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Salute

Vertici Asl e Salute Mentale, la “Rete Sociale” chiede l’intervento degli organi di controllo

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“Per tutte le malattie esistono precisi protocolli di diagnosi e cura, che nessun medico si sentirebbe di violare senza temere di essere denunciato. Nel campo della malattia mentale, invece, prevale spesso l’arbitrio e la violazione di linee di indirizzo e protocolli terapeutici che calpestano il diritto fondamentale di ogni malato ad una cura efficace. Da più di 15 anni, infatti, esistono leggi che regolano in maniera trasparente ed efficiente il recupero e il reinserimento sociale di persone con disagio psichico: a Benevento, però, questi metodi non riescono a decollare, nonostante la disponibilità di molti operatori. Perché? Per incompetenza, menefreghismo o altri interessi?”.

Questi gli interrogativi rivolti dalla “Rete Sociale” agli organi di controllo di Ministero, Regione, Magistratura e Corte dei Conti affinchè valutino le responsabilità dei vertici della Salute Mentale di Benevento e dell’Asl nell’ “organizzazione” del servizio psichiatrico: dichiarandosi disponibile a fornire documenti e testimonianze per dimostrare che tale “organizzazione” continua a consentire la violazione di diritti e lo spreco di denaro pubblico.

“Ma per capire che cosa si nasconde dietro l’ultimo pretesto “organizzativo” che oggi impedisce il ripristino della legalità, bisogna fare un passo indietro – si legge nel comunicato dell’”Associazione di familiari dei sofferenti psichici” – A dicembre 2013 viene istituito nella Asl il Tavolo di Lavoro per applicare i “Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali” (PTRI) voluti dal decreto regionale n.16 perché sono la metodologia “più appropriata” per riabilitare persone con disagio psichico e fisico sottraendoli al “giro” di strutture dove rimangono “parcheggiati” per anni senza un progetto riabilitativo, a costi altissimi.

Così emerge dal Tavolo di Lavoro istituzionale – cui partecipa anche la nostra associazione – la necessità di ripristinare la legalità delle procedure e la trasparenza della spesa: ostacolo che oggi si profila insormontabile per le inadempienze dei vertici del Dsm e della Asl che, a parole, favoriscono i Progetti Individuali, ma con comportamenti omissivi e approvazione di atti che vanno in senso opposto, di fatto li ostacolano. Ultimo ostacolo: la liquidazione delle prestazioni alle cooperative che da mesi stanno curando decine di pazienti con la metodologia dei Progetti Individuali.

Tutto il lavoro fatto finora, infatti, si è arenato per un motivo organizzativo apparentemente banale: il mancato distacco presso il Coordinamento Sociosanitario di un paio di dipendenti dell’Asl per qualche ora settimanale, onde completare l’iter per liquidare le prestazioni come già garantito dai direttori generale e amministrativo della Asl nella riunione del Tavolo di Lavoro del 1 ottobre 2014.

Questa inadempienza a 5 mesi di distanza e a poche settimane dalla scadenza del 31 marzo 2015 – che coincide con la chiusura degli OPG e l’entrata in vigore delle norme sulla trasparenza e sulla fatturazione elettronica – renderà ancora più difficile liquidare tali prestazioni senza il personale necessario, rischiando di gettare nel panico decine di pazienti e familiari e di mettere in crisi cooperative che da mesi lavorano senza ancora aver ricevuto un euro.

Un’inadempienza organizzativa che oggi appare “pretestuosa” e profila “comportamenti omissivi” sia perché i vertici aziendali non hanno provveduto ad organizzare il servizio pur avendo tutto il tempo e la disponibilità per farlo; sia perché contrasta con la “sollecitudine” con cui sono state avviate altre delibere e determine che sollevano pesanti dubbi sull’appropriatezza della spesa; sia perché contrasta con criteri e procedure ritenuti “ottimali” per legge e in grado di produrre risultati che parlano da soli: l’intera Regione Friuli Venezia Giulia che ha 6 Asl e 6 Dipartimenti di Salute Mentale, fornisce un servizio psichiatrico divenuto modello di riferimento in Europa al costo complessivo di 3,500 milioni di euro all’anno; solo l’Asl e il Dsm di Benevento e Provincia, spendono oltre 5 milioni di euro per fornire un “Servizio psichiatrico” caratterizzato dal massiccio ricorso a strutture convenzionate spesso prive dei requisiti di legge o gestite da “gruppi” sui quali indaga la magistratura; caratterizzato dalla violazione al diritto di scegliere il proprio medico; a non essere spostato da un luogo all’altro come un pacco, senza adeguate motivazioni terapeutiche; a non finire per anni in pseudo “case famiglia” e “case di cura” con l’etichetta di “malato cronico”; a non essere vittima di comportamenti che violano la libertà dei cittadini e il diritto delle associazioni a difenderli.

Violazioni, insomma, che calpestano il diritto ad una cura efficace, ormai inaccettabile: perché è intollerabile applicare metodi di cura che sacrificano la qualità di vite umane, quando esistono metodi, scientificamente riconosciuti ed economicamente sostenibili, che potrebbero salvarle.

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