ha ripreso nuovo vigore grazie alle ire dell’on De Girolamo a seguito della esclusione di un rappresentante sannita dalla nuova Giunta Regionale, presieduta da Stefano Caldoro. Sull’argomento cominciano a delinearsi le posizioni dei rappresentanti politici, e se l’on. Boffa del PD definisce l’iniziativa “Un’idea stravagante” dovuta ai “Dissidi interni al PdL in Campania”, l’on. Gennaro Malgieri del PdL se ne dichiara “Entusiasta”, mentre , l’on Nicola Formichella, sempre del PdL, la definisce “Un’idea antica, buona ma difficilmente attuabile”.
Intanto sembra che l’idea vada avanti. Dal Molise, Sabrina De Camillis, parlamentare del PdL, dichiara di averne parlato con la De Girolamo e si dice convinta che bisogna “Avere il coraggio di ripensare i confini della regione Molise”. Stessa posizione è stata espressa dal senatore Giuseppe Astore, eletto nelle liste dell’Italia dei Valori ed ora componente del gruppo misto. La sponda molisana, pensa comunque ad un allargamento che non si fermi al solo Sannio ma guardi anche a realtà di altre province limitrofe.
I due esponenti della politica molisana però intravedono un limite dettato dal fatto che l’iniziativa rilanciata dalla De Girolamo non parte da ragioni profonde ma bensì si è scatenata a seguito di dissidi interni al centrodestra campano.
I dubbi espressi prendono corpo se si considerano le dichiarazioni della De Girolamo, rese il giorno 18 maggio quando ha affermato: “Sono sommersa di mail, telefonate e proteste; tutti mi chiedono di promuovere il referendum, se non si trova una soluzione politica il Sannio è pronto ad andarsene, anche perchè, il presidente Caldoro e il coordinatore regionale Cosentino avevano promesso che per noi ci sarebbe stato maggiore protagonismo in Regione ma alla fine ci hanno tenuto fuori”.
Intanto va segnalata l’apertura del governatore Caldoro ad un possibile ampliamento della giunta che vedrebbe i suoi membri passare da 12 a 14, un miglioramento della squadra di governo o un’escamotage per fronteggiare le fronde interne alla maggioranza che si sono delineate al varo dell’esecutivo regionale? Italo Bocchino, uomo di punta del presidente Fini all’interno del PdL, esprime con forza la sua contrarietà a qualsiasi aumento delle poltrone che sarebbe in netta contraddizione con quanto il centrodestra è stato chiamato a fare da parte dell’elettorato campano. Per Bocchino, prima di aumentare il numero degli assessori, sarebbe giusto liquidare le troppe società miste, fonti di sprechi e ruberie.

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