POLITICA
Se Mastella sceglie Mangiafuoco
La politica è tutto ciò che accade tra un’elezione e un’altra e se Mastella ha tutto il diritto di fare ogni cosa per provare a vincere le prossime amministrative ma non ha il diritto di condannare Benevento al declino...
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Centrodestra e centrosinistra, a Benevento, non esistono. Prova ne è l’assoluta incapacità di assumere la benché minima iniziativa per parlare ad una città sgomenta, spaesata e ragionevolmente disgustata da quanto sinora emerso dall’inchiesta giudiziaria che ha travolto Palazzo Mosti. Se il centrodestra persevera nel mutismo, resta profondamente diviso e privo di una strategia, dall’altra parte non si va oltre il tintinnio delle manette.
In tale quadro Clemente Mastella gioca facile. E farà di tutto, fin tanto che sarà nelle condizioni di farlo, per vincere le prossime elezioni amministrative, vestendo i panni della vittima, ricercando l’isolamento, capitalizzando la debolezza estrema dei suoi avversari, mettendo in campo tutto il potere di cui ancora dispone, la sua rete di relazioni, il suo brand. Ad occhio e croce, fermo restando l’attuale contesto, ha ottime possibilità di centrare l’obiettivo.
Ma la politica, si sa, è tutto ciò che accade tra un’elezione e un’altra e se Mastella ha tutto il diritto di fare ogni cosa per provare a vincere le prossime amministrative non ha il diritto di condannare Benevento al declino. Oggi il sindaco avrebbe il dovere morale, prima ancora che politico, di indicare una strada funzionale ad una città che ha bisogno di nuovi protagonismi, di nuove parole, di dinamismo e avvenire. Ma persino a prescindere dalla propria volontà non ci pare nelle condizioni di indicare quest’orizzonte perché non dispone di una classe dirigente, non ha risorse e cervelli spendibili, generali o colonnelli in grado di farsi carico con autorevolezza e credibilità della promessa di un tempo nuovo.
E visto che le guerre si combattono e si vincono con i soldati di cui si dispone tutto suggerisce che Mastella giocherà l’ultima partita sul terreno della conservazione, posto che i suoi avversari non sono nelle condizioni di sfidarlo sul terreno del rinnovamento. Sceglierà la via più facile e logica per blindare la vittoria. Avrà bisogno di un candidato forte, in grado di mettere a tacere le tante ambizioni di chi lo circonda, un candidato in grado di camminare da solo, di saldare interessi. Tutti gli indizi portano a Mangiafuoco.
Una scelta che risulterebbe perdente laddove esistesse un’alternativa credibile, laddove emergesse una prospettiva nuova, una proposta di governo, di centrodestra o di centrosinistra, sostenuta dal protagonismo di nuove energie, libere dal peso del passato, costruita su di una piattaforma programmatica audace, ambiziosa e funzionale all’interesse della comunità. Ma come detto quest’alternativa non c’è e molto difficilmente emergerà.
Ma che vittoria sarebbe per Mastella? Una vittoria infame, meschina. Nemmeno funzionale ai suoi stessi interessi, posto che il giorno dopo tutto verrebbe giù. Una volta arrivato a Palazzo Mosti Mangiafuoco vorrà fare il sindaco e non certo per procura. E se ‘o tect e damme campav cient’anni la riconoscenza è sempre il sentimento del giorno prima.
Ma sarebbe una vittoria infame e meschina perché condannerebbe la città ad una lunga ed inesorabile agonia. Vorrebbe dire vincere sulla pelle della città, precludere a Benevento la possibilità di proiettarsi in un tempo nuovo, il solo tempo nel quale il capoluogo può pensare di recuperare una prospettiva. Benevento ha bisogno di nuove energie, di immaginarsi in un avvenire da costruire, di un conflitto vero ma giocato sulle idee e non sui personalismi, ha bisogno di ripensarsi in un futuro che vada ben al di là di questo tempo sospeso. Non ha bisogno di quiete, ma di una scossa.




